Venus In Disgrace : Italia

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Venus In DisgraceItalia

Venus In Disgrace - Italia

Pubblicato il 03/07/2021 da lorenzobecciani

Partirei dalla clonazione o dalla resurrezione del progetto visto che i Venus In Disgrace sono nati negli anni novanta ma vi siete riformati solo da poco. 
(Max Varani) Resurrezione è un termine molto metal quindi mi piace.
(Fabio Babini) Per qualche anno ci siamo persi anche perché Roma è una città che tende ad allontanarti. Ci siamo rincontrati per caso ad un concerto di Peter Murphy in cui la luce saltava in continuazione e lui naturalmente dava di matto. Una situazione surreale in cui, quasi per gioco, ci siamo messi a parlare dei Venus In Disgrace. Max mi ha chiesto se avessi ancora il demo dell’epoca e poco dopo ho scoperto che lavorava vicino a dove lavoro io. Così un giorno ci siamo visti ed è venuta fuori la possibilità di riprendere il discorso dove lo avevamo interrotto. Un ragazzo ha ascoltato il demo e si è mostrato interessato. All’inizio ho pensato che fosse un pazzo poi però mi sono fatto prendere anche io dall’idea di recuperare i vecchi brani e lavorarci sopra. Max aveva ancora i midi di quel periodo ma nei primi mesi non avevamo chiaro cosa sarebbe successo. L’emergenza sanitaria, probabilmente scattata per questo, ci ha dato modo di lavorare e così è nato ‘Dancefloor Nostalgia’. 

Ci sono delle affinità tra il disco e il demo? 
(Max Varani) In realtà parte tutto da lì. Alcune cose le ho attualizzate ma nel complesso sono partito dallo scheletro dei brani e ho dato loro nuova vita con macchinari che all’epoca non c’erano. Amo lavorare in ambiente virtuale ma volevo suoni analogici e anni ottanta. Non volevo cambiare l’assetto originale dei brani e quindi non ho volutamente fatto uso dei preset di synth mostruosi che girano adesso e che suonano molto aggressivi. 
(Fabio Babini) Nella seconda metà degli anni novanta giravano un sacco di gruppi come gli Apoptygma Berzerk che però non avevano suoni sani e corretti ma si avvalevano di ambiente digitali. Ascoltandoli adesso mi viene un po’ da ridere mentre devo ammettere che, a distanza di così tanto tempo, non avrei mai pensato di trovare qualcosa di interessante nel nostro demo. Per carattere tendo a vedere solo i difetti delle cose che faccio ma mi sono stupito di com’è venuto fuori ‘Dancefloor Nostalgia’, in confronto al demo. 
 
Quali sono i brani che vi rappresentano di più?
(Max Varani) Posso dirti che ho fortemente voluto che ‘Hedda Gabler’ fosse il pezzo iniziale. All’inizio volevamo coinvolgere Gregg Anthe dei Morthem Vlade Art ma poi ha preso un’altra direzione. Un altro brano che amo molto è ‘The Wind Through The Arcades’ che è nato praticamente da solo, mentre giocavo con un paio di synth.
(Fabio Babini) Anch’io direi ‘Hedda Gabler’. Rappresenta al meglio l’unione tra l’elemento new wave e l’elettronica ed in quattro minuti ho raccontato parte della mia vita. 

Perché proprio Henrik Ibsen? 
(Fabio Babini) L’ho sempre amato molto ed all’epoca del demo nutrivo una grande fascinazione per alcune delle sue opere. Ho diverso numerose rappresentazioni teatrali di ‘Hedda Gabler’. Il brano sul demo era molto più dark, quasi alla Banshees. Credo che abbia detto bene chi ci ha definito come gli Pscyhedelic Furs in chiave synth pop. 

‘Hedda Gabler’ lo studio di una donna ossessionata dal successo e profondamente insoddisfatta. Come te la sei immaginata?
(Fabio Babini) La mia è una suggestione teatrale, nella quale non riuscivo a capire se quello che stavo vedendo era la realtà oppure pura messa in scena. Anche a distanza di tempo è difficile comprendere se fossi un mero spettatore o proprio io Hedda Gabler. 
 
Volete parlarci del vostro background? 
(Max Varani) Il mio background è molto lontano da queste sonorità. Sono fondamentalmente un metallaro e ho avuto esperienze con gruppi estremi come  Corpsefucking Art e Degenerhate, anche se ho sempre amato i Joy Division. 
(Fabio Babini) Scrivendo di musica da venticinque anni sono sempre stato considerato il classico artista fallito che si è messo a scrivere. Con il passare del tempo sono diventato sempre più critico nei miei confronti ma sono felice di avere ripreso questo che è solo uno dei numerosi progetti che ho avuto in passato. A credere i noi è stato Matteo Gagliardi di Lost Generation, un ragazzo molto giovane che mi ha stupito per determinazione e passione.
 
In termini di suoni cosa desideravate ottenere?
(Max Varani) Suoni anni ottanta ma non con i chip di allora. Non volevamo finire nell’ebm. 

Potete darci qualche dettaglio in più sulle collaborazioni del disco?
(Max Varani) Gianluca Divirgilio (Arctic Plateau) è un carissimo amico che conosco dai tempi in cui lavoravo in un negozio di dischi a San Lorenzo che si chiamata Disfunzioni Musicali. Era una vera istituzione per chi ascoltava certa musica. Anche con Simone Salvatori siamo amici da una vita. Ci conosciamo fin dai tempi del suo gruppo metal, prima ancora che nascessero gli Spiritual Front. Bez Yorke è invece un’artista molto poliedrica che ha girato pure il video di ‘White Desire’. 
(Fabio Babini) Vorrei citare anche Francesco Conte che ha permesso di rendere speciale la nostra versione di ‘Summer On A Solitary Beach’. É stato un pezzo dalla lavorazione molto complessa perché abbiamo dovuto far collimare il duetto vocale tra me e Simone e le sue chitarre shoegaze oltre a mantenere l’essenza del pezzo. Le altre chitarre sono state suonate da Marco De Ritis che suonava con Max nei Corpsefucking Art mentre il mixaggio è stato eseguito da Fabio Fraschini. 

Avete pensato ad una trasportabilità dal vivo dei pezzi? 
(Fabio Babini) All’inizio ci siamo detti di far uscire l’album e poi vedere cosa sarebbe successo. Col passare dei mesi è cresciuta l’idea di suonare dal vivo. Di sicuro non vogliamo apparire come quei tanti gruppi che si vedono al Wave-Gotik Treffen di Lipsia dove c’è una base midi, uno al microfono ed uno che finge di suonare. Vogliamo avere un batterista vero, un chitarrista e la parte elettronica più il cantato. Stiamo pensando alla release in vinile e musicassetta e chiaramente vogliamo farli uscire quando saremo in grado di venderli ai concerti. Magari inseriremo anche il demo anche perché se fanno uscire un box col debutto dei Darkthrone con tutti i demo del periodo, allora possiamo fare uscire anche il nostro. 

Come è nata l’idea del titolo? Potrebbe essere una nostalgia per i dancefloor alternativi degli anni ottanta o novanta oppure un dancefloor di oggi in cui si respira nostalgia..  
(Max Varani) L’ispirazione è nata mentre giocavo con la Nintendo Switch e aldilà della nostalgia trovo curioso che il disco stia andando molto bene in ambito italo disco. 
(Fabio Babini) Eravamo indecisi tra malinconia e nostalgia ma crediamo che alla fine renda bene. La danza è un concept che ricorre in tutti i brani tranne ‘White Desire’ e ‘Watching Down The Spiral’, che sono tratti dal demo originale. Ritengo sia inevitabile provare un po’ di malinconia per un mondo che non c’è più ma che allo stesso tempo sia una visione malinconica anche attuale. È comunque un disco nato mentre si sentiva parlare di morti e contagi e per strada passavano le volanti della polizia che intimavano di stare in casa. Tra qualche anno ci renderemo conto di cosa abbiamo vissuto. 
 
Quando ho sentito il disco sono subito rimasto colpito dalle parti vocali e dopo qualche minuto ho pensato che con dei bpm più alti ci saremmo potuti avvicinare a ‘Metropolis’ dei Kingdom – singolo clamoroso edito nella compilation di :Ritual: - con i quali potrebbe nascere un’altra bella collaborazione. Avete pensato ad una versione remix dei brani?
(Max Varani) Avevo rimosso quel progetto ma sono contento che l’hai citato. In passato mi sono occupato di remix per Aborym e Klimt 1918 e di recente ho realizzato un remix per la ristampa di ‘Rotten Roma Casino’ degli Spiritual Front ma faccio fatica a pensare a dei remix dei nostri brani perché non amo mettere mano sulle mie cose e ascoltando le idee degli altri sarei un rompipalle biblico. Magari faremo qualcosa perché con ‘Hedda Gabler’ ci avevo provato. 

Il progetto ha un’estetica molto definitiva e conoscendo Fabio non mi ha sorpreso affatto. Negli ultimi tempi avete ascoltato qualcosa che si avvicina a questa estetica?  
(Fabio Babini) Come ben sai sono una bestia poliedrica e una serial killer mancato. Per me è impensabile fare qualcosa su un solo genere ma spesso l’idea per le melodie mi sono venute ascoltando dischi dark o synth pop. Ascolto poche cose nuovo e se devo dire un gruppo che mi ha influenzato, di sicuro più di Bauhaus e Depeche Mode, allora sono i Magnetic Fields anche se parliamo di sonorità differenti. 
 
Come sta venere? Miglioreranno le sue condizioni nel prossimo disco?
(Fabio Babini) L’idea è di non dare nulla per scontato pure con i brani nuovi. Proveremo con l’italiano visto il riscontro che hanno avuto ‘Strasbourg 1518’ e la cover di Battiato, che mi ha costretto a cambiare un po' il mio modo di cantare avvicinandomi a Miro Sassolini e quindi a qualcosa dei Diaframma.  
 

 

Venus In Disgrace
Venus In Disgrace
From: Italia

Discografia

Dancefloor Nostalgia (2021)