-Core
King Of The Opera
Italia
Pubblicato il 13/03/2014 da Lorenzo Becciani

Quando ho ascoltato il disco la prima volta mi sono subito chiesto quale sarebbe potuto essere il mercato di riferimento. A chi pensi possa piacere 'Driftwood'?
Senza dubbio è una riflessione che facciamo a posteriori. Non ci siamo orientati verso un mercato in particolare perché non fa parte della nostra natura. Stavamo sperimentando strade diverse quando è nata l'idea di una suite che fondesse insieme tre pezzi incompiuti, senza un testo ed un arrangiamento definito, che possedevano affinità armoniche. Credo che 'Driftwood' si distingua parecchio dalla consueta produzione italiana e per questo possa piacere ad un gruppo anagraficamente più adulto e nello specifico agli appassionati di prog rock. E' nato tutto in modo molto spontaneo. Non essendoci mai misurati su formati di tale lunghezza non sapevamo come comportarci ed avevamo il timore di dilatare troppo le cose. Posso dirti che c'è stato un grosso lavoro di editing con il tastierista dei Julie's Haircut.

Adesso che il secondo lavoro in studio è realtà possiamo dire che il progetto e' piu' focalizzato e collettivo?
Sono il maggiore autore dei pezzi e, anche se cerco sempre di descrivere un certo immaginario, sono convinto che ogni produzione debba avere la sua identità. Per questo non saprei dirti se è più focalizzato. Musicalmente ci piace avventurarci in territori sonori diversi sebbene a livello lirico ci siano dei temi che ricorrono. 'Nothing Outstanding' per esempio era un album sul disorientamento mentre in 'Driftwood' si parla di smarrimento vero e proprio. E' un percorso che intendo continuare anche con il prossimo lavoro e non è un caso che la deriva sia un principio fondante.

Cosa vi ha spinto a pubblicare un brano di soli venti minuti?
Abbiamo pensato alle suite anni settanta. Siamo tutti fans dei King Crimson e personalmente anche degli Yes quindi in un certo senso abbiamo masticato certa roba. L'idea è nata all'ultimo minuto quando ci siamo resi conto della corrispondenza tra questi pezzi. In origine sarebbe dovuto essere il lato di un lp ma visto che abbiamo tanto materiale non era nostra intenzione disperderlo.

Quali sono le differenze principali con 'Nothing Outstanding'?
Recentemente ci hanno chiesto di scrivere quali sono i dieci album che ci hanno ispirato e abbiamo capito che non saremo mai d'accordo. Proveniamo da ambienti troppo diversi e quindi non c'è un filo conduttore preciso a livello musicale. I pezzi nascono acustici e semmai possiamo parlare di influenze in termini di arrangiamento ma, senza volere apparire presuntuosi, non ci interessa seguire un approccio citazionista. Ci concentriamo più sulla composizione che sul suono ed Andrea Rovacchi è stato fondamentale in questo. Trovo che ci siano delle analogie con 'Ashram Equinox' dei Julie's Haircut perché abbiamo adoperato la stessa strumentazione. Il moog della seconda parte è il medesimo. Personalmente ho regolato i toni della chitarra, scelto gli effetti che mi piacevano per trovare un certo equilibrio ma senza riferimenti particolari. Come Samuel Katarro rielaboravo molto di più le mie ispirazioni. In questo caso no.

Quanti strumenti ci sono sull'album?
Non molti a dire la verità. Simone possiede uno stile percussivo che esula dagli accenti rock e quindi si adatta bene a questo tipo di esperienza. Ci sono tanti timbri di tastiera diversi mentre io ho suonato poco. Le chitarre sono state registrate quasi esclusivamente in sovraincisione e mi sono limitato a dare dei colori al tutto. Mi piacciono i suoni analogici e anche in fase di editing non abbiamo usato campioni.

La parte iniziale sembra quasi un field recording...
Sono riuscito ad ottenerla con un microfono filtrato dai pedali della chitarra. E' un effetto molto onirico che ho riverberato al massimo aggiungendo un po' di overdrive. Poi ho loopato le linee vocali, la strofa è pensata come una fuga ed in generale il pezzo è costruito su un accordo solo. L'arpeggio è molto gotico.

La scelta di lavorare con Andrea Rovati è legata al rapporto che avete instaurato o per dare continuità con i lavori precedenti?
Soprattutto perché 'Driftwood' ci ricordava le produzioni kraut rock dei Julie's Haircut. Avendoci seguito anche in tour è stata una scelta naturale.

Ritengo che l'album sia molto cinematografico. E' un potere che nasce durante la composizione dei brani oppure qualcosa di casuale?
Direi entrambe le cose. 'Driftwood' segue una narrazione precisa. Per raccontare la storia in venti minuti abbiamo cercato di riprodurre la sensazione del mare con un ocean drum e seguire dinamiche a onde simulando tempesta o bonaccia. Francesco è un grande appassionato di cinema e di colonne sonore. Nella lista che ti dicevo prima ha inserito 'Social Network' e '2001 Odissea Nello Spazio'. Anche in 'Nothing Outstanding' c'era un pezzo, 'Pure Ash Dream', ispirato alla colonna sonora di 'Shining'.

Pensi che 'Driftwood' possa adattarsi come sottofondo di un'installazione contemporanea? Siete alla ricerca di canali espressivi diversi?
Per me è il futuro ma anche già il presente. Le forme d'arte convergono in una sola e si cerca di rendere il tutto più multimediale possibile. Per fare questo abbiamo coinvolto una factory di Prato, dei videomakers che hanno realizzato un cortometraggio di venti che visualizzerà il progetto. La curiosità è che il film è nato dall'album e non viceversa come accade di solito.

Adesso prova a recensire i tre movimenti dell'album con un breve commento..
'Colours And Light' è senza dubbio il brano più cantautoriale, scarno, che rimane di più. L'abbiamo scelto come overture perché il tema è riconoscibile rispetto agli altri.
'I Remember Something' propone un approccio più minimale con parti ambient ed altre più violente, a tratti puà ricordare gli Amon Duul ed è sicuramente un pezzo schizofrenico.
'Counting Shadows' è il corale che chiude l'album con linee vocali ossessive ed un'esplosione finale che coincide con l'approdo del naufrago su una spiaggia. E' un punto di arrivo.

La deriva interiore del protagonista è una metafora per parlare di qualcosa che ti interessa particolarmente?
Lo è certamente. Ho ventotto anni ed affronto sempre temi personali. Più mi avvicino ai trenta e più mi sento sperduto. L'idea del mare è nata perchè sono molto legato all'acqua per motivi astrologici e c'è comunque una forte affinità. Anche nel passato c'erano numerosi riferimenti geografici nella mia musica.

Nella cosiddetta scena italiana pesa sempre la difficoltà nell'emergere all'estero soprattutto per un discorso di pronuncia inglese. Quali sono a tuo parere gli artisti che meriterebbero di essere ascoltati al di fuori dei nostri confini?
I più fighi di tutti sono i Father Murphy. La loro ormai è musica sacra. Trovo molto bello l'album dei Blue Willa e poi senza dubbio i Jennifer Gentle che però sono già riusciti ad uscire grazie al contratto con la Sub Pop.

Ti senti piu un re, saggio o malvagio, che domina i suou sudditi nella finzione o più uno spettatore all'opera?
Non mi sono mai sentito spettatore. Probabilmente nel caso sarei andato più in contro ai gusti del pubblico. Racconto me stesso con totale sincerità e amo l'aspetto teatrale della mia musica.

(parole di Alberto Mariotti)

King Of The Opera
From Italia

Discography
Nothing Outstanding (2012)
Driftwood (2014)
Pangos Sessions (2016)
Nowhere Blues (2020)