Paradise Lost : UK

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Paradise LostUK

Paradise Lost - UK

Pubblicato il 15/04/2006 da lorenzobecciani

Possiamo considerare l’ultimo omonimo album come un nuovo cambiamento o rappresenta semplicemente la naturale evoluzione di un gruppo che ha sempre tentato di non ripetersi ?
Siamo sempre malinconici con il giusto tocco di rabbia. Tutto quello che fai è il mero riflesso di quello che ti ha colpito e ha lasciato il segno nel passato. Non pensiamo mai troppo a seguire una particolare direzione o l’opposta. Preferiamo lasciarci andare e seguire l’istinto componendo pezzi che non ci stanchiamo di ascoltare. Cercando di descrivere l’ultimo disco in rapporto alla nostra progressione stilistica in tutti questi anni posso dirti che è certamente un album maturo ma che allo stesso tempo contiene la medesima energia che possedevamo anni fa.

Il tuo songwriting riflette la tua personalità o rappresenta maggiormente uno sfogo per le tue emozioni più oscure e malinconiche ?
La mia emotività naturalmente condiziona il mio songwriting. Non potrebbe essere altrimenti. Mi piace ascolare musica tetra, oscura, piena di influenze dark e scrivere testi che lascino vibrare queste sensazioni il più a lungo possibile. Quando ascolto il mio cuore sento che tutto attorno troppe cose non vanno per il verso giusto e quindi anche se rimango una persona felice e ottimista è inevitabile che la mia modalità espressiva sia condizionata spesso da sentimenti negativi. L’unico tipo di percezione che raramente viene condizionata dall’esterno è quella con cui abbiamo già in mente il disco prima di registrarlo. Dopo tanti anni sappiamo esattamente cosa serve e cosa non serve prima di entrare in studio e questo diminuisce notevolmente le sorprese o i fraintendimenti al momento di registrare e possiamo concentrarci totalmente sulla produzione dell’album che appare sempre più decisiva a questi livelli.

Qual è il tuo rapporto con la religione ?
Se le persone accettassero la morte come fine ultima ci sarebbero molte meno guerre.. Curiosamente avete dovuto aspettare quasi un anno prima di pubblicare l’album in Inghilterra per problemi di licenza.

Con che occhi guardi il mercato inglese di oggi e la scena indie. E’ solo un trend ?
Noi non tanto come band ma proprio come persone prima di musicisti siamo sempre stati molto atipici in questo senso. Forse scontrosi non so. Sta di fatto che non ci siamo mai trovati nel mezzo di un trend e mai una label ci ha proposto di scrivere qualcosa per omologarci a un trend o un particolare genere. La musica e’ da sempre basata su trend. Anche il metal non ha eccezioni. Ultimamente sembra che la musica rock stia tornando indietro nel tempo ma non è così divertente. Mi piace ascoltare musica indipendentemente da quello che dicono i media o scrivono i giornali e, sono sincero, le recenti generazioni di gruppi fanno veramente schifo. Non c’è qualità, non c’è alcun interesse nell’approfondire culturalmente qualche aspetto. Solo immagine, fare soldi e sbrigarsi perché tra pochi mesi toccherà a qualcun altro. Molto è cambiato anche grazie o per colpa di internet che rappresenta un grandissimo mezzo per le nuove band che hanno la possibilità di farsi conoscere molto rapidamente, spesso anche quando non sono ancora pronte. Questo ha livellato verso il basso la qualità della musica moderna e messo in crisi le label che non hanno saputo far fronte ad un cambiamento così radicale.

Cosa stai ascoltando in questo periodo ?
Sto ascoltando il nuovo disco dei Celtic Frost, Deathstars, Editors, Three Holies Church Choristers e Sigur Ros. Sono veramente poco ispirato dalla vita in questo momento. Non esco da casa da tre settimane e sono sinceramente interessato allo stato di salute del gothic metal eheh..

Parlaci di ‘Close Your Eyes’, una delle canzoni più belle dell’ultimo album..
Il testo parla di fidarsi ciecamente di qualcuno o qualcosa, socchiudere gli occhi e bruciare la propria testa nella sabbia. Ha a che vedere anche con certe forme di culto con le quali puoi entrare facilmente in contatto al giorno d’oggi. Entri in certi meccanismi fino al punto da non credere più in te stesso e non volere nemmeno sapere cosa ti sta succedendo. In ogni caso ogni lirica che scrivo e’ molto personale e quando qualcuno mi chiede spiegazioni perché non comprende qualcosa ne sono contento. Non tento di trasmettere messaggi particolari, sono semplicemente crude osservazioni del mondo dal punto di viste di chi scrive e così vanno lette. Anche per ‘Paradise Lost’ vi siete affidati a Rhys Fulber come produttore.

La vostra collaborazione riguarda anche la stesura dei brani ?
Le canzoni le scriviamo noi ma non sarebbe totalmente errato considerare Rhys come un membro aggiuntivo della band in questo momento. Ci piace molto il suo modo di lavorare e nonostante in passato abbiamo diffidato molto di certi produttori Rhys ci ha fatto riscoprire il piacere di affidarsi alle mani di qualcun altro sapendo che quello che ne verrà fuori ci soddisferà completamente se non addirittura sorprenderà. Alcuni produttori si siedono, fanno il loro lavoro e se ne vanno.

A quale album della vostra lunga carriera assimileresti maggiormente quest’ultimo ?
Penso a tutti quanti tranne forse il primo. Più andiamo avanti come band e più ci rendiamo conto che mentre il mondo attorno a noi non cambia il nostro modo di vedere la musica si evolve invece drasticamente. E’ come se la nostra visione/percezione delle cose aumentasse progressivamente man mano che gli elementi del passato si aggiungono con quelli apportati da ogni nuovo disco.

Paradise Lost
Paradise Lost
From: UK

Discografia

Lost Paradise (1990)
Gothic (1991)
Shades of God (1992)
Icon (1993)
Draconian Times (1995)
One Second (1997)
Host (1999)
Believe in Nothing (2001)
Symbol of Life (2002)
Paradise Lost (2005)
In Requiem (2007)
Faith Divides Us - Death Unites Us (2009)
Tragic Idol (2012)
The Plague Within (2015)
Medusa (2017)
Obsidian (2020)