ANKKAROCK 2009 LAUANTAI :

Moi Ankkarockiii!! Sempre quest"urlo a introdurre la nuova edizione di uno dei maggiori festival ... Moi Ankkarockiii!! Sempre quest"urlo a introdurre la nuova edizione di uno dei maggiori festival della volubile estate f ... thumbnail 1 summary

ANKKAROCK 2009 LAUANTAI

ANKKAROCK 2009 LAUANTAI

Moi Ankkarockiii!! Sempre quest"urlo a introdurre la nuova edizione di uno dei maggiori festival della volubile estate finlandese. Anche quest"anno una due giorni splendida corredata da numerosi nomi illustri, grandi performance, atmosfere da sogno nei boschi di Korso ma soprattutto un"organizzazione perfetta che in Italia ci sogniamo e inevitabilmente è alla base della riuscita dell"intero evento. Rispetto alle altre volte che ero stato a Helsinki e all"Ankkarock ho notato la solita apertura mentale nella selezione dei gruppi e ancora più coraggio nel chiamare entità sonore di indubbio valore che hanno spostato in avanti i limiti di un appuntamento consolidato da diversi anni. Il sabato ha offerto ai circa diecimila paganti gruppi del calibro di Hardcore Superstar, Cavalera Conspiracy, Turbonegro, Dragonforce, New York Dolls e Tehosekoitin insieme a Maija Vilkkumaa beniamina pop di casa la cui caricatura è apparsa quest"anno nella caratteristica t-shirt in vendita nelle bancherelle insediate sulla collina di Vantaa. A dare il via alla manifestazione è toccato agli Stam1na, poco conosciuti fuori patria ma senza dubbio preparati tecnicamente e meritevoli di maggiore fortuna. La band nativa di Lemi, nel distretto della Sud Carelia, ha sfruttato nel migliore dei modi l"ora a disposizione mostrando influenze thrash e progressive ma anche una spiccata vena moderna. Ottima la prova di Antti "Hyrde" Hyyrynen coadiuvato dall"altro chitarrista Pekka "Pexi" Olkkone e dal batterista Teppo "Kake" Velin che ha saputo dare una marcia in più a tutte le canzoni del set. Tra queste ricordo con piacere "Paha Arkkitehti", "Merestä Maalle" e "Muuri" e sebbene il cantato in finlandese non aiuti vi assicuro che l"impatto è deflagrante come un potente mix tra i Machine Head e i nostri Extrema. Spettacolare il finale di "Lääke" tra il tripudio dei presenti nonostante il caldo (un paradosso visto che solamente il giorno prima la tormenta impersava nella capitale) e l"orario dell"esibizione. L"ennesima conferma che all"estero i gruppi locali vengono supportati dal pubblico e messi in condizione di dare il massimo dallo staff organizzativo. Il tempo di un Makkaraperunat e alla Puistolava è di nuovo tempo di accendere luci e amplificatori. Salgono sul palco gli Ensiferum e a dirla tutta il loro sarà uno dei peggiori concerti di tutto il fine settimana. I portatori di spada si ispirano a leggende vichinghe ma nonostante abbiano già tre lavori in studio alle spalle non sembrano possedere le doti necessarie per distinguersi nell"ormai affollato panorama folk metal. La title track dell"ultimo album inaugura una setlist piena di sonorità boriose e atteggiamenti in linea con lo scarso gusto nell"abbigliamento e nel trucco. La forma fisica dei membri del gruppo oltre a non essere il massimo da ammirare rende lenti e scontati i loro movimenti on stage penalizzando oltre modo la loro performance. "One More Magic Potion" e "Battle Song" chiudono mestamente uno dei pochi stralci oscuri del festival. Il sottoscritto dopo avere verificato con i propri occhi l"enorme seguito di Maija Vilkkuma nella sua terra si dirige nuovamente ai "piani bassi" del colle per i New York Dolls. Non troppo soddisfatto della loro ritorno discografico ero abbastanza scettico sulla consistenza della loro reunion e devo ammettere che non fosse per il carisma unico di David Johansen e l"aiuto dell"ex Hanoi Rocks Sammy Yaffa il gruppo sul palco farebbe acqua da tutte le parti. Certe canzoni parlano però per loro e la voce roca del frontman che sembra invecchiare come Mick Jagger non tradisce le aspettative dei glammers intervenuti ma a parte questo il concerto non decolla. Decisamente meglio quello che accade qualche minuto più tardi alla Rocklava. Sono le cinque e mezzo del pomeriggio quando gli Hardcore Superstar salgono sul palco e danno la prima vera scossa al festival trasportando dal vivo tutta l"energia di "Beg For It" la loro terza fatica in studio dopo la reunion. Non solo la band è in formissima e dimostra in tutta la durata del concerto un"invidiabile abilità e un feeling sovrumano col proprio genere ma negli occhi dei membri della formazione svedese si intravede distintamente un entusiasmo clamoroso per il nuovo disco e la consistenza del loro ritorno dopo lo sbandamento di cinque anni fa. Jocke Berg è il maestro di cerimonia, il condottiero in grado di regalare emozioni su emozioni al proprio pubblico e una goccia di sudore in più di quanto immaginato. La sua lingua diabolica si mostra appena possibile tra un grido e l"altro durante le iniziali "Beg For It" e "Into Debauchery" i due singoli estratti dalla recente release targata Nuclear Blast. La risposta dei presenti è fenomenale e l"ex Crazy Lixx Vic Zino, ultimo arrivato al posto dell"ormai demotivato Thomas Silver, è straordinario sia dal punto di vista squisitamente tecnico sia come intrattenitore. Seguono "Medicate Me", "Shades Of Grey" e "Wild Boys" bordate street metal appesantite in sede live ma non meno efficaci melodicamente quando il ritornello trova il suo posto e le braccia alzate di Jocke incitano la folla. "Remove My Brain" e "Illegal Fun" sono altri demoni rilasciati da "Beg For It" e capaci di infiammare il nutrito popolo di appassionati degli svedesi che chiudono la propria esibizione con due versioni da paura di "Bag On Your Head" e "We Don"t Celebrate Sundays" cantate dall"inizio alla fine da migliaia di persone. Concerto grandioso che conferma l"eccellente condizione del gruppo di Göteborg. Pochi minuti e il sottoscritto è già sotto il palco principale in attesa dell"apparizione dei Turbonegro. Reduci da un incredibile successo al Coachella in America e sempre pronti a scandalizzare e divertire i propri fans i norvegesi hanno sfruttato al massimo le "dimensioni" dello stage e dato vita a un vero e proprio sabba infernale condito da ingredienti glam e sleaze. Se la figura maestosa e sarcastica di Hank Von Helvete è capace di imporre costantemente la sua presenza va sottolineata la prova assolutamente pazzesca di Kurt Schreiner per gli amici Euroboy. Non so cos"avesse preso il ragazzo, non so quali fossero le sue motivazioni in terra finlandese, fatto sta che il chitarrista colpito un paio di anni fa dal linfoma di Hodgkin ha lasciato tutti a bocca aperta con i suoi assoli travolgenti e una carica ritmica insostenibile per la maggior parte degli intervenuti. "All My Friends Are Dead" e "Do You Do You Dig Destruction" hanno lanciato un set che ha avuto in "Are You Ready", "Get It On" e la strabiliante "The Age Of Pamparius" i suoi momenti più "alti". Inutile dire che Hank ha scherzato più volte col pubblico incitando all"amore libero, dando degli omosessuali convinti ai cugini svedesi e giocando con una infinita serie di doppi sensi. Alla fine durante le note di "I Got Erection" la band ha deposto le sue armi in un tripudio totale che ne è valsa la candidatura a rivelazione assoluta (se così può essere definito un gruppo che ha vent"anni di storia alle spalle) della prima giornata del festival. Tutti si aspettavano gli Hardcore Superstar, tutti si aspettavano i Cavalera Conspiracy. Non avevano fatto i conti con i portavoce maleodoranti di "Apocalypse Dudes". Il sole non cessa di battere e la serata propone adesso i Dragonforce alla Rocklava, i Tehosekoitin alla Korsolava e i fratelli Cavalera alle pendici del colle per chiudere in bellezza la faticosa giornata. La speed metal band inglese ha a mio parere dimostrato tutti i suoi limiti dimostrando come il loro sia ormai un carrozzone da Guitar Hero o poco più. Herman Li e Sam Totman rimangono dei chitarristi di assoluto livello ma quando il "gioco" passa il limite si rischia veramente di perdere il senso di quello che si sta facendo. In questo modo alcuni pezzi che in studio valgono cento dal vivo perdono consistenza. E" il caso di "Valley Of The Damned" e "Heroes Of Our Time" che aprono la scaletta tra i saltelli di un imbarazzante "ultrabeat" Vadim Pruzhanov in spandex gialli e con i capelli fuxia. Sarà la stanchezza per l"esibizione del giorno prima a Wacken ma anche la prova di ZP Theart non ha certo brillato per concretezza. Tante mosse, tanti piccoli scherzi col pubblico ma alla resa dei conti il cantante sudafricano ha convinto solamente in "Reasons To Live" e "The Last Journey Home" non a caso i momenti migliori del concerto. Notevole l"esecuzione di "Strike Of The Ninja" bonus track dell"ultimo lavoro in studio "Ultra Beatdown" e scontati gli applausi e il riscontro del pubblico con il loro hit di maggiore successo "Through The Fire And The Flames". Se i Dragonforce non vogliono rimanere intrappolati dal buzz che loro stessi sono stati abili a creare dovranno recuperare un po" di umiltà e concentrarsi maggiormente sul lato tecnico del loro spettacolo. La concomitanza del concerto dei Cavalera Conspiracy mi ha impedito di seguire il ritorno sul palco dopo sette anni dei punk rockers finlandesi ma devo dire che il conforto nel vedere i due membri fondatori dei Sepultura in perfette condizioni non ha fatto pesare la cosa. Max Cavalera, Igor Cavalera, Marc Rizzo e Joe Duplantier sono saliti sul palco poco dopo le nove e per oltre un"ora hanno massacrato i loro strumenti, appesantendo ulteriormente le versioni dei brani di "Inflikted" e riesumando alcuni classici del passato quali "Refuse/Resist" e "Roots Bloody Roots" durante la quale Jocke degli Hardcore Superstar nel backstage scuoteva la testa come un bambino al primo concerto. Assolutamente mostruosa la prova del batterista che pare essere tornato ai livelli di forma di "Chaos A.D." quando dava lezioni a tutto il mondo in ambito thrash e death. La title track del debutto discografico della band e "Sanctuary", il primo singolo estratto dal disco, fanno subito capire chi comanda e cosa dovremo attenderci nei minuti seguenti. Canzoni come "Hex" e "Must Kill" permettono a Max Cavalera di rendere omaggio alle sue influenze hardcore – immancabile la t-shirt dei Discharge poi sostituita con la maglietta della nazionale finlandese – e sconvolgere l"arena con i grugniti che hanno fatto la storia del metal. Il momento più sublime di un concerto ad altissimo livello adrenalinico e caratterizzato da una potenza inaudita è stato comunque quando il gruppo ha scatenato la sua furia cieca durante "Attitude" con Marc Rizzo ai limiti dell"arresto per le violenze perpetuate alla sua chitarra. Un"esaltante conclusione per un primo giorno di Ankkarock già allineato con il successo delle edizioni precedenti.