Opra Mediterranea : Italia

Come nasce Opra Mediterranea?(Mattia) Il gruppo si è formato a Empoli durante le vacanze di natal ... Come nasce Opra Mediterranea?(Mattia) Il gruppo si è formato a Empoli durante le vacanze di natale del 2007. Eravamo un ... thumbnail 1 summary

Opra MediterraneaItalia

Opra Mediterranea - Italia

Pubblicato il 18/12/2019 da lorenzobecciani

Come nasce Opra Mediterranea?
(Mattia) Il gruppo si è formato a Empoli durante le vacanze di natale del 2007. Eravamo un gruppo allargato di amici, molti dei quali musicisti. Si trattò inizialmente di un gruppo pensato a tavolino: avevo già militato in band di stampo hard rock ma sentivo di dover creare un gruppo più adatto al mio tipo di voce. Mi frullava in testa l’idea di mettere insieme i migliori musicisti della zona: pensai a Manuele per la batteria e poi misi degli annunci nelle scuole. Risposero Michael e un bassista che ci abbandonò qualche anno dopo, mentre per avere Federico Ferrara ho dovuto adottare la tattica del corteggiamento, perché avevo già sentito parlare molto bene di lui.

La scelta di cantare in italiano è venuta naturale oppure è stata meditata?
(Michael) Il gruppo è nato con il nome di The Phoenix, l’influenza del rock inglese era ancora troppo forte. I primi brani, scritti fino al 2009 riflettevano quell’approccio anche nella lingua. Col tempo scoprivamo cose nuove tra cui il progressive italiano degli anni ‘70. Ci furono lunghe discussioni in quell’anno, sentivamo di dover cambiare lingua e nome. Una sera di primavera del 2010, prima di un concerto, cambiammo la scaletta coi nuovi pezzi in italiano e annunciammo la nascita degli Opra Mediterranea.

Com’è il vostro approccio compositivo? Scrivere separati e poi vi ritrovate insieme per provare i brani?
(Federico) Non abbiamo mai avuto un metodo univoco. Talvolta ci mettiamo ad arrangiare canzoni nate da demo casalinghe, ma possiamo anche comporre partendo da un testo, cercando di coglierne le sfumature. A volte ci piacerebbe avere un metodo rodato e adottarlo per il nostro lavoro, ma ogni brano entra in sala con una storia a sé.

Possiamo individuare un brano chiave di ‘Isole’ o comunque un brano che, una volta completato, ha guidato il resto del processo?
(Michael) ‘Isole’ è senza dubbio il brano simbolo del disco, ma se devo pensare al pezzo chiave ti dico ‘Lettera’. È stata la nostra prima composizione con chiari spunti prog, e anche l’unica sopravvissuta tra le prime cose che abbiamo scritto.

C’è un concept preciso dietro all’album? Le Isole di cui parlate sono il riflesso di esperienze personali?
(Manuele) Le isole sono dimensioni allegoriche delle persone. C’è una tendenza all’isolamento e alla solitudine emotiva nel mondo di oggi che mi ricordava la vista di un arcipelago silenzioso. Isole che non si toccano, separate dal mare. Poi riflettendo mi dico: “Aspetta ma il mare si attraversa, l’uomo non fa altro da migliaia di anni” e abbiamo cominciato a riflettere sul continuo gioco di avvicinamento e lontananza tra esseri umani. La componente personale e autobiografica è stata molto importante, il sentimento di alienazione di ‘Marionetta’, il vuoto emotivo di ‘Isole’, l’incomunicabilità di ‘Numeri primi’; sono situazioni comuni alle persone, le viviamo tutti. Forse per questo molte persone ci si rivedono.

Dove avete registrato l’album? Che tipologia di sound desideravate ottenere?
(Federico) Il disco è stato registrato a due passi da casa, La Fucina gestita da Giacomo Salani, un vero drago del mestiere. Ci siamo concentrati su un tipo di sound che fosse vicino a quelle del live, che ci contenesse tutti e cinque allo stesso modo, ma in cui lo spazio di ogni strumento fosse chiaro e distinguibile.

Tutti gli appassionati di prog sono amanti dei dettagli. Volete svelarci la strumentazione che avete utilizzato in studio?
(Michael) Ho gestito quasi tutto il mio carico di lavoro interfacciando la mia Nord Stage, ho scelto di non utilizzare il midi per il disco, mentre ci sono stati fondamentali per la pre-produzione. Le mie parti soliste sono suonate con un mini Moog Voyager, che contribuisce a dare quel tocca davvero prog al tutto. Federico ha utilizzato una Gibson 335 e una PRS Santana, mentre per le acustiche e le 12 corde ha usato strumenti di liuteria Hobo guitars. Manuele è fedele da anni al binomio Mapex (possiede una Orion) e Ufip, di cui preferisce non possedere una serie completa ma avere tanti suoni di piatti diversi. Oltre alla batteria ha arricchito le tracce con dei piccoli interventi di percussioni: cajon, darbouka marocchino, shaker e tamburelli. Sempre in fase di chiusura registrazioni abbiamo avuto la fortuna di aggiungere i contributi di Francesca Della Vecchia, i cui cori hanno davvero svoltato il disco (‘Lettera’, ‘Numeri Primi’, ‘Isole’) e “Tempo reale”, che è un centro di musica d’avanguardia di Firenze (sono gli allievi di Luciano Berio), loro è l’intermezzo elettroacustico in mezzo alla title track.

Che ruolo ha svolto Claudio Fabi? Come lo avete conosciuto?
(Mattia) Conoscevamo e ammiravamo il lavoro di Claudio da sempre, in quanto appassionati di progressive e fan della Premiata Forneria Marconi. In un certo senso, Claudio Fabi aveva prodotto i nostri dischi preferiti. Quando abbiamo saputo che viveva e operava a Firenze con il Campus della Musica, abbiamo subito proposto il nostro progetto. Per due anni abbiamo lavorato insieme alla forma e all’arrangiamento dei pezzi finché non siamo entrati in studio, dove il Campus ha appunto curato, nelle vesti di Claudio, la produzione musicale.

Vi piace il termine new prog? Lo sentite vicino alla vostra proposta?
(Manuele) Ci piace, è un ottimo modo per non sentirci parte di un revival, siamo nuovi perché abbiamo elaborato un’esperienza di altri, che viene da lontano, ma non stiamo qui a fare il verso a nessuno. Allo stesso tempo, permettimi di fare questa piccola riflessione: l’artista giovane tende sempre a fuggire dai generi e dalle classificazioni, senza capire che darsi un’etichetta può essere fondamentale. È un questione di amor proprio per te stesso che capisci cosa stai facendo, e ti aiuta a capire a chi ti stai rivolgendo. Per dirlo con una battuta, nei motori di ricerca la musica digitale viene classificata per genere, e rischiamo di ritrovarci tutti sotto il tag “other”!

Tra ‘Lettera’ e ‘Numeri Primi’ qual è la vera dimensione degli Opra Mediterranea? In quale direzione vi muoverete in futuro?
(Federico) Credo che ci muoveremo sempre più verso l’elaborazione di un personale approccio di new prog. Però ora come ora la priorità è dire la nostra dal vivo. Vogliamo chiudere il ciclo di questo disco e assorbire nuove influenze da ciò che ci sta intorno. Al momento abbiamo due o tre progetti nel cassetto, stiamo valutando tempi e risorse per rimetterci in moto.

Opra Mediterranea
From: Italia

Discografia

Isole - 2019