Moonlogue : Italia

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MoonlogueItalia

Moonlogue - Italia

Pubblicato il 31/07/2020 da lorenzobecciani

Per comprendere meglio come siete arrivati alla pubblicazione del bellissimo ‘Sail Under Nadir’, direi di partire da quello che è il vostro background..
(Lorenzo) Io suonavo la chitarra in un altro progetto con Mattia che si chiama Glooom. Mattia è attivo anche nei Karin And The Ugly Barnacles con Federico che suona anche con Twang e Zagara. I Moonlogue sono nati dall’esigenza di suonare in una band che mostrasse qualcosa di più creativo sia nell’organico che nella proposta musicale. Ci siamo guardati intorno e abbiamo invitato Federico; dopo aver iniziato a scrivere qualche pezzo è nato il disco.

Cosa vi ha spinto a proporre rock strumentale?
Lorenzo nei Glooom cantava quindi avremmo avuto pure l’opzione voce ma fin da subito ci ha incuriosito la sfida di creare qualcosa di strumentale e strutturare i brani in maniera differente. Abbiamo dato agli strumenti una funzione melodica e non solo armonica e ciò ha mutato l’approccio compositivo.

Quando avete cominciato a comporre i brani per il disco?
A fine 2017 avevamo già qualche bozza ma un po’ di materiale è stato cestinato perché ancora stavamo cercando di capire cosa fare e come farlo. Diciamo che abbiamo iniziato a lavorare ai contenuti del disco dal 2018. Il processo è stato rallentato dal fatto che uno di noi ha vissuto a Londra ma alla fine siamo riusciti a portare a termine l’opera.

A livello di sound cercavate qualcosa di specifico?
Il processo è stato molto lungo ed all’inizio non c’era nulla di definito. I suoni si sono evoluti col tempo anche perché, trattandosi del primo lavoro, non sapevamo bene come muoverci. L’artwork di Francesca Frisaldi a nostro avviso rispecchia bene il nostro sound. Di sicuro per il basso ci siamo ispirati a ‘Moon Safari’ degli Air. Un’altra influenza importante sono i Black Midi; l’anno scorso abbiamo fatto un paio di date a Londra e ci siamo accorti di aver suonato al Windmill Brixton dove erano passati pure loro. Per le chitarre abbiamo cercato un approccio molto grezzo, quasi blues, mentre per batteria e atmosfere ci sono alcuni riferimenti a Mogwai, Public Service Broadcasting e Calibro 35.

Analogico o digitale?
I synth sul disco sono tutti digitali tranne qualche linea di basso che abbiamo registrato in analogico. Adesso però, in prospettiva live, ci siamo aperti a strumenti come Moog e Arturia.

Qual è il pezzo che vi definisce meglio?
Direi ‘Zwangslage’ perché c’è un po’ di tutto: dalla chitarra acustica al noise, dal basso all’elettronica. Descrive bene tutto il processo che ci ha portato dove siamo adesso.

E invece il pezzo che vi ha fatto più penare in fase di registrazione?
Forse ‘Treeless’ perché contiene dei suoni distorti e poi, verso la fine, una parte più libera e cinematica.

Chi è ‘Estéban’?
‘Estéban’ è il primo pezzo che abbiamo scritto. L’astronauta Estéban riceve un allarme interstellare e si lancia alla scoperta della sua provenienza, del suo significato. Fino a quando, dopo aver captato maggiori informazioni, si rende conto che il pianeta in pericolo, quello vicino al collasso, è la stessa Terra da cui era partito. Non è detto che il prossimo disco sia un concept come questo. Per noi comunque ‘Estèban’ è una figura astratta e rappresenta la curiosità di intraprendere un viaggio e di scoprire, nel bene o bel male, cose nuove.

A Torino siete in buona compagnia. Oltre a Linea 77 e Subsonica, c’è un’altra band molto interessante come i Wicked Expectation..
Li conosciamo bene. Abbiamo diviso con loro qualche palco e li abbiamo visti crescere quando ancora militavamo in altri progetti.

Ci sono altre band italiane che vi hanno ispirato?
Non tanto per quest’album, quanto in generale direi Iosonouncane che è veramente un artista di prima categoria. Poi i 72-Hours Post Fight, un progetto collaborativo di cui fanno parte Carlo Luciano Porrini (Fight Pausa) e Luca Bolognesi (Palazzi D'Oriente). Hanno molte cose in comune con noi.

State cercando riscontri all’estero?
Attualmente stiamo facendo promozione soprattutto in Italia, in attesa di capire quando potremo tornare a suonare dal vivo con regolarità. Però ci interessa cercare qualcosa anche oltre i nostri confini. Per il momento l’obiettivo è far vendere l’album a Rough Trade. Abbiamo qualche contatto, vediamo cosa riusciamo a fare. Inoltre ci piacerebbe realizzare un disco di remix dei nostri brani. Vogliamo sentirli con un orecchio differente e stiamo già chiedendo in giro. Chiunque ci dia retta è ben accetto.

 

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From: Italia

Discografia

Sail Under Nadir - 2020