ITALIAN CORE :

Uno speciale del genere era divenuto davvero insopprimibile. Addirittura fastidioso ritardarlo co ... Uno speciale del genere era divenuto davvero insopprimibile. Addirittura fastidioso ritardarlo considerato il valore dei ... thumbnail 1 summary

ITALIAN CORE

ITALIAN CORE

Uno speciale del genere era divenuto davvero insopprimibile. Addirittura fastidioso ritardarlo considerato il valore dei gruppi che siamo a presentarvi e l"urgenza del loro messaggio. E" un piacere farvi notare come abbiamo voluto generalizzare il termine "core" senza cadere nel vuoto di etichette stupide o trend dell"ultima ora. Senza dubbio tra le band in questione ci sono delle differenze di suono, attitudine e verbo ma quello che le accomuna è l"impressionante livello qualitativo della loro proposta e la capacità di collocarsi tra le migliori uscite di un panorama non più solo italiano ma internazionale. Nessun limite da parte dei nostri confini quindi ma il desiderio da parte nostra di fare presente a chi ancora non se n"è accorto o ricordare a chi se n"è dimenticato che il nostro paese ha qualcosa da dire e ha deciso di farlo con veemenza. In questo senso mi auguro che l"articolo che segue rappresenti il preludio a un risveglio totale, un fottuto amalgamarsi di idee e persone in grado di cambiare davvero le cose. Che si dia inizio alle danze..

SLOWMOTION APOCALYPSE

Sospinti dall"inevitabile parteggiare della stampa italiana quante volte ci siamo trovati a pregare perchè le release di casa nostra suonassero come quelle estere ? Quante volte siamo incappati in suoni mediocri, produzioni approssimative e veri e propri esempi di derivazione sistematica Rabbia e insoddisfazione non riuscivano comunque a convincerci di lasciare perdere e nonostante la cocente delusione tentavamo e ritentavamo di nuovo. Niente da fare. Ma adesso è venuto il momento di cambiare le cose. Si chiamano Slowmotion Apocalypse e per mesi anche gli addetti ai lavori pensavano si trattasse di uno dei tanti gruppi americani o svedesi che spuntano fuori tutti gli anni. Il loro debutto "My Own Private Armageddon" ci aveva talmente scosso che la fame di una nuova uscita era divenuta presto quasi insostenibile. L"attesa è finita e "Obsidian" è il full lenght devastante che spalancherà definitivamente le porte del mercato estero ai friulani. Metalcore dalle fortissime tinte death con un"attitudine alla violenza senza precedenti. Un pogo delirante dall"inizio alla fine che vi constringerà ad inchinarvi di fronte al primo vero gruppo italiano che non dovrà mai abbassare lo sguardo incrociando qualcuno. L"apocalisse è appena iniziata.

FIGURE OF SIX

Alla luce di "Aion" ogni limite appare superabile. Nati ascoltando hardcore e spinti dalla voglia di dare un nuovo significato a tutto ciò che ruota attorno al termine metalcore, i Figure Of Six abbracciano ogni sorta di sperimentazione che riesca ad integrare nel loro sound influenze tra le più disparate e dove le componenti melodiche delineano nuove prospettive sonore. Lungo la spina dorsale della loro musica intercorre qualcosa di ispirato e artistico che non si ferma ad ammirare atmosfere più oscure, più ritmiche o più sperimentali, ma non ha altro scopo se non quello di unire queste caratteristiche e infine esporle al meglio.  Anche le componenti elettroniche risultano fuori da ogni schema, riconducibile tanto ad una sensazione ritmica e ascendente quanto ad una valore melodico aggiuntivo che non deve per forza legarsi agli stereotipi adottati dalla corrente core. I Figure Of Six sanno benissimo come scatenare convincendoci tutti che la potenza aggressiva non può essere l"unica componente che rende un disco metalcore valido, c"è bisogno di spingersi oltre e loro l"hanno fatto. Non si fermeranno di certo..

BY THE GRIEF

Una cruda e dolorosa esperienza sonora cresciuta nel tempo quella dei By The Grief. I fiorentini sono infatti presenti da molti anni nei circoli underground di casa nostra ma per vari motivi, tra i quali un avvicendamento al microfono, hanno impiegato sette lunghi anni prima di partorire il nuovo "Progressive Downfall". In questo lasso di tempo la band ha accumulato ancora più rabbia e un"urgenza quasi insostenibile che è scaturita in sei canzoni di grande spessore e un ritorno schiacciasassi. Sorprende soprattutto l"intelligenza con la quale l"aggressività "core" della loro musica viene fatta esplodere nelle direzioni più disparate e la capacità di esternare ogni particolare, sensazione, elemento emotivo nella dimensione live che senza dubbio appartiene loro. Uno sguardo mai appannato che coglie i riferimenti di Converge, The Dillinger Escape Plan e Burnt By The Sun ma procede, forse consapevole forse incosciente, nella ricerca di quell"orizzonte sonoro che solamente i più illuminati hanno l"ambizione di trovare. Ricordo ancora la definizione di "new school deathcore" stampata a caratteri cubitali sul promo di "As One". Adesso i By The Grief hanno imparato la lezione e con un approccio ancora più moderno sono pronti a farvi andare fuori di cervello.

FIGHTCAST

Anche in Italia esistono band che non hanno proprio nulla da invidiare ai colleghi stranieri in fatto di metalcore. E" il caso dei Fightcast che, arrivati al secondo album, lasciano da parte i timori iniziali per lanciarsi in una sequenza  di tracce che uniscono tutta la forza melodica del metal e l"aggressività ritmica dell"hardcore. Sembra perfetta la coesione di istanti diversi, come lo screaming travolgente contrapposto a linee più morbide che emergono sin dal primo istante. Guidati da una produzione capace di esaltare  al meglio tutte le loro potenzialità, i Fightcast vengono descritti come l"incrocio moderno di Soilwork, In Flames e The Haunted, riuscendo però a distanziare il loro suono dal cosiddetto "già sentito". I cesenati sono riusciti con "Breeding A Divinity" a raggiungere la prima prova degna di nota della loro carriera, dove gli accenti sulle qualità tecniche non mancano e la bravura nel non sapersi ripetere ha permesso loro di crearsi un"identità musicale che li distacchi dalla massa indistinta di band italiane. Quanto basta per obbligarci a tenerli sotto stretta osservazione.


INCOMING CEREBRAL OVERDRIVE

La storia degli Incoming Cerebral Overdrive è quella di tanti gruppi che cominciano a suonare per amore di certe sonorità e poi col passare del tempo sviluppano un"attitudine personale e una corposità dirompente. Non sto parlando necessariamente di entità appartenenti allo stretto circolo italiano anche perché con tutto il rispetto di nomi se ne potrebbero fare davvero pochi. Quello che distingue invece i toscani dal resto dei gruppi di questo speciale é la straordinaria esterofilia della loro proposta. Ascoltando "Cerebral Heart" non si percepiscono infatti quei difetti e quelle contraddizioni che da sempre accompagnano la nostra scena. I riferimenti ci sono eccome a partire dai Meshuggah per finire ai Neurosis ma gli Incoming Cerebral Overdrive sanno come infondere dolore e agonia senza risultare uno dei tanti cloni sparsi per il mondo. Una produzione secca e incisiva, la sapiente mano di Kurt Ballou dei Converge e la pazzesca voce di Samuele Storai fanno la differenza nella presentazione di una manciata di canzoni disarmanti per impatto e intelligenza sonora. "Un sostanziale bilanciamento tra razionalità e passione, dolore cerebrale e emotività carnale " dal quale farete bene a proteggervi.

AT THE SOUNDAWN

Partono le prime note di "Slight Variations" e si capisce subito che questo non sarà un ascolto come gli altri. "Red Square: We Comes In Waves" segna il debutto dei modenesi At The Soundawn gruppo in bilico tra tentazioni post di qualunque tipo e provenienza. L"attitudine è quella figlia dell"hardcore più allucinato ma il più delle volte viene compromessa con influenze che vanno dai Red Sparowes ai Tool nella capacità di individuare melodie di spessore e atmosfere eteree funzionali all"impatto ricercato. L"assalto vocale di Mirco Migliori e un talento compositivo fuori dal comune rendono eccitante lo scorrere delle canzoni di questo esordio così come le prospettive future di una band che si pone fin da adesso ben  pochi limiti. Impazienti di sapere quali porte riusciranno a sfondare chiediamo umilmente perdono sperando che gli At The Soundawn si impietosiscano e ci lascino sopravvivere ancora per un pò. Qualora non accadesse la pioggia cadrà sulle nostra ossa rotte e il suo battito costante accompagnerà in sottofondo il frastuono di pezzi meravigliosi come "One Day Before" e "Phone Will".