ANKKAROCK 2010 SUNNUNTAI :

Nonostante le palpebre socchiuse e la stanchezza accumulata il giorno precedente siamo pronti per ... Nonostante le palpebre socchiuse e la stanchezza accumulata il giorno precedente siamo pronti per una seconda mandata di ... thumbnail 1 summary

ANKKAROCK 2010 SUNNUNTAI

ANKKAROCK 2010 SUNNUNTAI

Nonostante le palpebre socchiuse e la stanchezza accumulata il giorno precedente siamo pronti per una seconda mandata di gruppi sui verdi prati nelle vicinanze di Helsinki. Quest"anno il bill della domenica è stato subito annunciato più vario che in passato e i circa ventimila presenti hanno potuto scegliere in totale libertà quello che più preferivano. Lo start è stato dato dai Reckless Love, hair band di bassissimo spessore che ha da poco pubblicato il proprio esordio discografico conquistando il cuore delle dodicenni puntando sull"appetibilità fisica di Olli Herman Kosunen. Il cantante sembra purtroppo preoccuparsi più di mettere in mostra il proprio apparato genitale che di azzeccare le note in serie e il disastro è dietro l"angolo con un aggravio nostalgico, ripensando ai vari Guns N" Roses o Skid Row che esplodevano quando eravamo bambini, direttamente proporzionale alla buca scavata durante i cinquanta minuti a disposizione. Uno può toccarsi tra le gambe quanto vuole ma se la voce è da un"altra parte è dura andare lontano. "One More Time" e "Beautiful Bomb" i brani più apprezzati da una platea vietata a chi frequenta le scuole superiori.  Molto meglio Jenni Vartiainen che è esplosa con uno dei tanti mediocri programmi televisivi che vanno di moda oggi ma dimostra un talento fuori dal comune e una presenza scenica eccitante. Sono dell"avviso che se la signorina iniziasse a cantare in inglese tempo due mesi ce la troveremmo anche nelle pubblicità dei detersivi. Date un ascolto a "Seili" e fatemi sapere l"effetto ottenuto. Alla Puistolava sono poi di scena i Viikate, altro gruppo che gioca in casa ma pur essendo preparato tecnicamente non sembra possedere il talento per uscire da certi schemi. Sono in piedi tre lustri circa, a volte scelgono soluzioni heavy abbastanza standard, altre prediligono dilungarsi in lunghe progressioni caratterizzate da testi malinconici ispirati ai film romantici degli anni cinquanta. Non mi sento di condannarli ma non sono nemmeno niente di speciale. Seguono gli Against Me! freschi della pubblicazione dell"ottimo "White Crosses". Il quartetto della Florida è in circolazione da tredici anni e non fa nulla per nascondere l"ambizione di sfondare con questo quinto full lenght prodotto da Butch Vig. Dal vivo Tom Gabel e James Bowman sono una forza della natura e sebbene l"esibizione di Michael Monroe sia alle porte il pubblico finlandese sembra gradire. Le canzoni sono rapide e sostanziose, le liriche affondano nella politica e nel sociale e la sezione ritmica richiama quella dei miti del punk. Tra Anti-Flag e Bad Religion i ragazzi hanno tutto per dire la loro in un genere che non ha perduto il suo potere espressivo. "Spanish Moss", "I Was A Teenage Antichrist", "Walking Is Still Honest" e "Sink, Florida, Sink" i momenti più emozionanti della scaletta. Quando leggerete queste parole si saranno già esibiti anche in Italia e sono certo che non sarete rimasti delusi. Due costole incrinate e l"assenza dell"ultimo minuto di un chitarrista, sostituito da Nasty Suicide, non hanno fermato lo storico frontman degli Hanoi Rocks che insieme ai vecchi amici Sami Yaffa e Ginger ha dato spettacolo dal primo all"ultimo secondo del suo concerto. La Korsolava è letteralmente esplosa quando il leader dei Wildhearts ha scaldato la sua chitarra con un paio di riff e Michael Monroe è tornato ad abbracciare tutti i suoi fans. Tra arrampicate on stage, salti dappertutto e un"immagine mai trascurata la sua voce non ha mollato la presa per nemmeno un attimo regalando ai brani di Demolition 23 e Hanoi Rocks un fascino insuperabile. Helsinki è chiaramente la sua patria ma vedere decine di persone piangere su "Boulevard Of Broken Dreams" è qualcosa che mette i brividi. Nel backstage ho avuto modo di approfondire la conoscenza di "Another Night In The Sun", il live che sta per raggiungere nei negozi e vi assicuro che in pochi sapranno fare meglio quest"anno. Suoni della madonna e un"elettricità nell"aria pazzesca. Semplicemente stellari "Motorvatin", "Back To Mystery City", "I Wanna Be Loved", "Malibu Beach Nightmare" e "Ain"t Nothin" To Do". Il resto è storia del rock n" roll con due inediti disumani e le superbe prove di Ginger e dell"ex Danzig Karl Rosqvist alla batteria. Stravolto dalla performance di Michael Monroe mi sono diretto alla Rocklava per verificare i miglioramenti degli Enter Shikari che non mi avevano fatto impazzire un paio di anni fa dalle nostre parti. Devo ammettere che un"evoluzione sostanziale c"è stata e quello che funziona su disco adesso funziona anche sul palco. Eccellente la performance di Liam Gerard Clewlow ma tutto il quartetto di St. Albans è apparso in buono stato di forma e il miscuglio tra postcore, metal, trance e house ha trovato riscontri notevoli soprattutto tra i più giovani. "Step Up", "Mothership" e "Juggernauts" a mio parere le tracce più convincenti. Un vero e proprio scontro tra titani ha caratterizzato la chiusura del festival. Mentre alla Korsolava si esibiva la regina incontrastata della manifestazione, Maja Ivarsson, alla Puistolava è giunto il momento dei Children Of Bodom che hanno deciso di interrompere le registrazioni dell"atteso nuovo full lenght per dedicarsi al live. Alexi Laiho sa perfettamente di essere alla vigilia di un passaggio cruciale della sua carriera e il tour americano con i Black Label Society è la prova di un gruppo che non desidera lasciare niente al caso. Nessuna ruggine tra le ossa del quintetto che ha mostrato uno stato di forma invidiabile e entusiasmato la folla con cavalcate metalliche poderose e una perizia tecnica indiscutibile. "Follow The Reaper", "Needled 24/7" e "In Your Face" hanno riscosso grandissimo successo anche se forse l"apice è stato sfiorato in coincidenza con l"esecuzione di "Hate Me" e "Downfall" senza dubbio più corpose e adatte alla dimensione live. Abbastanza triste l"accenno di cover di "Alejandro" di Lady Gaga da parte di Janne Wirman ma lo sappiamo, i festival sono luogo dove l"ironia è spesso strumento infallibile per coinvolgere le persone. Dal metal al pop con i The Sounds che hanno sbaragliato la concorrenza con una prestazione da lacrime. Sembrava che ci fosse un"intera nazione a ballare sotto palco mentre Maja e Felix correvano ovunque e quando ho intervistato i ragazzi, una ventina di minuti prima che toccasse il loro turno, migliaia di persone in attesa cantavano a squarciagola "Tony The Beat" o "Living In America". Qualcosa di irripetibile il coro che ha accompagnato "No One Sleeps When I"m Awake" e "Beatbox" ma pure "Hit Me", "Queen Of Apology" e "Something To Die For" hanno mostrato il lato vincente di una band che sa trovare l"energia giusta nella melodia e nell"elettronica. Una conclusione da favola per un"edizione che non ha mostrato l"usura del tempo e ha confermato come si possa organizzare degli eventi musicali di valore  senza derubare le persone o limitare lo spettro dei generi proposti. Infine permettetemi di ringraziare Johannes Kinnunen che in questi due giorni mi ha aiutato nell"improbabile compito di incastrare interviste, report e sessioni fotografiche.