FleUR : Italia

Siete di Torino e in questa città si sta sviluppando una scena piuttosto interessante. Oltre ai M ... Siete di Torino e in questa città si sta sviluppando una scena piuttosto interessante. Oltre ai Moonlogue, sempre seguit ... thumbnail 1 summary

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FleUR - Italia

Pubblicato il 18/03/2021 da lorenzobecciani

Siete di Torino e in questa città si sta sviluppando una scena piuttosto interessante. Oltre ai Moonlogue, sempre seguiti dalla Digipur, ci sono anche i Wicked Expectation che sono bravissimi. Il vostro progetto è nato da un incontro casuale o perchè entrambi fate parte di una scena?
Il progetto è nato circa quindici anni fa quando eravamo ragazzini e vivevamo in provincia di Torino. Poi ci siamo trasferiti a Torino e io adesso vivo a Milano, dove faccio il montatore di video. All'inizio facevamo noise e rock, poi siamo passati al post-rock ed alla musica strumentale. Circa dieci anni fa abbiamo scoperto l'elettronica, non solo da ascoltatori ma soprattutto da musicisti. É stato come aprirci un mondo e ci siamo resi conto che in due lavoravamo bene. Quindi si tratta di una storia molto lunga anche se la nostra discografia è relativamente breve. Abbiamo pubblicato un EP di tre brani, l'esordio 'The Space Between' e adesso 'Caring About Something Utterly Useless'. 

Siete orientati verso il pubblico italiano oppure puntate all'estero? 
L'assenza di testi ci svincola da questi discorsi. Non ci poniamo nemmeno il problema. Ci sono tanti musicisti italiani che sono estremamente competitivi all'estero ed il primo che mi viene in mente è Emilio Pozzolini dei port-royal, che ha collaborato al disco, ma la musica strumentale non è legata alla nazione di provenienza. L'attenzione per certe sonorità comunque nel nostro Paese è piuttosto alta e non solo a Torino. 

Vi considerate un duo post-rock o un duo elettronico? Non tanto adesso quanto in prospettiva.. 
Il progetto nasce con una libertà che nelle formazioni più allargate non avevamo. Sappiamo parlare entrambi i linguaggi e non sappiamo cosa faremo in futuro. Senza dubbio ci troviamo a nostro agio nel mondo del post-rock mentre in passato a volte abbiamo sofferto il fatto che in contesti dove si propone musica elettronica la componente ballabile viene spesso fuori. Su quello ci siamo sempre sentiti frenati. Penso per esempio a Ben Frost, che mi piace molto e ha l'attitudine di chi è cresciuto con i Sonic Youth come me. Anche lui ha dichiarato che tante volte non si ritrova nella club culture. Noi abbiamo uno spirito simile. Poi il nostro percorso è stato una sorta di ritorno a caso. Il primo EP era totalmente senza chitarre, il primo full-lenght era caratterizzato da groove elettronici importanti mentre in questo secondo disco siamo sempre partiti da idee di piano o chitarra. 

Come è nata la collaborazione con Emilio Pozzolini?
L'ho conosciuto a Genova poi l'ho rivisto a Milano perché sono andato a vedere i port-royal di cui sono un grande fan. In seguito ho scoperto che lavorava come produttore in uno studio vicino a dove lavoro io e quindi sono andato a trovarlo un paio di volte. Quando abbiamo cominciato a pensare alla produzione del disco è venuto naturale rivolgerci a lui. Il suo è stato un contributo importante perché non si è limitato a fare il tecnico ma ci ha spinto dalla comfort zone. Prima ha voluto sentire il materiale grezzo e ci ha dato alcuni consigli per completarlo. Una volta che lo abbiamo completato ha spinto i pezzi avanzati in direzioni che non ci saremmo mai aspettati. All'inizio è stato spiazzante ma poi, riascoltando il lavoro finale, ci siamo resi conto che funzionava. A breve uscirà un nuovo singolo con un mix alternativo realizzato da lui. Si è dimostrato un produttore di gusto, al passo con i tempi e molto creativo. 

Qual è il pezzo in cui si sente di più il suo tocco? 
Forse 'Unnatural Grace' che ha svuotato molto. In relazione al nostro modo di lavorare è andato per sottrazione, soprattutto nella prima parte. Altrimenti nel primo brano del disco, 'The Lowest Tide (For Matteo G.)', dove oltre a lui appare anche Domiziano Maselli, un musicista giovane che si muove nel dark-ambient e mi ricorda Tim Hecker. Il suo disco si chiama 'Ashes' e te lo consiglio vivamente. Ricordo bene quella sessione perché era ancora gennaio e ci si poteva muovere. É stata molto divertente ed il brano è venuto fuori davvero potente. 

Nel disco ci sono quattro pezzi caratterizzati da delle dediche. A chi sono rivolte? 
Sono tutte piuttosto differenti l'una dall'altra. La prima nasce ad una persona che purtroppo è scomparsa ovvero Matteo Greco e pure 'The Philadelphia Experiment' è ispirata dalla figura di Gwydion De Stefanis, in arte Nebbiolo, che non c'è più. Abbiamo pensato che fosse un modo discreto per ricordare queste persone. Le altre due dediche sono rivolte ad artisti come Sarah Kane e Pierre Brassau. Nel primo caso si parla di un'artista spettacolare, lacerante e potentissima. 'Narcissus’ Scream' è nata per il teatro, in collaborazione con Giulia Maino che recita pure nell'ultima traccia del disco, 'The Highest Tide'. Pierre Brassau lo conoscono in pochi invece anche perché non si trattava di un vero artista ma di uno scimpanzè. É il nome con cui vennero presentati dei quadri astratti nel '64. Un evento che ha suscitato reazioni e riflessioni di vario tipo. Ironiche ma non solo. La nostra musica è vicina alla pittura astratta, più primordiale e meno ragionata. 

Qual è la situazione che preferite per esibirvi? 
Rispondo con un pizzico di malinconia perché non sappiamo quando ci potremo esibire di nuovo. Sicuramente funzioniamo meglio in una situazione multidisciplinare, invece che nel classico club. Abbiamo lavorato tanto a teatro e usiamo le visual, che curo direttamente io.  'Caring About Something Utterly Useless' è pensato per la fruizione come disco e si ascolta bene anche in cuffia, quindi al momento patiamo meno di altri artisti. 

Come avete scelto l'immagine di copertina?
Amiamo legarci ad altri stimoli sensoriali. É una foto che avevo da parte, risalente ad una giornata al mare di circa tre anni fa, e ho pensato che fosse ideale per descrivere soprattutto il primo brano del disco, che inizia placido e poi esplode. Un po' come la tempesta che stava per arrivare e che fu abbastanza pesante. É un collegamento anche col fenomeno delle maree che ci ha sempre incuriosito molto. 

(parole di Francesco Lurgo) 

 

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From: Italia

Discografia

The Space Between - 2017
Caring About Something Utterly Useless - 2021