ANKKAROCK 2009 SUNNUNTAI :

Ancora l"eco di "Roots Bloody Roots" nelle orecchie ed è già l"ora di avviarsi verso i boschi di ... Ancora l"eco di "Roots Bloody Roots" nelle orecchie ed è già l"ora di avviarsi verso i boschi di Korso  e assistere ... thumbnail 1 summary

ANKKAROCK 2009 SUNNUNTAI

ANKKAROCK 2009 SUNNUNTAI

Ancora l"eco di "Roots Bloody Roots" nelle orecchie ed è già l"ora di avviarsi verso i boschi di Korso  e assistere alla seconda giornata dell"Ankkarock. E" una domenica caldissima, circa ventotto gradi e un sole che picchia così tanto da costringere i pallidi finlandesi al coperto fino all"inizio dei concerti. Ecco allora un furioso acquazzone proprio prima l"esibizione degli Amorphis per rinfrescare le fumose idee nel godereccio backstage e rendere ancora più elettrizzante quella che a mio parere è stata la migliore prestazione in assoluto nella due giorni nordica. Il successo di "Skyforger", il ricordo del concerto di due anni fa a supporto di "Silent Waters" e in generale la chiusura della trilogia sul Kalevala devono avere caricato in maniera eccezionale Tomi Joutsen che sono saliti sul palco della Korsolava con una cattiveria e una concentrazione davvero inimmaginabili per un gruppo che ha da tempo consolidato la sua posizione nel panorama metal internazionale. Il sostituto di Pasi Koskinen è nelle fila della band da soli quattro anni ma con tre lavori in studio e una serie di performance memorabili è parte integrante della storia degli Amorphis e anche in questo decadente frammento di pomeriggio estivo pare deciso a dimostrarlo. Il suo approccio al growl, le parti melodiche su "From The Heaven Of My Heart" e "Silver Bride" cantate a tutta voce dagli oltre dodicimila paganti e le movenze on stage hanno illuminato lo spettacolo nella sua intera durata. Più timido ma non meno sensazionale Esa Holopainen che per chi scrive è attualmente uno dei tre-quattro migliori solisti in campo estremo. Il suo tocco pulito e i disegni artistici – perché questa è l"unica definizione che riesco a dare loro - costruiti assieme a Tomi Koivusaari e Santeri Kallio hanno portato all"estasi una folla impazzita. Primi nelle classifiche, primi nei cuori dei finlandesi e anche di noi ospiti di un assalto sonoro da brividi. "Towards And Against", "Majestic Beast", "Silent Waters", "The Smoke" e ancora "Sampo" e "My Kantele" i titoli che ricordo nel momento in cui scrivo le seguenti parole ma limitare questa recensione a qualche frangente sarebbe un delitto. Accanto a me un ragazzo ricoperto di tatuaggi ispirati a "Tales Of Thousand Lakes" e "Tuonela" ha cantato dal primo all"ultimo tutti i testi del gruppo con ferocia inaudita stupendosi come il sottoscritto per come la pioggia abbia cessato d"incanto di battere proprio quando il verso "Sleep is a house I built for you" ha chiuso la meravigliosa "House Of Sleep". Un concerto magico che i presenti ricorderanno tutta la vita. Mentre i Kotiteollisuus scaldano la Rocklava è tempo per il sottoscritto di spostarsi ai "piani bassi" dell"arena per il concerto e l"intervista dei Turisas che trovate online nell"apposita sezione. Devo ammettere che avevo qualche dubbio sull"effettiva riuscita della trasposizione delle storie di "Battle Metal" e "The Varangian Way" dal vivo ma l"esibizione dei vichinghi guidati da Mathias "Warlord" Nygård ha cancellato ogni dubbio. Prima di tutto è doveroso sottolineare come il gruppo reduce da Wacken abbia ormai raggiunto una maturità tecnica invidiabile che permette all"immagine di consolidarsi e al pubblico di divertirsi con trovate pirotecniche, fiamme altissime, maschere e make up sanguinolento. Il mix tra symphonic, power, viking e folk metal funziona quindi alla grande e mentre Netta Skog si impegna per fare ballare i presenti con la sua fisarmonica Warlord e Jussi violentano l"audience con ritmiche feroci e incursioni nei gironi dell"inferno. "A Portage To The Unknown" e "Battle Metal" i momenti migliori di una performance vincente che conferma il successo dei due lavori in studio e di "A Finnish Summer With Turisas". Il tempo di fare i complimenti a Mathias e intervistarlo dietro palco e gli Amon Amarth hanno inaugurato un impressionante finale di festival con sette band enormi distribuite in poco più di quattro ore per accontentare anche i più diffidenti. In questo tempo ho cercato di seguire tutti i concerti perdendo inevitabilmente qualcosa negli spostamenti e dedicando più spazio alle mie preferenze. Johan Hegg e soci non hanno fatto fatica a catturare i cuori dei presenti e soffocarli presto in una presa maligna. Per questo la scaletta si è basata in prevalenza su pezzi in ottica live  e tra questi "Live For The Kill", "Runes To My Memory" e la storica "Death In Fire" hanno riscosso la risposta più rumorosa da parte del pubblico. Come al solito devastante la prova dietro le pelli di  Fredrik Andersson vero motore dell"incedere estremo creato dagli svedesi. Dopo varie conferme il sottoscritto si attende un capolavoro in studio che ne determini la definitiva consacrazione. "With Oden On Our Side" e "Twilight Of The Thunder God" sono ottimi dischi ma il gruppo di Tumba ha tutto per superarsi. Nemmeno il tempo di respirare e i Volbeat salgono sul palco della Korsolava accolti da una folla impressionante. Notevole il successo di "Guitar Gangsters & Cadillac Blood" anche in Finlandia ma pensare a un tributo del genere era difficile anche per loro. I danesi galvanizzati da tanto entusiasmo hanno dato vita a un set tiratissimo e bilanciato alla perfezione tra melodia, ritmiche assassine e influenze tipicamente rock n" roll. La title track dell"ultimo album e "Hallelujah Goat" i pezzi migliori di un set con il quale  Michael Poulsen ha dimostrato di sapere tenere la scena come le migliori rockstar. Tutto questo mentre i Fucked Up demolivano letteralmente il palco della Puistolava mettendo a rischio la sicurezza per il successivo concerto dei TV On The Radio e lasciando che enormi dosi di hardcore e filosofia do it yourself penetrassero nell"aria finlandese. Il tasso di umidità atroce e l"altezza dello stage non hanno impaurito di certo Damian Abraham che si è gettato un paio di volte sul pubblico, spogliato, lasciato andare al delirio di "Crooked Head", "Police" e "Crusades" che ha posto la parola fine a un concerto di grandissima intensità. Curioso poi fermarlo qualche ora nel backstage e scoprirne il lato giocoso e dolce. Una persona creativa e disponibile che una volta piazziato dietro al microfono si trasforma. Una corsa alla Rocklava per non perdere nemmeno una nota del ritorno in Europa dei Testament ed eccomi giusto in tempo per vedere la mastodontica figura di Chuck Billy salire lentamente sul palco. Al suo fianco Greg Christian, Eric Peterson, Paul Bostaph e Alex Skolnick. Come dire la storia del thrash metal. "The Preacher" e "The New Order" scaldano il pubblico ammutolito davanti al sostituto di Dave Lombardo negli Slayer che lascia la doppia cassa solamente dopo quindici minuti filati. "Practice What You Preach" e "More Than Meets The Eye" mostrano invece l"infinita passione nelle corde vocali di un frontman che a quest"ora potrebbe starsene seduto in poltrona a guardarsi le partite di football americano invece di sgolarsi in nome degli anni ottanta. La verità è che non si diventa delle icone per caso e questo risponde a qualunque quesito in proposito. Stupendo anche vedere un Alex Skolnick tanto motivato stuprare la sua Les Paul fino a farla guaire di piacere. "Burnt Offerings" e "Into The Pit" provocano i maggiori danni al pubblico delirante mentre "Disciples Of The Watch" e "D.N.R." chiudono una prima parte di concerto da paura. Tocca a "The Formation Of Damnation" la title track dell"ultimo lavoro in studio dare gli ultimi rintocchi in una serata bollente anche a causa della prestazione solidissima di un gruppo immortale. Il cuore mi ha tenuto davanti ai californiani per l"intera durata del loro show facendomi perdere i The National che dalle voci nel backstage hanno sorpreso un pò tutti. "The Boxer" è un grande disco e la cosa certo non mi lascia interdetto. La serata si è conclusa con due nomi totalmente differenti per genere, provenienza, attitudine e influenze. Entrambi hanno regalato qualcosa a un festival che non poteva lasciare cadere il sipario in maniera trascurabile. Ecco allora che Sonata Arctica e TV On The Radio a modo loro hanno diviso il pubblico con due spettacoli di rara intensità emotiva. I primi giocavano in casa, sono una leggenda qua in Finlandia e col nuovo album alle porte – "The Days Of Grays" piacerà tantissimo a chi ama i primi album della band – e una serie di fuochi d"artificio di supporto hanno toccato a detta di molti il loro apice dal vivo. "The Cage", "Caleb" e "Don"t Say A Word" le gemme di un set molto tirato, melodico e ruffiano da parte di Tony Kakko e soci. Prima del concerto il chitarrista Elias Viljanen mi ha fatto sentire qualcosa del suo disco solista e devo ammettere che è un"esperienza che vale la pena provare. Alla Puistolava tutt"altre sonorità con i TV On The Radio e la straordinaria voce di Tunde Adebimpe che non pare porre più alcun limite al suo immenso talento. Le canzoni del fortunato "Dear Science" hanno naturalmente costruito l"ossatura principale di una performance di grande impatto visivo con "Halfway Home", "Golden Age" e "Crying" assolute protagoniste di un inizio travolgente. Col tempo i ritmi sono calati, la sperimentazione ha preso campo e il fumo attorno allo stage si è fatto più denso. Oltre a Kyp Malone e Adebimpe grande la prova di David Andrew Sitek  chitarrista troppo sottovalutato nella scena mondiale ma autore di tre-quattro passaggi da brividi. A "Dancing Choose" e "Staring At The Sun" il compito di chiudere tra gli applausi scroscianti l"edizione di quest"anno. Il pensiero è già all"Ankkarock della prossima estate e vi assicuro che in Europa difficilmente si trovano altre occasioni per coniugare passione per la musica, natura, bellezze artistiche e organizzazione come nella capitale finlandese. Accidenti sono le undici è tempo di correre al Tavastia. Scusate ma devo proprio andare...