DANCITY FESTIVAL :

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DANCITY FESTIVAL

DANCITY FESTIVAL

Quante volte vi siete chiesti quale senso abbia veramente la musica? Soprattutto quante volte avete trovato risposta a tale quesito? In un periodo storico in cui il disco ha quasi totalmente smarrito valore nella sua fisicità succede sempre più spesso di angosciarsi alla ricerca di qualcosa che non si percepisce più come reale. I media, il mercato, la distribuzione e l'incapacità delle etichette. Queste sono le cause principali di una dispersione dello strumento “musica” e di conseguenza della perdita di significato di quel fascino che ha sempre caratterizzato il “mestiere” del musicista. Un festival come il Dancity – i volontari che lo organizzano hanno deciso di chiamarlo “Labour Of Love” - non può risolvere il problema ma sicuramente aiuta a sentirsi meglio. Elettronica, arti digitali, sperimentazione e confronto sono gli elementi su cui si fonda da diversi anni una manifestazione che è riuscita a portare nel nostro paese alcuni tra gli artisti più interessanti del panorama elettronico internazionale. Il centro focale è Foligno. La splendida corte di Palazzo Trinci, gli affreschi dell'auditorium di San Domenico e il Serendipity sono le tre location che hanno ospitato un'altra edizione entusiasmante. La prima giornata ha visto come protagonisti artisti del calibro di Vladislav Delay, Holy Other, Morphosis, Monolake, Deetron e Cinematic Orchestra e forse solo questi ultimi hanno deluso per l'eccessivo manierismo della loro proposta. Troppo poco coraggio in un contesto nel quale si è continuamente respirato il desiderio di abbattere nuove barriere. Il difficile compito di inaugurare il festival è spettato a Quiet Ensemble, indagatori del rapporto tra immagine e suono che rispondono ai nomi di Fabio Di Salvo e Bernardo Vercelli, e Blissters, progetto italo-francese dalle tinte cosmiche. A seguire Sapu Ripatti – conosciuto a seconda del momento come Uusitalo, Luomo o Vladislav Delay – ha deliziato la platea insieme a Giovanni Guidi, straordinario improvvisatore del pianoforte nato proprio nella ridente cittadina umbra. Dal loro connubio è nato qualcosa di veramente stupefacente, in bilico tra delirio classico, dub, industrial e free jazz. Sapevamo già dello spessore del musicista finlandese ma anche nell'occasione – pur lasciando guidare il collega – abbiamo avuto la conferma che le collaborazioni con Alva Noto e Massive Attack oppure dischi come 'Vantaa' non sono il risultato della casualità. Nanokey, oscillatore, campionatore e mixer da una parte. Due mani leggiadre, un mazzo di chiavi per torturare le corde del pianoforte e tanto estro dall'altra. A chiudere l'intenso pomeriggio ci ha pensato Kateryna Zavoloka, artista ucraina a cui dobbiamo i mirabili artwork della Kvitnu e una ricerca pressante tra distorsioni techno ambient e tradizione folk. La sua proposta avrebbe avuto bisogno di luci basse e immagini in sottofondo ma la risposta del pubblico non si è fatta in ogni caso attendere. Un rapido trasferimento al gremito auditorium dove gli autori di 'Motion' hanno rappresentato un consistente preludio al dj set di Robert Henke coadiuvato da Tarrik Barri. Dopo le divagazioni spaziali e numeriche del professore tedesco il festival ha potuto godere della sua dimensione più danzereccia con un Serendipity colmo di ragazzi spinti dalla voglia di ballare e dalla curiosità di conoscere nuove sonorità. Il momento più caldo della serata è stato quando Morphosis outdoor e il misterioso Holy Other indoor hanno letteralmente fatto esplodere il locale puntando il primo su una techno adulta piena di inventiva e il secondo su un post dubstep davvero letale. Le note corrosive di 'Yr Love' e 'Touch' si sono propagate per l'intera notte nella mente dei presenti e anche la mattina dopo al risveglio la perversione dell'inglese continuava ad ossessionare. Non voglio pensare a cosa potrebbe succedere dopo la pubblicazione del full lenght di esordio che avverrà a breve. Panoram e Maria Minerva hanno aperto le danze mentre Deetron e Ital hanno costretto i presenti a fare le ore piccole ma quello che si è visto e sentito in quell'ora scarsa tra le due e le tre del mattino rimarrà per molti anni nella memoria di tante persone.  Poche ore di sonno, una doccia ed eccoci pronti per una seconda giornata del Festival decisamente variegata. Dopo un'altra esibizione di Morphosis incentrata sul suono di synth e distorsori i Versatile Noise Troopers hanno catalizzato l'attenzione di tanti giovani fondendo l'esperienza di Gilbert Cohen e Etienne Jaumet con la fantasia di I:Cube e Joakim. Quattro synth analogici a confronto, linee melodiche sognanti e legate dalla passione per il cinema che improvvisamente si trasformavano in muraglie sonore impossibili da scalfire. Una serie di crescendo intriganti che purtroppo è stata il preludio dello scialbo set di un LTJ X-perience. Tutta un'altra storia all'auditorium dove il navigato performer Pierre Bastien ha offerto un'altra dimostrazione della sua bravura giocando con strutture meccaniche, suoni e forme. Un artista capace di cancellare il mondo attorno e farti tornare indietro nel tempo con l'ausilio di una tromba modificata e qualche sample in loop. Un rapido cambio palco e il Dancity ha aperto le porte ad un personaggio che potrebbe veramente cambiare il corso degli eventi nel prossimo futuro. Nicolas Jaar ha dato fondo a tutto il suo talento lasciando i brividi anche a coloro lo conoscevano. Un disco come 'Space Is Only Noise' in fondo parla da solo e ci sarebbe poco da aggiungere se non che le quattordici tinte fornite nell'occasione sono indispensabili per ultimare i contorni di un'elettronica moderna stanca di contorcersi sulle proprie membra. La figura del dj sta mutando di nuovo e il cileno ricorda tanto quelle menti superiori che corruppero la rigidità del “sistema dancefloor” verso la fine degli anni novanta. Molteplici le influenze che animano la sua arte e mentre il remix di 'Russian Dolls' a cura di Ryan Crosson gira ancora nella testa la notte del Serendipity batte i primi colpi creando i presupposti giusti all'esibizione di un Trevor Jackson che ha già conosciuto la popolarità ed è stato messo in condizione di recitare il ruolo di padrone della casa prima che le luci si abbassino sul serio. Durante il pomeriggio l'organizzazione aveva allestito una mostra in suo onore e, se desiderate tracciare un percorso a ritroso di quello che ha rappresentato l'elettronica alternativa in questi ultimi venti anni, partire da 'Metal Dance' e tornare indietro attraverso la sua discografia rappresenterà un sommo piacere. Eccellente la reazione del locale al set proposto da Stellar OM Source animata da un'inconsueta vena ludica e capace di fondere la passione per la scena di Detroit con retaggi psichedelici. Utilizzando un linguaggio simile Jimmy Edgar ha saputo fare meglio di Gilb'r vs I:Cube e di un Agoria che ha comunque ottenuto una buona risposta. Alla resa dei conti una settima edizione di grande successo con oltre tremila presenze e riconoscimento ovunque per la capacità di trasportare musicisti di caratura internazionale in un contesto intimo in equilibrio tra periodo medievale e tardo gotico.    www.dancity.it/festival/index.html