ANKKAROCK 2010 LAUANTAI :

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ANKKAROCK 2010 LAUANTAI

ANKKAROCK 2010 LAUANTAI

Mi trovo nell"esatta situazione di un bambino che sta per scartare avidamente un regalo incurante della sua presentazione. In sede di editoriale ho già analizzato certi argomenti e risposto ai quesiti che emergono violentemente dopo manifestazioni del genere quindi posso dedicarmi in maniera esclusiva all"aspetto ludico di uno dei migliori festival europei. Anche quest"anno a Korso, Vantaa si sono ritrovati artisti e persone di diverso genere, musicisti di valore e manichini da copertina, adolescenti e caricature di loro stessi in grande quantità nonostante lo svolgimento contemporaneo del Flow Festival a poche miglia di distanza. Immagino che sia doveroso sottolineare due aspetti fondamentali che hanno distinto questa edizione dell"Ankkarock. Il primo riguarda la presenza femminile che si è fatta ancora più importante. Il secondo che tra tanti concerti metal il pop di origine nordica riesce sempre e comunque a farsi breccia dimostrando quanto sia povera la nostra cultura musicale. A dare inizio alle danze è toccato a due gruppi di casa come Tarot e Stam1na. Marco Hietala e Tommi Selmala hanno dominato il palco regalando spessore ai brani di "Crows Fly Black" e "Gravity Of Light". Dopo le formidabili "I Walk Forever" e "Satan Is Dead" la concentrazione ha lasciato spazio al divertimento e sono emerse le vere ragioni per cui il gruppo esiste. Il bassista e cantante dei Nightwish ha concesso momenti ironici al pubblico e canzoni come "Calling Down The Rain" e "Pyre Of Gods" hanno fatto il resto. Il concerto si è chiuso con "Traitor" e una bizzarra polka finlandese.  Il combo di Antti "Hyrde" Hyyrynen mi aveva ottimamente impressionato l"anno passato ma lo show di quest"oggi è andato oltre qualunque previsione. Accolto in maniera trionfale dai presenti il quintetto di Lemi ha festeggiato la release di "Viimeinen Atlantis" alternando in continuazione thrash e modern metal con qualche sprazzo vagamente progressive e liriche in rigoroso idioma lappone.  "Piste Jolta Ei Ollut Paluuta", "Pakkolasku" e "Jäteputkiaivot" scatenano la furia della Puistolava e la performance non conosce momenti di sosta. Un fottuto massacro collettivo direbbero gli Extrema con la differenza che a casa nostra gli eroi locali non vengono trattati in questo modo. L"ingresso del tastierista Emil Lähteenmäki ha donato ulteriore sostanza al loro suono e "Lääke" e "Eloonjäänyt" chiudono la setlist nel delirio totale.  Tra le due esibizioni ho avuto modo di constatare lo squallore perpetuato dagli All Time Low, realmente uno dei più scarsi gruppi nei quali abbia mai avuto la sfortuna di imbattermi, e di ammirare Christel Martina Sundberg in arte Chisu, una giovane biondina che ha già pubblicato due album di successo, "Alkovi" e "Vapaa Ja Yksin", e composto brani per artisti del calibro di Tarja Turunen. Non mi sorprenderei affatto se nel giro di qualche mese la trovassimo in classifica anche dalle nostre parti. Nel frattempo è arrivato Danko Jones, piuttosto trafelato ma sempre felice di onorare tutti i suoi impegni. Quando il trio sale sul palco la stanchezza scompare in pochi secondi e il rock n" roll diventa protagonista assoluto.  "I Think Bad Thoughts" e "Active Volcanos" scaldano immediatamente la folla e l"autore di "Below The Belt" contribuisce a rendere l"atmosfera elettrica con le sue invettive. Nella prima ricorda una precedente apparizione all"Ankkarock quando condivise il palco con Backyard Babies, Michael Monroe e Nina Persson dei Cardigans per una memorabile versione di "Friends". E" tempo poi per le dediche al più grande cantante di tutti i tempi, “non Michael Jackson, non John Lennon, non il fottuto Axl Rose ma Ronnie James Dio!!!” e altre celebrità che non ci sono più come Dimebag Darrell, Pete Steele, Cliff Burton e Randy Rhoads. Il concerto prosegue con una pazzesca "Forget My Name" e le divertenti "Sticky Situation" e "First Date", quest"ultima estratta dalla recente raccolta di "B-Sides". Anche John Calabrese non si risparmia certamente e il finale di esibizione è un trionfo totale. "Full Of Regret", "Invisible", "White Cadillac" e "The Mountain" confermano Danko Jones come uno dei più eccitanti act dal vivo di oggi e sottolineano fin dalle prime ore del pomeriggio il motivo per cui questo festival è un successo. Una decina di minuti per salire alla Korsolava e tra un"intervista e l"altra riesco a farmi trovare presente al momento in cui Ola Salo - versione Dave Gahan al Festivalbar "87 dove i Depeche Mode suonarono "Strangelove" – inizia il suo folgorante spettacolo. Inutile dirlo, dopo due canzoni la platea sapeva già chi era il re incontrastato dell"evento. Oltre alla devastante presenza scenica il frontman svedese possiede una capacità innata nel rendere un banale ritornello da spiaggia un anthem indimenticabile. Il quinto full lenght è appena uscito nei negozi ma "Take A Shine To Me" e "Superstar" sono già dei successi e al loro fianco sfrecciano classici come "The Worrying Kind", "Prayer For The Weekend", "Absolutely No Decorum". L"intesa con Martin Axén è come sempre perfetta e in nome del glam, tra improbabili kimono e tute alla Wonder Woman che sfilano via come fossimo in teatro a vedere uno spettacolo di Arturo Brachetti, porsi limiti è davvero impossibile. I The Ark non se ne curano minimamente e danno fondo a tutte le loro energie superando per consistenza anche la prova di tre anni fa. "It Takes A Fool To Remain Sane" e "One Of Us Is Gonna Die Young" chiudono la prima parte del concerto mentre alla disturbata "Hygiene Squad", senza dubbio la traccia più esaltante di "In Full Regalia, e a "Calleth You, Cometh I" spetta il compito di salutare il pubblico e ricevere una vera e propria ovazione. Amy McDonald ha vinto la sfida a distanza con Maija Vilkkumaa e al sopraggiungere del tramonto è toccato agli Editors portare una ventata di freschezza nell"area adiacente all"aeroporto finlandese. Obiettivo riuscito con un concerto di intensità paurosa nonostante Tom Smith si sia presentato in condizioni precarie. La scaletta ridotta rispetto a qualche settimana prima all"Italia Wave di Livorno ha permesso di selezionare solo i classici rendendo l"esibizione un crescendo incorruttibile. Il gruppo nato alla Staffordshire University è partito con "In This Light And On This Evening" e "An End Has A Start" e ha letteralmente spiccato il volo con "Blood". Da quel momento il distacco tra musicisti e spettatori si è assottigliato fino a divenire come un velo trasparente, qualcosa di appena percepibile solo dagli occhi e il frontman degli inglesi si è scatenato offrendo il massimo in "The Racing Rats" e "No Sound But The Wind". Aggiungete il fatto che due pezzi come "Munich" e "Papillon" sono ormai dei classici dei tempi moderni e capirete perché mi sento applaudire senza alcun rimorso la loro prestazione. L"impressione è quella di una band che non ha ancora sfruttato il suo potenziale per intero e quindi prepariamoci a qualcosa di enorme in futuro. La conclusione della prima giornata dell"Ankkarock spetta agli Apocalyptica che hanno appena rilasciato il loro settimo lavoro in studio. Il concerto è l"esatta trasposizione di quanto si percepisce ascoltando "The 7th Symphony" ovvero di due anime che lottano tra loro. Da una parte quella classica dettata dalla potenza espressiva dei violoncelli e da una cura spasmodica degli arrangiamenti. Dall"altra quella rappresentata dal tentativo di sfondare oltre oceano arricchendo il più possibile la presenza di artisti provenienti dallo scenario alternative. Tipe Johnson non è certo Gavin Rossdale, tanto per citare un cantante con cui i finlandesi hanno collaborato di recente, e l"esito complessivo ne risente sebbene Eicca Toppinen, Paavo Lötiönen e Perttu Kivilaakso facciano di tutto per rendere l"atmosfera elettrica. "Refuse/Resist", "I"m Not Jesus", "End Of Me" e "At The Gates Of Manala" i passaggi più avvincenti mentre l"aria comincia a raffreddarsi e l"oscurità piomba sulla notte nordica.