DUBSTEP PART 2 :

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DUBSTEP PART 2

DUBSTEP PART 2

Il successo dello speciale dubstep di due anni fa ci ha convinti ad organizzare una seconda edizione con la speranza di riuscire anche stavolta ad individuare veramente quegli artisti che stanno facendo la differenza e contribuiscono con le loro uscite all'evoluzione della scena elettronica internazionale. Non ci interessano troppo le vendite di conseguenza, e se siete frequentatori assidui di queste pagine saprete già che il discorso si estende a tutte le recensioni e le interviste che pubblichiamo, quanto l'apporto innovativo, le idee per rendere ancora più eccitanti le commistioni con altri generi. Vedrete anche il termine post dubstep utilizzato in un paio di casi a dimostrazione che tutto si muove e non ci sono limiti che tengano quando si tratta di sperimentare. La tendenza sembra proseguire con i Linkin Park che hanno spinto la loro seconda raccolta di remix su territori simili a quelli attraversati dai Korn con gli ultimi due lavori in studio. Come spesso accade in questi casi quindi tutto potrebbe esplodere e dissolversi da un momento all'altro oppure spingere alla costruzione di qualcosa di ancora più voluminoso. In ogni caso noi ci saremo.

12TH PLANET
John Dadzie nasce a Los Angeles e tramite l'Imperial Recordings, costituita con DJ Lith, produce del discreto drum n' bass sotto il nome Infiltrata. A metà dello scorso decennio avviene la svolta dubstep ed il libro di Zecharia Sitchin viene preso in prestito per un moniker che entra di diritto tra i più rinomati del settore. La collaborazione con i Korn per 'The Path Of Totality' segue quelle con Skrillex ('Needed Change', 'Right On Time' e 'Burst' insieme a Kill The Noise), Datsik ('Texx Mars'), Plastician ('Westside Dub') e Skream. 'Smokescreen' e 'The End' sono le release che ottengono maggiore esposizione sui media mentre tra i remix spiccano quelli di 'Youth Blood' di Little Jinder, 'Hold On' di Rusko, 'Sunshine' di Rye Rye e 'Dirty' dei Dirtyphonics. Rif. 'Way Too Far'

RAIME
Joe Andrews e Tom Halstead iniziano a fare parlare di loro con 'Hennail' mostrando che sul territorio britannico è possibile stigmatizzare un'alternativa più oscura a Burial. Il successo su larga scale arriva con 'Quarter Turns Over A Living Line' e la collaborazione con Blackest Ever Black si rinnova con il progetto Moin tramite il quale il duo si misura su territori più noise ed elettrici. I loro cerimoniali sono talmente ossessivi che vi sembrerà di ritrovarvi in un seminario dark ambient senza che nessuno vi abbia invitato. Campionamenti assordanti, visioni claustrofobiche e dissonanze che inquietano, strattonano e pietrificano. Un inferno che poggia le proprie fondamente sull'estetica e le stravolge in un percorso lontano dai rigidi canoni dell'elettronica moderna.

KILLBOT
Tutto nasce con 'Evilution', singolo che vede la collaborazione tra J Devil e Infected Mushrooms e segna il vero inizio dell'avventura nell'universo dubstep del frontman dei Korn. Con il passare del tempo quella che era nata come una semplice passione per l'elettronica si sviluppa in una serie di date dal vivo e produzioni che dimostrano un'evoluzione sonora significativa. Il trio lo vede misurarsi con Sluggo e Tyler Blue e la fusione tra electro, drum n' bass e moombahton è tale che la Dim Mak di Steve Aoki li mette subito sotto contratto. 'Wrecked' e 'Feel Alive' anticipano la release di 'Sound Surgery'. Un ep in bilico tra house trance, 2 step e metal con liriche viscide e parti vocali da sballo che viene accolto con sorprendente entusiasmo anche dalla stampa alternative metal.

KNIFE PARTY
Rob Swire e Gareth McGrillen sono il motore dei Pendulum, band drum n' bass australiana che è salita all'onore delle cronache con 'Immersion'. L'ispirazione di 'White Pony' dei Deftones non tragga in inganno perché in questo progetto il duo si rivolge ad un pubblico di estrazione tipicamente dance con influenze che vanno dal big beat alla minimal. Fino a questo momento sono stati pubblicati tre ep e per la precisione '100% No Modern Talking', che contiene la pazzesca 'Destroy Them With Lazers', 'Rage Valley' e 'The Haunted House'. Sta per uscire il quarto ma sarà con tutta probabilità il debutto su lunga distanza a darci la misura esatta del loro potenziale.

MOUNT KIMBIE
Tra tutti gli artisti di cui parliamo in questo articolo Kai Campos e Dominic Maker sono in assoluto i più lungimiranti e duttili dal punto di vista commerciale. Nello specifico si parla di post dubstep e di un assurdo mix di 2-step, garage, post rock, minimal e ambient che sfrutta al massimo delle loro possibilità sequencer, chitarre, batteria e synth. L'esordio avviene con 'Crooks And Lovers' e la scena subito si inchina al cospetto della pulizia sonora e delle performance mozzafiato ma è con il successivo ' Cold Spring Fault Less Youth', uscito per Warp, che il loro spettro di influenze emerge totalmente. Da segnalare anche la collaborazione con James Blake e gli ep 'Sketch On Glass', 'The Carbonated' e 'CSFLY Remixes'.

DOWNLINK
Sean Casavant inizia a farsi conoscere nell'ambiente dubstep con due ep che vedono protagonisti Datsik ('Against The Machines') e Excision ('Heavy Artillery/Reploid') ma è con 'Emergecy' che la critica comincia a sottolineare il suo apporto personale al movimento. La proposta del produttore canadese poggia le sue fondamenta su jungle e drum n' bass ma il suo stile è influenzato anche dal metal e dall'astrofisica. La celebrità arriva grazie ai Korn che lo invitano in studio per registrare con loro quattro tracce di 'The Path Of Totality'. 'In The Zone', 'Destroid' e 'The Launch' confermano un'evoluzione spaventosa che molti addetti ai lavori ritengono potrebbe portare ad un album solista di caratura internazionale. Rif. 'Illuminati, 'Sanctuary', 'Way Too Far', 'Tension'

BENGA
Adegbenga Adejumo viene notato ancora adolescente dal produttore Hatcha che lo lancia con 'Skank'. Da quel momento è un susseguirsi di collaborazioni e compilation che lo affermano a livello locale e non solo. Tra queste spicca sicuramente 'Night' registrata insieme a Coki dei Digital Mistykz sebbene la notorietà arrivi con i Magnetic Man che vedono coinvolti anche Skream e Artwork. Ultimamente ha cercato di differenziare la propria proposta, stanco dell'ottusità della stampa britannica e di essere continuamente catalogato, anche se il suo apporto al movimento è da considerarsi fondamentale. Tra le sfumature di 'Diary Of An Afro Warrior' troverete avvincenti commistioni tra musica nera, garage e dubstep.