Cadaver : Norvegia

In questo periodo decisamente poco piacevole tutto mi sarei aspettato meno che un nuovo mini albu ... In questo periodo decisamente poco piacevole tutto mi sarei aspettato meno che un nuovo mini album dei Cadaver, una dell ... thumbnail 1 summary

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Cadaver - Norvegia

Pubblicato il 26/04/2020 da lorenzobecciani

In questo periodo decisamente poco piacevole tutto mi sarei aspettato meno che un nuovo mini album dei Cadaver, una delle band che prendo sempre ad esempio trattando i primordi del death. Come siete arrivati alla pubblicazione di ‘D.G.A.F’?
In realtà avevamo pianificato di fare uscire un singolo in primavera, come anticipazione per i festival a cui avremmo dovuto partecipare. Una volta che Wacken e tutti gli altri sono stati annullati a causa dell’emergenza sanitaria, in accordo con Nuclear Blast abbiamo pensato di pubblicare questo EP che in origine sarebbe dovuto uscire dopo il full lenght.

Quando pensate di fare uscire il nuovo album?
Non dipende da noi. In questo momento le aziende che fabbricano cd e vinili non stanno lavorando e quindi prima dovremo aspettare che tutto torni alla normalità.

Torniamo indietro nel tempo quando, al crepuscolo degli anni ‘80, registraste ben quattro demo. Cosa ricordi di quel periodo?
Il migliore fu sicuramente ‘Abnormal Deformity’ che registrammo ai Kællen Studios. È passato tanto tempo e adesso è tutto diverso. Ricordo molto bene che ci conoscevamo tutti nella scena norvegese. Le persone che facevano parte delle comunità black e death erano le stesse e la scena era veramente piccola. Rammento che nel ‘90 suonammo a Oslo con i Darkthrone ed i ragazzi dei Mayhem erano nel pubblico a cercare di vendere la loro musica. Ci saranno state cinquanta-sessanta persone al massimo. Era una scena piccola ma vibrante, tante diverse band e sound particolari. Ognuno cercava di avere il proprio stile ed è per questo che in tanti sono riusciti ad avere riconoscimenti all’estero. Lo stesso motivo per cui adesso una scena così unica viene rimpianta.

Sei ancora in contatto con Ole Bjerkebakke?
Non ci vediamo quasi mai. Non vive lontano da me ma ha due bambini piccoli mentre mia figlia ha diciannove anni e mio figlio quasi undici. Magari quando i suoi figli saranno cresciuti torneremo a lavorare insieme. Succede sempre così.

Ricordi quando hai incontrato per la prima volta Jeff Walker?
Come potrei dimenticarmelo. Era il febbraio del ‘90 ed i Carcass suonarono in Svezia con gli Entombed ed altre band. Fino a quel momento ci eravamo sentiti solo per telefono o tramite lettera. Andammo da lui a consegnarli il master di ‘Hallucinating Anxiety’ che poi fece uscire per la sua etichetta. Era il periodo di ‘Symphonies of Sickness’ e quel concerto fu incredibile. Fu davvero eccitante conoscere la band che salisse sul palco.

Com’è nata la sua partecipazione a ‘D.G.A.F.’?
Abbiamo pensato di realizzare un tributo alla band che ci ha permesso di arrivare fino a questo punto. Se sono ancora un musicista lo devo soprattutto a Jeff Walker così gli ho girato il pezzo. Quando l’ha ascoltato si è detto molto orgoglioso e con grande umiltà ha detto che avrebbe partecipato volentieri.

Dobbiamo attenderci più o meno lo stesso sull’album?
Lo stile è lo stesso anche se il materiale è più vario. Abbiamo cercato di rendere l’ascolto interessante soprattutto per noi stessi. Di sicuro l’album mostra quello che sappiamo fare.

A cosa è dovuto l’ingresso di Dirk Verbeuren in line-up?
È una lunga storia. Nel 2013, con i Satyricon dovevamo partecipare alla crociera 70000 Tons Of Metal ma Frost aveva un problema con il visto e non gli era permesso di entrare negli Stati Uniti. Pensammo di annullare la nostra partecipazione ma poi chiedemmo in giro se ci fosse un batterista adatto a ricoprire il suo ruolo. Tra i vari suggerimenti apparve spesso il nome di Dirk e quindi gli scrivemmo un’email chiedendo se fosse disponibile a darci una mano. Accettò con piacere e ci raggiunse a Miami per un paio di prove. Durante quell’esperienza mi ha detto di essere un grande fan dei Cadaver e così siamo rimasti in contatto e girarci dei demo. Quando ho sentito il materiale che aveva preparato sono rimasto sbalordito e da quel momento ho iniziato a pensare al nuovo album. Il suo impatto è stato veramente positivo, è un fantastico drummer ed una grande persona. Senza di lui non avrei potuto portare a termine il progetto.

Perchè avete deciso di registrare a Los Angeles?
Perché Dirk vive lì e ho ritenuto che fosse più comodo recarmi la ed evitare di spostare tutta la sua strumentazione. Abbiamo preso in prestito alcuni amplificatori e io ho portato chitarre e basso nel suo studio, dove ho trovato anche il suo tecnico di fiducia. È stata la scelta più logica.

Che tipo di sound desideravate ottenere?
Un sound organico. Quello che ascolti nell’EP e nell’album è la batteria vera. Senza trigger o finzioni. Volevamo una registrazione old school e quindi abbiamo registrato chitarra e batteria nella stessa stanza, lasciando che le nostre vibrazioni ci sollecitassero a vicenda. La comunicazione visiva è stata molto importante per il risultato finale che credo esprima il puro talento musicale emerso dal lavorare assieme. Non c’è stato niente di calcolato.

Le liriche parlano sempre di morte e spargimenti di sangue?
Anche in questo caso ho cercato di tornare alle origini. Abbiamo sempre parlato della condizione umana, che non fa altro che deluderci ogni giorno. L’essere umano commette errori in continuazione ed è un argomento vasto da trattare. In questo caso, ‘D.G.A.F.’ esprime un messaggio molto semplice e personale ovvero metti tutti i tuoi problemi da parte e fai quello che vuoi. Negli anni ‘90 non sapevamo cosa sarebbe successo e per questo sperimentavamo di più di quello che fanno i musicisti di oggi. Se vuoi ottenere qualcosa devi farlo, senza essere presuntuoso o pensarci troppo.

Quale ami maggiormente tra i tre full lenght che avete pubblicato in passato?
‘...In Pains’ è sicuramente un disco con cui potemmo avvalerci di una strumentazione e una produzione migliore. Per la prima volta entrammo in uno studio professionale, i Rhtyhm Studios di Bidford, e ogni aspetto fu spinto ad un livello superiore. Ricordo che volevamo scrivere il disco death definitivo e che scegliemmo tra quattro diverse registrazioni, con tempi e suoni diversi. Adesso avrei preferito che quell’album traducesse meglio la nostra aggressività. In quel modo forse sarebbe stato considerato in maniera maggiore nell’universo death. Ma non avevo nemmeno vent’anni quando lo completammo e di conseguenza non posso rimpiangere nulla.

Invece cosa non funzionò con ‘Necrosis’. L’album non era affatto male ma non fu praticamente promosso.
Appena dopo l’uscita di ‘...In Pains’ ci sciogliemmo perché c’erano troppi dissidi tra noi. A quel punto provai l’avventura con i Cadaver Inc. ma le polemiche suscitate dall’uscita di ‘Discipline’ mi costrinsero a recuperare il nome iniziale. È vero, ‘Necrosis’ avrebbe potuto essere la nostra resurrezione anche perché conteneva ottimo materiale ma in quel periodo un paio di membri erano occupati con altre band e quando devi contare su troppe persone è difficile fare bene il tuo lavoro. All’epoca c’erano troppi fraintendimenti e troppe idee diverse che ci impedirono di avere una linea comune.

Quali sono i migliori album death che hai ascoltato nell’ultimo periodo?
Ascolto musica in continuazione ma non sono troppo impressionato dai gruppi nuovi. Gli ultimi dischi che ho davvero amato sono stati ‘The Plague Within’ dei Paradise Lost, ‘The Arrow Of Satan Is Drawn’ dei Bloodbath e ‘To Drink From The Night Itself’ degli At The Gates.

Prima hai affermato che la scena black e death erano praticamente la stessa cosa. Quanto ritieni che le band death metal di allora siano state condizionate dall’Inner Circle, dalla black metal mafia e tutto il putiferio che ne è scaturito?
È una bella domanda, proprio perché erano in pratica gli stessi individui che portavano avanti la scena. Molti di loro erano più giovani di me. Senza i Mayhem il tapetrading non sarebbe esistito e, quando il death metal è diventato più commerciale, il black metal è rimasto un genere unico e underground. Di sicuro quegli eventi hanno avuto un grande impatto sulla musica scritta in quel periodo e la scena death metal norvegese è tornata forte al momento in cui il black ha cominciato a scomparire. Tra i gruppi rimasti, i Dimmu Borgir erano dei grandi fan dei nostri dischi.

(parole di Anders Odden)

Cadaver
Cadaver
From: Norvegia

Discografia

Hallucinating Anxiety - 1990
...in Pains - 1992
Necrosis - 2004