Iceland Airwaves 2016 :

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Iceland Airwaves 2016

Iceland Airwaves 2016

Sul volo per Reykjavík ho avuto modo di ascoltare a fondo la magnifica opera di Kjartan Sveinsson, 'Der Klang Der Offenbarung Des Göttlichen', mentre Icelandair passava a ripetizione le canzoni più famose di Björk per avvicinare turisti e partecipanti del festival a quello che sarebbe stato l'evento speciale di questa edizione. Quella musica distante, in apparenza quasi fastidiosa visto che comunque cercavo di ascoltare qualcos'altro, mi è rimasta dentro per tutta la settimana trascorsa in Islanda. Non che certe canzoni non fossero già impresse nella memoria ma quando il freddo pungente o i frequenti rovesci di pioggia accompagnano le corse avanti e indietro per seguire i concerti, quella musica, dotata di rara bellezza, all'improvviso assume un significato diverso. Più spirituale e passatemi il termine cosmico. Era palese che tutti attendessero il ritorno della regina all'Eldborg, soprattutto dopo la cancellazione all'ultimo momento dell'apparizione dello scorso anno, ma mai mi sarei aspettato che tutta l'Islanda si fermasse in quel modo e una delle sale teatrali più affascinanti al mondo sprofondasse di colpo in un silenzio tanto apocalittico. Per qualche secondo, allorché i membri della Iceland Symphony Orchestra, diretta da Andrew Gourlay, salivano sul palco, è stato possibile percepire il battito del cuore delle persone che mi stavano accanto, provenienti da tutto il globo. Altri “solo travelers” con cui anche stavolta ho condiviso emozioni, sorprese, concerti imperdibili e sensazioni che solo chi ha poggiato i piedi sulla sabbia nera di Vík può vantare di avere provato. Ringrazio loro, dal profondo del cuore, così come l'organizzazione che non ha mancato di mettere la stampa nella condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro nonostante un programma ambizioso e complicato da seguire interamente. A contenere settantamila persone è stato sufficiente la presenza diffusa di volontari in tutte le location e un rigoroso rispetto degli orari. La Nonference Area ha visto susseguirsi incontri, dibattiti e master sulla situazione dell'industria musicale o lo sviluppo delle tecnologie di registrazione e nel pomeriggio del sabato sono stato invitato ad un prestigioso party in piscina, in una struttura art-deco, con Gunnar Jónsson Collider a girare i dischi e infondere tranquillità all'atmosfera prima dell'esplosivo rush finale. D'altra parte il motivo per cui Iceland Airwaves è il festival europeo più famoso negli Stati Uniti non è legato solamente all'impegno di KEXP ma al fatto che in nessun altro evento si vive di musica con questa intensità. Per ore e ore, dal primo pomeriggio o addirittura dalla mattina fino a notte fonda, qualsiasi fossero le condizioni climatiche o le energie rimaste, flussi immensi di persone hanno affollato l'Harpa, il Valshöllin e le altre venue scelte per ospitare le esibizioni. Il livello di quest'ultime è stato spaventosamente elevato, roba da mettere i brividi a chi, purtroppo come noi, è abituato alla pochezza delle location italiane, a suoni improbabili e attitudine pari a zero. Pure nella più piccola e insignificante off-venue si sono registrate presenze considerevoli ed i numeri finali di oltre settantamila persone che hanno invaso la città nei cinque giorni della manifestazione. C'è da chiedersi il motivo per cui ancora nessuno abbia tentato di replicare un'offerta dello stesso tipo ma è anche vero che l'Islanda permette di interagire con le meraviglie della natura più di qualsiasi altro luogo nel mondo. Per quanto concerne la scena musicale islandese c'è da sottolineare una crescita esponenziale della comunità hip hop e un riscontro senza precedenti per artisti come Úlfur Úlfur, Alvia Islandia, GKR, Reykjavíkurdætur e Sturla Atlas. Altre giovani band che si erano messe in luce lo scorso novembre, su tutte Fufanu e Vök, sono migliorate ancora ed altre realtà più affermate come Samaris, Mammút e Kiasmos hanno confermato di meritare una consacrazione definitiva in ambito internazionale. Soprattutto Jófríður Ákadóttir, che oltre ad averci deliziato con 'Black Lights' e l'ultimo Pascal Pinion si è distinta insieme ai Gangly e col progetto solista JFDR, ha dimostrato di essere una delle cantanti più dotate in circolazione. Nei consueti report giornalieri farò di tutto per farvi percepire almeno in parte le emozioni ed i pensieri che hanno attraversato la mente e messo a dura prova la mia sensibilità. In generale posso premettere che anche l'altra headliner scelta dagli organizzatori non ha tradito le attese. L'ultima sera PJ Harvey si è resa infatti protagonista di una superba prova corale e vedere le più dotate cantanti locali in mezzo alla folla alla stregua delle normali fan è stata un'altra immagine memorabile. Chiudo questa introduzione implorandovi di dare una svolta alla vostra vita e non perdervi la prossima edizione. Per farlo mi affido ad una citazione da 'We Belong' di Sin Fang ovvero “I'm waiting for you to find me, I'm waiting for that voice to fall asleep”. Vi assicuro che non potrei trovare parole migliori per descrivere ciò che sento dentro.

Inizialmente avevo intenzione di inserire la recensione di Björk insieme a quella di tutti gli altri concerti a cui ho avuto il piacere di assistere nella frenetica settimana che si è appena conclusa. Alla fine, per quanto elitaria, la sua esibizione poteva vantare una collocazione precisa nella cronologia della manifestazione e nulla vietava di parlarne insieme al resto della ricca programmazione del festival. Quando però mi sono ritrovato al suo cospetto con le lacrime agli occhi ho capito che niente è trattabile sullo stesso piano. Se qualcuno non l'avesse ancora compreso non siamo solamente di fronte alla più grande artista islandese di tutti i tempi ma di una personalità, difficile e sfuggente, che è insita nell'animo di questa fantastica popolazione. Dieci minuti prima della sua salita sul palco dell'Harpa Eldborg, circondata da membri della Iceland Symphony Orchestra, l’intero paese si è fermato. Alcune televisioni hanno dato lo streaming dell'evento, automobili e bus hanno arrestato la loro corsa, le persone senza biglietto si sono radunate a lato della sala o nelle caffetterie della città. Improvvisamente l'eccitazione che si provava in teatro si è tramutata in silenzio spettrale e quando l'ex Sugarcubes è entrata lentamente in scena i sospiri hanno preso il sopravvento. 'Vulnicura' è un'autopsia della relazione con il bizzarro regista e scultore Matthew Barney e le migliori tracce di quell'esperienza in studio sono state trasportate in versione classica con arrangiamenti per archi e orchestra da brividi, acuti indicibili e un riavvicinamento al pop percepito in maniera chiara dopo gli ostici 'Medúlla' e 'Biophilia'. L'assenza di elettronica non è pesata, al contrario la voce della cinquantenne cantante in questo modo è stata esaltata ancora di più per la sua naturalezza. Con Andrew Gourlay era sufficiente uno sguardo, così come con alcuni dei membri dell'orchestra che addirittura avevano partecipato alle sessioni di registrazione di 'Homogenic'. Un talento puro, incontaminato, unico nella storia della musica, che in un contesto del genere ha infiammato il cuore dei fortunati possessori del biglietto rendendo memorabile questa edizione di Iceland Airwaves e, di fatto, annullando tutto il resto. Tra l'altro il concerto ha posto l'attenzione su una tipologia di proposta in apparente contrasto con Björk Digital, esibizione tridimensionale presentata durante la manifestazione che ha catturato l'attenzione dei partecipanti con le sue incredibili invenzioni visuali ed un utilizzo della tecnologia in senso futuristico. Inutile dire che vederla muoversi on stage con le ambiziose vesti - disegnate da Ferreira, Ungaro, Watanabe e Gucci – o illuminare il buio con 'Aurora', 'Jóga' e 'Bachelorette' è qualcosa che resterà per sempre dentro ognuno di noi. Posso dirvi che alcune persone hanno faticato ad alzarsi al termine del concerto tanto erano immerse in un sogno e non è da stupirsi se in molti la chiamano regina o la considerano una divinità a tutti gli effetti. Semplicemente da brividi 'I've Seen It All' e 'Vertebrae By Vertebrae' anche se parlare di titoli dinanzi ad un concept tanto ispirato è quanto di più limitativo ci possa essere.  

Parole di Lorenzo Becciani