Superhorror : Italia

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SuperhorrorItalia

Superhorror - Italia

Pubblicato il 02/04/2020 da lorenzobecciani

Partiamo dagli inizi della band. Com’è stata la transizione da Morphina a Superhorror? Quali obiettivi vi siete posti ad inizio avventura?
Più che di “transizione” parlerei di “collisione”: un incidente stradale che ci ha trasformato in quello che siamo ora, una banda di cadaveri infestati da spiriti non proprio virtuosi... All'inizio, quando erano questi spiriti ad avere il controllo, i nostri obiettivi non erano esattamente delineati, si trattava più che altro di istinti che ci spingevano sul palco per esternare tutta la loro malignità... Poi, con il passare del tempo, questa furia di suonare è rimasta immutata, ma la gestione è diventata un po' più razionale!

‘Horrochy’ era evidentemente influenzato da band come Murderdolls e Misfits. Quanto si è evoluto il vostro sound da allora?
Una delle peculiarità del nostro sound è quella di essere in continua evoluzione, senza, però, rinnegare gli elementi caratteristici del passato, come, ad esempio, l'energia del punk accompagnata dalla forza del metal... Queste due costanti sono rimaste attraverso tutte le fasi, da quella più puramente horror punk che hai citato, passando per quella sleaze (“Livingdeadstars” 2010), al disco più “pop” (“Hit Mania Death” 2017), per approdare ora alla summa di tutto. “Italians Die Better”, infatti, contiene brani che potrebbero essere stati tratti da tutta la nostra precedente discografia.

In cosa si differenza ‘Italians Die Better’ rispetto ai vecchi lavori?
Il fatto che non abbia subito ritocchi o influenze esterne. Questo disco è pura espressione incontaminata dello spirito funerario dei Superhorror, nel bene o nel male in “Italians Die Better” troverete ciò che più si avvicina al nostro stile.

Quando avete cominciato a comporre le nuove tracce? É stato un processo difficile?
Abbiamo iniziato a lavorare su del nuovo materiale un paio di anni fa, seguendo semplicemente l'ispirazione del momento, senza forzature, e si è rivelata una strategia vincente, visto che le prime cinque canzoni sono nate praticamente da sé. Dopo un piccolo periodo di latenza, invece, abbiamo deciso di lavorare su canzoni precedentemente accantonate, cercando di trovare il fattore mancante per renderli dei pezzi degni di un disco, e, a mente fresca, siamo riusciti nell'intento... almeno spero!

Cosa volevate cambiare dopo ‘Hit Mania Death’?
Sicuramente lo spirito ed il metodo di lavoro. “Hit Mania Death”, anche se ad un primo ascolto non può sembrare, è un disco molto complesso, ci abbiamo lavorato, e lavorato, l'abbiamo cesellato sino alla nausea, rischiando addirittura di rovinare l'intesa nella band. Oltretutto, durante il periodo di produzione di quel disco, ci siamo fatti influenzare parecchio da consigli più o meno arguti, finendo quasi per “corrompere” l'essenza delle canzoni. Con “Italians Die Better” abbiamo voluto dimenticare tutto il lato commerciale della produzione artistica, e scrivere un disco genuino, che trasmettesse l'odore della tomba esattamente come lo sentiamo noi tutte le notti.

Dove si sono svolte le registrazioni? Che tipo di sound avete cercato di ottenere?
Riicordo esattamente il giorno in cui Mr.4 (basso) e Didi Bukz (chitarra), vennero nella mia cripta per farmi una proposta, fino a quel momento impensabile: “Freak, registriamo noi il disco!”. Riflettei sulle implicazioni tecniche ed artistiche della faccenda, ed accettai a due condizioni, la prima, che avremmo scelto un membro della band come produttore artistico, qualcuno che avrebbe avuto l'ultima parola, e la seconda che – testuali parole - “Quando lo ascolto, il disco dovrà far vibrare il tavolo”. Peccherei di falsa modestia se dicessi che non sono soddisfatto del mio lavoro come produttore artistico, ma posso affermare senza dubbio che Four e Didi hanno fatto un lavoro egregio con il sound, oltre al tavolo questo disco fa vibrare anche il coperchio della mia bara! Questo anche grazie al master di Nicolò Gasparini all'Underground Studio di Montebelluna, che ha dato il tocco finale al tutto!

Qual è il pezzo che meglio rappresenta i Superhorror del 2020?
Credo sia difficile sceglierne uno soltanto, poiché ognuno di noi sta vivendo questa fase della band (15 anni di carriera), in maniera molto personale, ma siamo giunti alla conclusione che il primo singolo tratto da “Italians Die Better”, cioè “Sultans Of Sin”, sia il perfetto biglietto da visita per i Superhorror del 2020, un po' più raffinati, ma sempre spinti da un'inestinguibile furia infernale!

Immagino che oltre a tante influenze musicali siate appassionati di b-movies horror e cinema. Quali sono le pellicole imperdibili a vostro parere?
Io e Mr.4, oltre ad essere i membri fondatori, siamo i due più ferrati in materia di film horror, e concordiamo senza dubbio sul fatto che la saga di “Evil Dead” sia imprescindibile, oltre ad essere molto vicina allo spirito dei Superhorror è uno dei grandi classici che, accanto ai mostri sacri dell'Universal, dovrebbe essere visionata da chiunque si approcci al genere...

Come siete entrati in contatto con Fabio Silver Perissinotto aka Silver Venice?
Silver è il proprietario del Krach Club, un luogo fantastico nel quale abbiamo avuto il piacere di esibirci più volte. La sua ospitalità è leggendaria, ed una sera, prima dello show, mentre ci stava letteralmente riempiendo di cibo, ha iniziato a parlarci del progetto di rimettere in piedi la sua carriera di produttore discografico, con la creazione della Krach Records. La passione per il vinile e lo spirito dannatamente Rock'n Roll hanno fatto nascere l'amore tra di noi ancora prima si parlasse di produzione discografica, perciò il passo è stato breve.

Qual è la “Average Horror Band” a cui è ispirata l’omonima canzone?
“Average Horror Band” è una canzone abbastanza provocatoria, nel testo ci auto-definiamo come una band horror “standard”, quando invece durante tutta la nostra carriera abbiamo lottato per slegarci dal cliché dei ciuffi neri laccati e le canzoni monotematiche e mono-stile... La produzione artistica dei Superhorror è il riflesso di ciò che siamo, parla essenzialmente del fatto di essere dei morti vivi in un mondo di vivi morti, e soltanto di rado va attingere direttamente dal mondo del cinema... Certo, le influenze sono imprescindibili, ma a volte nel settore c'è chi fatica a comprendere questa sfumatura. Certamente chiamandoci SUPERHORROR non rendiamo la faccenda più facile! (ride)

Dove acquistate i vostri costumi per i concerti? Quanto è importante l’immagine per la band?
Non mi stancherò mai di dire quanto l'immagine sia fondamentale, per una band. Per esigenze fisiche, come la lotta alla decomposizione, noi abbiamo dovuto optare per il trucco pesante, ma ogni persona che sale sul palcoscenico dovrebbe riflettere perlomeno su ciò che indossa, ricordiamo sempre che si va a “vedere” un concerto, non a “sentirlo”... Curare il proprio aspetto sul palco, e non solo, è una forma di rispetto verso chi ci segue. Oltre a questo, un look caratteristico aiuta a rafforzare il concetto che una band vuole esprimere... Per quando riguarda i nostri fornitori di abiti... All'inizio si trattava di veri e propri costumi fatti in casa, la notte del primo live dei Superhorror Mr.4 indossava letteralmente un sacco della spazzatura... Ora ci facciamo vestire dai migliori becchini dell'oltretomba, spero apprezzerete, anche se siete dei poveri viventi (ride)

Qual è il vostro peggior vizio?
Il fatto di farci influenzare troppo dalle opinioni altrui... Certamente è molto importante ascoltare tutti i consigli e le critiche, soprattutto le critiche, ma a volte l'istinto è il miglior consigliere, e spero che ascoltando “Italians Die Better”, ci darete ragione!

E il party più selvaggio a cui avete partecipato?
I party a cui abbiamo partecipato nell'Aldilà sono certamente irraggiungibili, purtroppo i nostri ricordi a riguardo ormai stanno sbiadendo, ma sicuramente quelli del già citato Krach Club sono quelli che più si avvicinano alle bolge infernali... L'ultima volta che siamo saliti su quel palco è finita in maniera decisamente diabolica, e sono certo che chiunque fosse lì quella notte concorderà con me...

Marylin Manson o Wednesday 13?
Scelta difficile, direi Wednesday 13 soltanto perché i suoi Frankenstein Drag Queens From Planet 13 sono stati la band che hanno dato il “La” ai Superhorror!

Com’è nata la collaborazione con Irene Viboras per ‘Pensiero Violento’?
“Pensiero Violento” è una canzone che ha rischiato di rimanere nella cripta a marcire, non sapevamo come gestire la faccenda del testo in italiano... Non ricordo più chi di noi propose, quindi, di farla uscire come singolo, in collaborazione con un artista italiano... In quel periodo Mr.4 si stava facendo tatuare da Irene, la sua voce è senza ombra di dubbio perfetta accanto alla mia, quindi la scelta è venuta automatica...

(parole di Edward J. Freak)