Faro : Italia

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Faro - Italia

Pubblicato il 16/11/2020 da lorenzobecciani

Prima di tutto complimenti ragazzi, perché il disco è bellissimo e sto ancora scoprendo sfumature che non avevo colto con i primi ascolti. La prima domanda è abbastanza ovvia. Come siete arrivati alla pubblicazione di ‘Luminance’?
Il nostro secondo lavoro nasce da un esigenza di cambiamento profondo, a distanza di nove anni da Gemini. Tutto è nato dalla voglia di voler raccontare qualcosa di nuovo, più moderno, più fresco il processo di cambiamento è iniziato in modo naturale, già 4-5 anni fà quando abbiamo tirato dentro una vecchia amicizia con cui sono cresciuto, suonando i primi anni della mia carriera di cantante, il chitarrista Angelo Troiano un artista poliedrico e pieno di idee geniali e innovative. In tre abbiamo iniziato questo lungo percorso, inizialmente senza obbiettivi concreti, abbiamo scritto molti brani e scartati tantissimi che se pur validi, non ci coinvolgevano emozionalmente e convincevano pienamente è stata fatta una lunga ricerca per arrivare ad avere i primi tre brani funzionali a quello che poi sarebbe diventato il nostro secondo album, ‘Luminance’.

É stato un processo difficile? Avete incontrato degli inconvenienti particolari?
Il processo è stato lungo faticoso ma naturale, nulla di quello che scriviamo e abbiamo scritto è mai stato una forzatura, tutto ciò che non ci emoziona non viene preso neanche in considerazione, l’emozione prima di tutto. Ci siamo dovuti scostare da un vecchio mood compositivo figlio di un progressive metal un pò tradizionale, per aprirci a nuove sonorità più moderne, abbracciando un nuovo stile, più ambient, post rock, con una vena new wave romantica. È stato questo unito ad una ricerca di suoni ed effetti all’avanguardia che ci ha convinti del fatto che eravamo pronti per ritornare sulle scene con un nuovo album. Durante il percorso di per se già non facile, a metà lavoro purtroppo per incomprensioni Fabrizio Basco, il chitarrista con cui avevo scritto il primo album è uscito dal progetto, lasciandoci inizialmente con non poche problematiche. La volontà di andare avanti ci ha però ripagato e tanto, visto che i brani più intensi sono nati dopo che lui ha abbandonato la band. Fra me ed Angelo è cresciuta l’intesa compositiva, la combinazione fra la sua scrittura e il mio nuovo modo di cantare ed interpretare si combinano in modo simbiotico al punto tale da spingerci ogni volta a cercare nuove strade e sonorità, sperimentando senza timore.

A livello di produzione e mixaggio cosa vi eravate posti come obiettivo?
Abbiamo sempre avuto chiaro come sarebbe dovuto venire il suono del nuovo album, poichè siamo dei pignoli, i suoni sono per noi fondamentali e abbiamo impiegato parecchio tempo per lavorarli. Ma le nostre aspettative sono state superate, grazie al nostro tecnico del suono, Giampiero Ulacco di Hologram studio, ha capito fin da subito quale doveva essere il suono più adatto a noi e si è superato, ogni volta che gli consegnavamo un brano ci riconsegnava un capolavoro di ingegneria del suono, è il nostro terzo uomo, ci ha aiutato ad avere una nuova identità sonora, i Faro gli devono molto.

Provate adesso a recensire ‘December’ e ‘Autumn’ per i nostri lettori…
‘December’ è un brano nato da un’idea di Angelo Troiano, poi sviluppato insieme tecnicamente e strutturalmente, a livello strumentale il brano ricalca un mood anni 90 anche se con suoni molto moderni, la chiave è nel grove di chitarra e nei tempi di drum molto serrati, forse il brano più metal dell’album, quello che lo rende più moderno è il lavoro di armonizzazione vocale e l’intreccio polifonico, un brano apparentemente diretto e semplice ma nell’analisi e l’ascolto attento, tutt’altro che facile, pieno di sfumature e sovrapposizioni sonore e vocali. Il testo tratta di un era post nucleare dove alcuni esseri umani prendono consapevolezza in un freddo Dicembre, di vivere su un nuovo pianeta simile in tutto alla terra, di essere stati messi in salvo, ma sognano di poterci tornare. ‘Autumn’, è probabilmente il brano più intenso, romantico e triste dell’album, è stato molto difficile realizzarlo sia per la struttura armonica, che per la ritmica, scorre fluido, pur avendo parti diverse fra loro, la voce amalgama con efficacia la forma canzone, anche questo brano apparentemente semplice nasconde, intrecci armonici di chitarre e polifonie vocali complesse e variegate con suoni evocativi che supportano il racconto con coerenza. Il brano parla di un periodo dove l’uomo tira le somme del suo vissuto, rievocando il passato delle occasioni perse, nei ricordi di un freddo e triste Autunno poetico.

Chi è ‘Lucas’?
‘Lucas’ è il nome di una storia d’amore rappresentata attraverso la figura di un figlio che muore, lasciando il vuoto e il dolore a chi ne sopravvive. È un invito ad alimentare il nostro amore verso la propria compagna o il proprio compagno per non dover poi rimpiangere le parole non dette, le cose non fatte i baci non dati, l’amore ha bisogno di essere curato costantemente.

Cosa vi ha spinto a diventare musicisti?
Sicuramente la passione, io ho avuto la fortuna di crescere con una donna amorevole e con una grande cultura come mia nonna paterna; passavo intere giornate con lei mentre i miei erano al lavoro. Era giovane e mi portava al circo, al cinema, mi raccontava storie fantastiche. Mi ha educato al bello, all’arte, allo spettacolo, oltre che al rispetto della natura e del prossimo. E’ attraverso i suoi stimoli che ho scoperto di avere una propensione artistica intorno a tredici anni, volevo diventare un uomo dello spettacolo. Ma non sapevo ancora che sarei diventato un cantante, anche perché mia nonna non amava ascoltare la musica; mi diceva che ascoltarla la rendeva triste e nostalgica. Forse è per questo che oggi la mia musica è triste e romantica. Angelo invece è sempre vissuto immerso nella musica, perché in casa giravano strumenti di ogni tipologia visto che i fratelli maggiori, chi per diletto e chi per professione, suonavano tutti. Ne è sempre stato affascinato fino al punto di dedicarcisi anima e corpo; per lui la musica è un linguaggio primario, per esprimere se stesso e le proprie emozioni.

Qual è il vostro background di influenze? Ci sono delle band in particolari, non per forza famose, che vi hanno influenzato di recente?
E’ una domanda a cui non ci piace molto rispondere, siamo convinti che dare queste indicazioni sia un modo per influenzare il tuo ascoltatore; più interessante invece è lasciare che ognuno nell’ascolto dell’album trovi le influenze e ci senta quello che vuole. Quello che però posso dirti è che se fai progressive non dovresti ascoltare progressive. Magari è meglio che ascolti pop o blues, piuttosto che ambient o post rock. Purtroppo è una trappola in cui si cade facilmente, bisogna avere una grande apertura mentale, per cercare di lasciarsi influenzare da tutto ciò che non è il genere che suoni o perlomeno cercare di ascoltare gruppi e musicisti che fanno questo tipo di ricerca. Fidati ce ne sono tanti. Detto ciò siamo ben consapevoli di non inventarci nulla, essere originali oggi è quasi impossibile. Ci proviamo sperimentando ma non è la priorità, piuttosto vogliamo fare musica che coinvolga emotivamente, visceralmente, che racconti e sappia raccontare. Siamo molto attenti alla scena prog di band moderne e avanguardiste, band come Tesseract, Leprous,Vola, Karnivool ed altri, hanno un po', anche se diversi da noi, la nostra stessa attitudine.

Come nascono le vostre canzoni? Componete insieme o in separata sede?
Abbiamo diversi modi di comporre, non c’è un metodo prestabilito spesso lo facciamo in separata sede. Angelo in modo particolare ha bisogno di intimità per creare per immergersi dentro se stesso, ha i suoi tempi. Io spesso compongo di getto, alcune volte invece ho bisogno di stare da solo per concentrarmi ed entrare nella parte vocale che sto interpretando, ma ci sono parecchi momenti in cui lavoriamo insieme e sono quelli in cui ci emozioniamo di più. Delle volte bastano poche note, un idea, un suono, per scaturire una tempesta emotiva che ci può portare fino al pianto. Spesso i brani nascono da una frase, da un immagine, da un racconto, amo molto la fotografia la pratico da anni e mi aiuta tanto, mi stimola a raccontare storie. Vediamo la musica come un film scena dopo scena, questo è bellissimo, visualizzare la musica è meraviglioso stimola la fantasia, ed emoziona in modo sublime. Amo il cinema, amo la fotografia , dico sempre la musica mi ha salvato la vita, la fotografia me l’ha resa migliore.

Come è nato l’interesse per la luminanza?
Il titolo è collegato al nome della band e non solo, quello che abbiamo sempre amato raccontare è l’uomo il suo animo, le sue paure, la sua passione il suo vissuto. L’album parla appunto di questo partendo dalla nascita, passando per la psicoanalisi la paura della morte, la crescita, la sofferenza interiore e la rinascita attraverso la luce un bagliore di speranza un Faro nella notte, una luce da seguire, una guida, la salvezza.. La title track lo esplicita chiaramente, chiudendo un percorso che in fondo è quello di ognuno di noi della nostra vita. Follow the light.

Cosa desideravate cambiare o migliorare dopo ‘Gemini’? In cosa ritenete di essere progrediti maggiormente?
'Gemini' appartiene al passato , sono i Faro del 2011 e anche volendo non avremmo mai potuto riscrivere un album uguale. Nel nostro codice genetico è scritto: evoluzione, cambiamento. Oggi siamo tutt’altro e ne siamo orgogliosi, ma non rinneghiamo il passato, 'Gemini' è un gran disco, ed grazie a quel passato che oggi siamo questo. Miglioramenti certo ce ne sono stati a prescindere, una migliore consapevolezza una maturità più marcata, sicuramente un songwriting meno derivativo, una migliore conoscenza della tecnologia e delle sonorità, una maggiore capacità espressiva. Io personalmente e vocalmente sono molto più soddisfatto della mia voce, e di come mi esprimo ed interpreto. Una volta un insegnante di canto mi disse che i cantanti maturano tardi e aveva proprio ragione. Siamo al lavoro sul prossimo album, e stiamo già cercando e sperimentando altre strade, non riusciamo a stare fermi è un esigenza.

Puntate più sul mercato italiano o quello estero in termini di promozione? Avete mai suonato fuori dall’Italia?
Purtroppo non ci è mai capitato di suonare all’estero, ma ci piacerebbe molto. Oggi credo che siamo un band pronta per l’estero. Per un percorso più internazionale certamente il mercato estero per noi è più auspicabile e stiamo cercando di promuoverci il più possibile, ma anche il mercato Italiano se pur più limitato non ci dispiace affatto.

Avete stretto rapporti stretti con altre realtà prog italiane?
In Italia ci sono tantissimi musicisti e band validissime, ci piacerebbe stringere rapporti ed entrare nei circuiti del progressive italiano. Un passo alla volta cercheremo di fare anche questo.

(parole di Rocco De Simone)




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From: Italia

Discografia

Gemini 2011
Luminance- 2020