Nosound : Italia

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NosoundItalia

Nosound - Italia

Pubblicato il 29/09/2008 da lorenzobecciani

Intanto vuoi introdurre il progetto Nosound a coloro che ancora non lo conoscono tracciando quelli che sono gli eventi significativi dalla formazione fino a oggi ?
Innanzitutto grazie per lo spazio che ci stai offrendo e per le belle parole spese sul nuovo disco! Il progetto in quanto tale e’ nato nel 2005 con l’uscita dell’album di esordio "Sol29", anche se parte delle fondamenta della musica erano gia’ presenti nei miei progetti e musiche passate. Dopo un po’ di tempo speso, come sempre, alla realizzazione di demo per amici e parenti, ho deciso che era ora di dare una identita’ propria alla mia musica, sia in senso pratico che in senso artistico. Le ultime composizioni che avevo fatto cominciavano a muoversi dal campo ambient/elettronico con il quale sono in parte cresciuto a cose che racchiudevano primitive forme di canzone, ed e’ cosi’ che raccolgiendo materiale gia’ composto ed aggiungendone di nuovo e’ nato "Sol29". Come forse spesso accade il tutto e’ nato come una scommessa e per caso, anche se devo dire con una quantita’ di lavoro (non solo musicale) che non so se sarei in grado, oggi, di rifare! Da lì in poi gli eventi negli ultimi tre anni si sono evoluti in modo decisamente veloce, con un’accoglienza da parte della stampa e del pubblico che mai mi sarei aspettato, vendite che hanno permesso le successive ristampe e gli investimenti per la promozione, ed hanno portato alle piccole release  che ci sono state nel 2006 e nel 2007. Accanto ad un interesse sempre crescente ed a tanto lavoro su materiale nuovo, c’e’ stata anche la formazione propria della band (con un paio di cambi di percorso) al di la’ della sola esecuzione dal vivo, diverse collaborazioni e l’incontro con BurningShed, Tim Bowness, Steven Wilson, Rob Palmen, e piu’ di recente K-Scope. Anche se dopo due anni la base di "Lightdark" era praticamente gia’ pronta e’ stato fatto da parte di tutti un grandissimo lavoro per far diventare il tutto quello che e’ oggi,  sicuramente un passo avanti alla situazione della prima uscita di "Sol29".
Sono ovvi i riferimenti ai Porcupine Tree nel tuo sound ma in questo disco hai sicuramente abbracciato un approccio più personale. Quali sono le tue influenze principali e gli obiettivi che ti eri posto prima di entare in studio ?
Sicuramente il mio riferimento principale sin da quando sono piccolo sono sempre stati i Pink Floyd, da cui e’ poi derivato l’interesse per i primi Porcupine Tree e Radiohead, che a loro volta rielaborano in chiave moderna  il suono floydiano. Le influenze sono tante e soprattutto spesso variabili, sicuramente la musica elettronica ed ambient cosi’ come le soundtrack sono da sempre una mia passione. Negli ultimi anni mi sono ritrovato anche ad apprezzare moltissimo band come Tool e God Machine, decisamente piu’ scuri, cosi’ come le derivazioni piu’ originali del post rock come Bark Psychosis, Sigur Ros, e tanta musica nordeuropea che mischia influenze in modo davvero originale. Mi vengono ad esempio in mente gli Ulver degli ultimi anni, Efterklang e Under Byen. Per fortuna risorse come Last.fm ci permettono veramente di scoprire nuova musica ogni giorno, e credo che anche per chi scrive musica sia fondamentale ascoltarne di altra e di nuova, per tenere sempre vivo l’interesse verso la scoperta e lo stupore dell’ascolto musicale, che si rischia altrimenti di perdere quando si e’ troppo ‘dentro’ dall’altro punto di vista. Circa gli obiettivi ad essere sincero non mi pongo mai obiettivi particolari, anche se ho sempre una mia idea ben precisa di ‘cosa’ deve essere il ‘prossimo album’. Come anche per i singoli pezzi, parto sempre da un’idea globale ben definita nella mia mente, intendendo come globale il ‘cosa’ deve dire, magari il ‘come’ a livello di idea sonora e visiva e stilistica, e da li parte successivamente il discorso musicale. Per "Lightdark" l’intenzione era piu’ o meno quella di continuare la strada di quanto detto con "Sol29", ma in un modo piu’ ‘proprio’ ed unico, filtrando di piu’ i contenuti per arrivare dritti alla vera cosa importante della mia idea musicale (o artistica piu’ in generale), l’emozione. La musica per me un ‘semplice’ mezzo emotivo, non e’ mai il fine stesso del mio fare musica, quel tipo di apprezzamento musicale non mi e’ mai appartenuto e lo lascio ad altri…in fondo il mondo e’ bello perche’ e’ vario e c’e’ spazio per tutti! Per me qualsiasi cosa in grado di veicolare cio’ che voglio dire in modo diretto e’ la benvenuta, a prescindere che sia una cosa che di solito si fa o no, che possa risultare noiosa o troppo ostica, non mi interessa il ‘mezzo’ mi interessa il fine ed arrivarci secondo la mia idea..in tal senso Lightdark credo chiuda un qualcosa iniziato con "Sol29" e che verra’ coniugato in modo diverso nei prossimi lavori.
Come sei entrato in contatto con Tim Bowness ?
L’incontro con Tim e’ capitato attraverso BurningShed, etichetta online da lui stesso gestita e fondata. Ai tempi di "Sol29" manifestarono il loro interesse verso la copia promozionale che inviai, e fu lo staff che passo’ il disco a Tim che aveva sentito di noi forse solo tramite alcuni contatti precedenti con Steven Wilson. Devo dire che sin dal primo momento e dai suoi primi commenti il rapporto con Tim e’ stato immediatamente positivo e creativo. Quasi subito decidemmo di provare a fare qualcosa con la mia musica e la sua voce, in quanto avevo altro materiale rimasto fuori che poteva prestarsi a questa diversa combinazione. Di lì a poco e’ nata la primordiale versione di "Someone Starts To Fade Away", che oggi si puo’ sentire in arrangiamento Nosound su "Lightdark". La collaborazione con Tim e’ forse l’unico caso in cui mi trovo completamente a mio agio lavorando con un’altra persona sia a distanza che di persona, come se da sempre ci conoscessimo. Abbiamo molti gusti diversi ma anche un territorio comune molto vasto, ed una combinazione in cui ognuno porta la sua parte e quasi sempre il tutto sembra fatto l’un per l’altro in modo quasi naturale. Dopo vari incontri e registrazioni miste per i nostri rispettivi main projects, abbiamo al momento materiale pronto per un nostro album che dovrebbe vedere la luce tra non molto…credo allora sara’ piu’ chiaro quanto ho detto sopra circa l’incredibile combinazione, riconducibile ai nostri rispettivi lavori ma allo stesso tempo obliqua a questi verso nuove direzioni.
E" stato grazie a lui che hai firmato con K-Scope ?
Come ho avuto modo di dire all’inizio, l’incontro e l’apprezzamento di persone come Tim, Steven, Rob sicuramente e’ stata fondamentale per tutti i passi che abbiamo fatto, dall’autoproduzione e auto promozione alla Burning Shed, e da questa alla K-Scope. Essendo una proposta di fatto nuovamente giustamente non tutti gli ascoltatori sono magari disposti a richiare un consiglio sbagliato, per cui alcuni riferimenti noti aiutano sempre mettendo sicurezza in chi magari deve comprare la musica dopo una recensione ma non vuole rischiare di aver buttato i soldi. Anche con K-Scope tutti sappiamo quanto oggi sia difficile navigare in mezzo a tutta la musica che c’e’ in giro, quindi sicuramente la connessione e l’apprezzamento espresso da Tim e la sua BurningShed hanno fatto in modo che l’etichetta ci conoscesse gia’, facilitando tutto cio’ che e’ venuto dopo. Cosi’ come accaduto con BurningShed, devo dire che gia’ con questa prima uscita di "Lightdark" hanno dimostrato di essere un team incredibilmente competente, amante della musica e dei propri artisti, un approccio che mi ha stupito non poco conoscendo purtroppo quello ‘tipico’ nostrano. Alla fine la cosa triste e’ che l’atteggiamento di rifiutare qualsiasi cosa venisse dall’Italia ci ha aiutato a non trovarsi incastrati ed avere accesso a quanto di meglio c’e’ all’estero.
La collaborazione con Marianne Dechastelaine com"è nata invece ?
La prima volta che ho conosciuto Marianne eravamo a New York con Tim per registrare alcuni brani per il nostro lavoro, e loro avevano gia’ lavorato insieme in passato tanti anni prima. L’incontro con Marianne e’ stato quasi fulminante, senza aver mai sentito neanche di nome la mia musica si e’ seduta ed ha cominciato a suonare le cose che avevo nella mia mente, stupendo un po’ tutti ed anche se stessa! Di li’ in poi dopo le fruttuose registrazioni a New York (parte delle quali saranno sul disco con Tim e sono apparse anche sul recente "Schoolyard Ghosts"), ci siamo sentiti con Marianne diverse volte pensando a quanto inaspettato fosse stato il comune feeling verso questa musica, ed abbiamo deciso cosi’ di lavorare insieme anche per alcune cose di "Lightdark". Anche con Marianne l’approccio e’ stato quello di una condivisione totale del mood per lasciare poi libero spazio al sentimento interpretativo della persona, raccogliendo tutto il materiale che e’ poi stato montato in studio creando gli intrecci che si possono sentire ad esempio in "The Misplay" e "Kites". Credo che sicuramente Marianne sara’ un ospite anche per il prossimo disco, ho gia’ almeno un paio di idee di cui abbiamo gia’ parlato in questi mesi…
Come nasce "Ligthdark" ?
Se intendi il disco, credo che alla base ci sia quanto detto sulle idee prima di entrare in studio. In generale la musica e la composizione amo farle nel mio studio personale, rispettando quelli che sono i ritmi e tempi che mi sono propri, per poi portare ed ascoltare i demo con gli altri, provare insieme per capire cosa si puo’ migliorare o cambiare, per poi iniziare le vere e proprie registrazioni. Successivamente il lavoro finale di produzione, missaggio e mastering preferisco farlo nuovamente nel mio studio, dove ci troviamo con il gruppo per ascoltare insieme l’evoluzione del tutto. In verita’ non e’ semplicissimo spiegare un processo che, in un certo senso, non esiste nella realta’ in modo definitivo ma e’ sempre asservito al contesto ed al momento. Se invece ti riferivi al nome, essendo anche un fotografo (nella mia mente musica ed immagini sono sempre due cose imprescindibili) mi piaceva il concetto dietro alla tecnica del chiaroscuro, del contrasto continuo della vita, dei ricordi e del futuro. Pur non essendoci un tema conduttore tra i pezzi Lightdark era in fondo un territorio comune sul quale si potevano spiegare, e cosi’ e’ nato tutto il concetto di "Lightdark".
La domanda che odiano tutti i musicisti. Quali sono le differenze sostanziali tra il nuovo album e quello che l"ha preceduto ?
Difficile odiare delle domande, in fondo le interviste sono l’unico momento che si ha per spiegare a chi ascolta il proprio punto di vista sulla propria musica. Credo che le differenze principali siano state non tanto in termini di ‘idea’ generale quanto di applicazione, essendo cambiate moltissime cose (se pur in tre anni) dall’esordio di "Sol29"! Le differenze sono state sia tecniche, in termini di mezzo a disposizioni, sia artistiche. Ad esempio se e’ vero che gia’ in "Sol29" la musica aveva un approccio da band, ero da solo a suonare tutte le parti, mentre "Lightdark" e’ stato composto forte della consapevolezza di avere menti vere dietro alla musica, altre teste e mani con un concetto molto chiaro della musica dei Nosound e di come apportare ognuno il proprio contributo diventando allo stesso tempo quasi ‘trasparente’ a completo servizio dell’emotivita’ musicale alla base della musica.
Dal punto di vista della registrazione e della produzione hai notato cambiamenti drastici ?
Sicuramente si, uno forse degli aspetti principali di differenza tra "Sol29" ed i lavori successivi. Sono decisamente un maniaco dello studio di registrazione, ed anche se ai tempi di "Sol29" lavoravo presso alcuni studi non avevo possibilita’ di fare il disco se non nel mio vecchio studio, tra l’altro utilizzando diverso materiale che veniva addirittura da alcune registrazioni su cassetta! Successivamente all’uscita di "Sol29" ho avuto modo di rinnovare completamente il mio studio personale avendo anche cominciato anche a missare e produrre altri gruppi. Avere la possibilita’ di usufruire nel proprio studio delle migliore tecnologie analogiche e digitali sicuramente ha aiutato molto il processo compositivo e di creazione di "Lightdark" perché a volte i ritmi ed i limiti temporali del lavoro in studio possono essere non semplici da gestire. Dunque si ci sono stati cambiamenti drastici e credo altri ce ne saranno, in particolare in questa musica dove ogni cosa, da un suono ad un colore di missaggio, possono essere parte creativa al pari di una linea melodica o un’armonizzazione di accordi.
In che modo componi i tuoi brani?
Credo che, pur essendo quasi sempre un processo di ‘libero fluire delle idee’, si puo’ applicare quanto abbiamo detto prima del come nasce un disco e cosa avevo in mente prima di entrare in studio per Lightdark. Sicuramente non esiste mai il ‘famoso’ processo della canzone demo composta al pianoforte o alla chitarra, quasi sempre quello che arriva e’ un’idea piuttosto ‘totale’. Essendo il mio modo di pensare non tanto musicale (anche perche’ non ho mai studiato musica applicandomi) quanto emozionale, quello che ho in mente e’ spesso un totale, qualcosa che ho bisogno di fermare non solo in termini di melodia e accordi, ma anche in termini di immagini, arrangiamento, pasta sonora, suono degli strumenti o di una voce, magari suono di alcune parole che voglio usare. In tal senso quando mi trovo a lavorare con altri devo sforzarmi a volte di entrare in ‘binari’ necessari a comunicare parlando la stessa lingua, anche se di solito poi ad un certo punto mi metto in disparte e cerco di buttare giu’ le cose principali che ho in mente per presentarle ed elaborarle successivamente insieme.
Quanto è difficile fare musica di questo tipo in Italia ?
Forse questa e’ la domanda sgradita, ci siamo arrivati! Purtroppo devo dire che l’esperienza con l’Italia e’ stata veramente pessima, portandomi quasi subito a scegliere di boicottare volontariamente gli addetti al settore (tranne pochissime eccezioni) nostrani investendo il tempo nella promozione estera. Ad esempio agli esordi di "Sol29" fuori dai confini abbiamo ricevuto attenzione ‘spontanea’ da parte di tantissime riviste nazionali molto importanti, mentre magari da noi sotto casa toccava quasi supplicare per avere quattro righe di onesta visibilita’ (nessuno chiede recensioni per forza positive) in qualche fanzine trimestrale. Devo dire che ancora una volta, come gia’ successo altre volte, stiamo ricevendo un po’ di attenzione ora che siamo rientrati, in un certo senso, dalla ‘finestra. Il contatto da un team fantastico come K-Scope ci ha aiutato ad entrare in contatto ad esempio con belle ed altrettanto fantastiche realta’ indipendenti italiane come Audioglobe, e da qui ad altri contatti altrettanto ‘selezionati’ (come suffisscore) che messi tutti insieme generano in effetti un panorama bello ed incoraggiante anche qui da noi. Cio’ che dovrebbe cambiare innanzitutto e’ l’educazione musicale di chi ascolta, non tanto ad apprezzare questo o un altro genere, quanto piuttosto alla filosofia dell’ascolto musicale non come entertainment ma come arte. Non tutto cio’  che e’ scritto su carta e’ operta letteraria, non tutto cio’ che e’ disegnato e’ un dipinto, ma tutto potrebbe potenzialmente esserlo. Occorrerebbe che tutti capissero quale e’ il difficile (e per questo unico) equilibrio che ognuno di noi sviluppa nel capire che da una parte non tutta la musica e’ arte, e dall’altra come tutta la musica potrebbe esserlo, per ognuno in modo diverso…ovvero lo sviluppo del proprio gusto e della propria sensibilita’. Credo che solo allora il mercato sarebbe costretto ad assomigliare di piu’ a quanto gia’ oggi si ‘respira’ in centro e nord Europa.
In fase di recensione ho trovato il primo disco quasi spezzato a metà con due parti profondamente diverse e  "From Silence To Noise" che si erge come fosse un muro di Berlino sonoro. E" stata una scelta voluta ?
Anche se forse e’ la prima volta che qualcuno se ne accorge, e’ stata una cosa definita anche se non a tavolino…nel fluire dei pezzi scelti per il disco si e’ creato un ordine quasi naturale delle cose, con una seconda parte in un certo senso piu’ intimista ed involuta della prima (di cui "From Silence To Noise" fa virtualmente parte per quasi 3/4). Di solito la prima parte, contenendo anche il pezzo piu’ rock ("Places Remained") e’ quella che viene apprezzata di piu’, ed e’ forse anche quella piu’ vicina idealmente a "Sol29". La seconda parte e’ invece da sempre la mia preferita..nella mia mente tendo non tanto a mettere le mie cose preferite in vista all’inizio, quanto piuttosto verso la fine, quanto forse la maggiore intensita’ puo’ esssere avvertita meglio essendo l’ascoltatore e’ gia’ instradato nella musica del disco, e dove solo l’ascoltatore piu’ attento e sensibile arriva..
Quello che è partito come un progetto da studio adesso ha un"attività live. Cosa deve aspettarsi una persona che vuole venire a un vostro concerto ?
Non per fare pubblicita’, ma credo dovrebbe aspettarsi sorpresa! Credo sia veramente incredibile come certa musica, definita da ambient rock a progressive rock, possa diventare dal vivo un qualcosa molto piu’ dinamico, molto piu’ vicino al concetto di "Lightdark" di quanto non possa esserlo da studio. Tutta la band e’ fantastica, e’ come suonare con una mente sola, e dal vivo e’ il momento in cui riusciamo ad esprimere meglio il contrasto delle parole sussurrate ed un filo di chitarra elettrica con i muri di suono di "From Silence To Noise". Inoltre non usiamo quasi mai basi o sequenze registrate, per cui anche l’aggiunta di tutte le parti suonate o arrangiate in modo da essere tutte suonate, aggiunge una vita alla musica difficile da definire in studio. Di solito tutti i pezzi sono arrangiati in modo da essere allo stesso tempo fedeli all’originali (in termini di suoni e strutture) e prevedere comunque molte vie di fuga, non preparate prima ma automaticamente applicate in certi punti dove l’interpretazione del momento ha modo di suonare su quello che e’ stato precedentemente registrato in studio.
Riuscite ad unire aspetto visuale e sonoro dal vivo ?
E’ un qualcosa che abbiamo fatto in passato per alcuni concerti e che vorremmo riproporre in modo piu’ esteso in un prossimo tour promozionale. Come dicevo precedentemente una buona parte della musica dei Nosound e’ legata alle immagini, statiche o in movimento, come dimostra anche il video di Kites pubblicato all’inizio di questa settimana. Mi piacerebbe sicuramente riproporre l’esecuzione integrale di "Lightdark", magari accompagnata da tutto il materiale visuale usato per i video ed il packaging. La sola precedente esecuzione integrale del disco che abbiamo fatto, benche’ decisamente faticosa per tenere alta e costante la carica emotiva nostra e del pubblico, e’ sicuramente una delle cose piu’ emozionanti che ricordo dei nostri concerti recenti.
Hai mai pensato alla tua musica come accompagnamento di installazioni contemporanee ?
Forse ho anticipato in parte questa domanda, sicuramente si! La musica per immagini e’ una cosa che mi accompagna da quando sono piccolo, e credo che tuttora sia il perche’ tante cose anche in "Lightdark" potrebbero essere una colonna sonora. Ad esempio credo che il ‘recente’ film di Aronofosky "The Fountain" sia forse il mio ideale, vicino a grandi capolavori della musica per immagini come "2001 Odissea nello Spazio". In certi casi credo non si possa piu’ parlare di musica per immagini  o di colonna sonora, ma di un’opera d’arte a 360 gradi che coinvolge vista e udito in maniera completa ed imprescindibile. Nel passato ho fatto alcuni lavori minori in tal senso, spero in futuro di avere occasione di lavorare con i tanti artisti del video che si stanno facendo strada oggi.
Di cosa parlano i tuoi testi ?
Non so quanto sia facile descrivere di cosa parlano in generale i testi, in quanto quasi sempre parlano di fatti molto personali del passato o del presente, rielaborati in chiave metaforica per avere un senso unico per me che ne conosco l’origine, ed altri possibili sensi derivati per chi ascolta. Sicuramente ci sono i rapporti interpersonali, sensazioni come la malinconia (quella che ti culla e non solo quella triste), il senso di perdita o di cambiamento, il senso in generale di tutto cio’ che e’ ‘umano’. Al contrario di quanto si potrebbe pensare sono una persona generalmente positiva e solare, ma ho sempre trovato che il mio gusto personale dell’arte e’ legato a cio’ che per me sono le emozioni piu’ forti, quelle in un certo senso piu’ oscure, che entrano piu’ dentro. Un altro aspetto a cui spesso tengo e’ l’uso della parola in quanto espressione fonetica, credo sia molto importante in un certo tipo di musica, un po’ come lo e’ il suono per la chitarra oltre semplici note..in fondo in questa musica la voce e’ un vero e proprio strumento come gli altri.
Cosa pensi di questa sorta di "new prog" che sta dilagando tra le uscite di etichette importanti come Inside Out e la stessa K-Scope ? Mi riferisco a Frost, Demians, Lunatic Soul, RPWL...
Non saprei, non sono mai stato un amante del ‘prog’ classico o del ‘new prog’, quanto piuttosto di chi ne ha eliminato l’aspetto pomposo o di complessita’ strumentale per prenderne l’espressivita’ artistica, magari mischiandola alla psichedelia (Pink Floyd), all’alt rock moderno o elettronico (Porcupine Tree), al post rock (Bark Psychosis e tanti altri). Anche se puo’ sembrare strano spesso alcuni riferimenti che mi vengono citati non li conosco affatto! Tornando alla domanda non conosco molte band della InsideOut (a parte Paatos e pochi altri), mentre credo che K-Scope si stia proprio allontanando dal concetto di ‘new prog’ per entrare invece in quello che credo sia piu’ propiamente definito post prog, non tanto come mistura di post rock e prog quanto piuttosto come possibile evoluzione di quanto il prog ha detto fino ad oggi. Spesso proprio il popolo del prog e’ tra quelli piu’ chiusi, mentre proprio l’ascolto di musica cosi’ eterogenea e di alta qualita’ dovrebbe portarli ad incuriosirsi e cercare altre espressioni possibilmente vicine al nostro gusto. Credo che attualmente il roaster di artisti costruito da Kscope sia veramente interessante, proponendo band mai uguali tra di loro eppur legate da un filo emozionale comune (ed e’ un onore farne parte). Progetti come Lunatic Soul o l’ultima uscita degli Anathema mi sono piaciuti molto, anche se non sono propiamente al tipo di ascolti che prediligo in questo periodo.

(parole di Giancarlo Erra)

Nosound
Nosound
From: Italia

Discografia

Sol29 (2005)
Lightdark (2008)
A Sense of Loss (2009)
Afterthoughts (2013)
Scintilla (2016)
Allow Yourself (2018)