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Pubblicato il 12/11/2020 da lorenzobecciani

Non vorrei cominciare l’intervista con una domanda stupida, visto il momento che stiamo vivendo, ma da cosa dobbiamo uscire illesi?
Dalle difficoltà e dagli ostacoli che la vita ci pone. ‘Uscirne Illesi’ è un diktat del disco,
sia musicale che testuale. É come una specie di mantra che, visto il periodo difficile assume anche nuovi significati. Delle volte i titoli che dai a delle cose prendono vita propria.

Come si è formata la band? Qual era la vostra visione al momento di iniziare a suonare assieme?
La band si è forma dalla volontà mia e di Ignacio (entrambi ex Camera237) di proseguire un percorso musicale insieme ,intraprendo nuovi percorsi, musica più diretta e più veloce. A quel punto abbiamo pensato di coinvolgere Francesco Clarizio (A Minute To Insanity) al basso ed Ettore Giardini (Eterae) alla voce. Due ragazzi promettenti della nostra città più giovani di noi che potessero darci quella imprevedibilità e quella freschezza che ritenevamo necessario per un progetto di questo tipo.

ARTICO è un nome che trasmette una sensazione di freddo e rigidità. Perché lo avete scelto?
La musicalità è alla base della scelta, ma anche l’intrinseco senso estetico della parola ci comunicava nettezza, pochi fronzoli e fine ben orientato. La glacialità intesa come qualcosa che ti colpisce forte nella pelle e nel sangue. Ci piaceva come idea.

In recensione ho parlato di un eccitante ibrido tra post hardcore, punk e noise rock italiano.  C’è altro nella vostra musica?
Siamo molto eclettici come ascoltatori, passiamo facilmente dall’hip hop all’elettronica o post-metal. Forse nella nostra musica c’è un filo di tendenza al progressivo.

È ardito definirvi pure emo?
Non credo assolutamente. Chiaramente se parliamo di midwest emo o degli At The Drive-In perché c’entriamo poco con i gruppi che hanno cavalcato la moda a metà degli anni 2000.

Com’è la vostra casa?
La casa degli ARTICO è un box auto adibito a sala prove che sta sotto un centro commerciale. Più underground di così si muore!

Fa più male il frastuono delle chitarre o quello della batteria?
Fa più male quando trovi l’equilibrio perfetto da entrambi. Una chitarra che ti fa sanguinare le orecchie e una batteria che mira al basso ventre.

Di cosa parlano ‘Purgatorio’ e ‘Schegge’?
‘Purgatorio’ è un brano che a livello lirico rispetto al tipo di scrittura a cui si approcciava Ettore in passato è più affacciata verso l'interno. Parla di tutte quelle volte in cui ci sentiamo bloccati dentro delle emozioni e delle sensazioni dalle quali proviamo ad uscire cercando risposta negli altri ( "restare bagnati ed asciugarci raccontandolo a chi non ci riscalda mai.."). Non rendendoci conto che le risposte possono arrivare soltanto scavando dentro noi stessi. ‘Schegge’ invece parla del fatto che avvolte per proteggere le persone a cui vogliamo bene, nascondiamo la realtà di alcuni vissuti per paura di perderle o di non essere compresi ed proprio questo il motivo per cui le perdiamo…
Dovremmo avere più coraggio di mostrare le nostre debolezze senza vergognarcene, sono proprio queste sensazioni che rendono umani.

Essendo ‘Uscirne Illesi’ un debutto, peraltro ottimo, i margini di miglioramento sono ancora importanti. In cosa credete di poter progredire con le prossime release?
Grazie per le belle parole. Crediamo possiamo migliorare nella capacità di sintetizzare ancora meglio strutture complesse che risultino molto dirette. Testualmente la visione che abbiamo avuto per i brani è sempre stata dettata da un istinto di insoddisfazione, levigando questo istinto possiamo riuscire a trovare nuove soluzioni.

Ascoltando l’album ho avuto fin da subito delle immagini chiare in testa. Trovate che la vostra musica sia cinematica in un certo senso? A quali scenari avete pensato mentre lo registravate?
Sono d’accordo! Ettore è molto capace a descrivere delle situazioni che evocano immagini di posti e situazioni, è una dei fattori su cui puntiamo. Durante la registrazione abbiamo basato tutta la nostra concentrazione sull’esecuzione. Cercando di essere molto precisi ma nello stesso tempo molto naturali. Siamo arrivati alle registrazioni molto preparati quindi abbiamo potuto esprimere dinamicamente le nostre idee. La produzione artistica di Riccardo Pasini ha amplificato ulteriormente questa nostra idea di precisione e naturalezza.

Perchè dal demo avete escluso ‘Sottosopra’ e ‘Non Siamo Gli Unici’?
Erano i brani che musicalmente sentivamo con delle coordinate non congrue al contesto dell’album. Sono brani che vorremo pubblicare successivamente in altre forme, ma nel organico del disco non le sentivamo. Inoltre volevamo fare un lavoro che non superasse la mezz’ora, che fosse intenso ma non troppo lungo.

Chi ha realizzato la copertina? Che significato cela?
Le fotografie sono di Giacomo Triglia, Invece l’artwork l’ha curato Ignacio. Volevamo un’immagine semplice, urbana, che desse l’idea di un’ambiente vissuto e concreto.

Ci sono altri gruppi calabresi che meritano la nostra attenzione?
La Calabria ha sempre avuto gruppi degni di nota. Vicino al nostro stile musicale ci sono progetti nuovi come i Mckenzie, Across e Kjummo, che stanno muovendo passi importanti.

(parole di Yandro)

 

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Discografia

Uscirne Illesi - 2020