White Stones : Svezia

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White StonesSvezia

White Stones - Svezia

Pubblicato il 16/03/2020 da lorenzobecciani

Perché hai impiegato così tanto a pubblicare un album solista?
In realtà penso ai White Stones come una vera e propria band più che ad un progetto solista ma capisco perché la gente lo considera così. Il disco ha sorpreso anche me ma è nato in maniera molto naturale. Ho iniziato a scrivere i pezzi dopo il tour di ‘Sorceress’. Dopo aver scritto un paio di pezzi ero felice di com’erano venuti e ho deciso di registarli solo per me. Ho chiamato Eloi e Jordi e quando abbiamo finito il lavoro è nata l’idea di fare qualcosa di più. A quel punto avevo sei canzoni e ho pensato di pubblicare qualche vinile solo per il piacere di farlo. Eloi si è però convinto che il materiale era valido e si è messo a cercare un’etichetta. L’interesse di Nuclear Blast si è rivelato totalmente inaspettato ma loro non volevano un EP quindi ho dovuto scrivere e registrare altri quattro pezzi ed arrivare ad un full lenght.

È stato un processo difficile? Ok la brutalità e la tecnica ma, ascoltando l’album, pare davvero che ti sia divertito a registrarlo.
In effetti è stato così, l’intero processo è stato molto rilassato. Non ho preso una direzione precisa; l’unica cosa che volevo fermamente era che non risultasse il classico disco technical death metal. Mi è sempre piaciuto un po' più di groove e quindi ho voluto sentire la musica che cresceva senza concentrarmi troppo sull’aspetto tecnico.

A parte gli Opeth ti sei rifatto a qualche band in particolare?
Sono sempre stato un grande fan dei Morbid Angel. La cosa strana è che in passato avevo già scritto musica per me ma non si trattava di death metal. L’aspetto più caratteristico dei pezzi secondo me è che sono nostalgici del periodo in cui ancora vivevo in Uruguay. Sono cresciuto a Montevideo e nella mia casa la radio era accesa tutto il giorno. La prima volta che ho sentito del metal è stato incredibile.

Ascoltando ‘Worms’ ho percepito anche l’influenza dei Tool.
Potrebbe essere perché mi piacciono molto. Adoro il loro suono di batteria. ‘Worms’ è sicuramente il pezzo che identifica meglio lo stile dei White Stones mentre ‘Taste Of Blood’ è stato il pezzo che ho completato per primo ed è quello più tecnico e legato agli Opeth di tutti.

Torni spesso in Sud America? Quando ti sei trasferito in Svezia?
Mi sono trasferito a diciassette anni e dopo un paio di mesi ero negli Opeth. Non riesco ad andare spesso in Sud America perché ho una famiglia e poco tempo a disposizione ma ho sempre amato la connessione che c’è tra la terra in cui sono nato ed un certo tipo di musica.

Mi ha sorpreso il fatto di trovare dei contributi di Fredrik e Per. Pensavo che volessi starne lontano per una volta.
Come ti dicevo prima non avevo pianificato di pubblicare l’album e quando hanno registrato le loro parti non c’era ancora l’idea di farlo. Fredrik è il migliore chitarrista che conosco. È stato normale chiedere a lui un assolo. In generale ogni musicista che ha suonato sul disco ha lasciato un marchio importante.

A livello di produzione ho trovato similitudini con alcuni dischi avantgarde metal, con i Death Organ e, stranamente visto che su quell’album non hai suonato te, con ‘Morningrise’.
Credo che il fattore determinante per il suono del disco sia che non abbiamo suonato chitarra e basso con grandi distorsioni. Volevamo una pesantezza diversa dal solito. Direi che la produzione è piuttosto dark e organica.

Com’è nata l’idea dell’artwork?
É stata la mia compagna a trovare quel dipinto spagnolo e penso che si addica bene allo spirito del disco.

Pensate di pubblicare altri album in futuro?
L’idea c’è sicuramente. Gli Opeth rimangono la mia band principale e dobbiamo promuovere ‘In Cauda Venenum’ nel migliore modo possibile. Cercheremo di fare delle date anche con i White Stones e poi vedremo cosa ci riserverà il futuro.

Nel ‘97 sei entrato negli Opeth al posto di Johan DeFarfalla, un personaggio senza dubbio misterioso che poi si è dato al jazz alla politica. È stato difficile sostituirlo?
Dopo due mesi che ero in Svezia ho letto l’annuncio di Mikael. Mi hanno preso nella band quando ‘Still Life’ era già pronto. Dopo una settimana siamo entrati in studio. Sui demo il basso l’aveva suonato Mikael e ho dovuto adattarmi in fretta. Il mio stile però si adattava di più a loro ed infatti il disco è venuto fuori molto più heavy. Non ho mai incontrato DeFarfalla ma gli altri membri mi hanno riferito che non amava affatto il metal.

(parole di Martin Mendez)

 

White Stones
From: Svezia

Discografia

Kuarahy - 2020