-Core
Heartlay
Francia
Pubblicato il 23/01/2020 da Lorenzo Becciani

Perché Parigi è la Città della Luce?
Credo che chiamarla così sia qualcosa di autentico per natura. Sicuramente suona meglio che “siamo questa band proveniente da questa città di questa nazione”.

Com’è la scena industrial parigina?
È abbastanza minimalistica e variegata. A dire il vero è arduo definirla una scena perché le band suonano tutte in maniera differente le une dalle altre. In ogni caso cerchiamo di aiutarci per creare degli show ed una comunità personale. Per questo ringraziamo un team di persone devote alla causa.

Sei influenzato da qualche artista o gruppo in particolare? Magari anche poco conosciuti..
Sono influenzato da qualunque artista o gruppo sappia catturare la mia attenzione in un certo momento. La mia massima ispirazione sono sempre stati Tool, Nine Inch Nails, Skinny Puppy, il primo Marilyn Manson, Depeche Mode e Slipknot. Di questi tempi ascolto parecchio Lust For Youth, Health, Code Orange, Uniform e Empty. Ascolti molto eclettici che magari avranno un impatto sul prossimo album.

Come è nato il gruppo? Sei coinvolto in altri progetti?
Gli Heartlay sono nati come progetto da studio nel 2014, mentre studiavo cinema a Parigi. Ho pubblicato un EP online ed è stato accolto molto bene. Ciò mi ha motivato a cercare dei musicisti per la dimensione live ed organizzare dei tour. A quel punto ho pubblicato un album e poi un altro ancora. Antonie suona il basso nei Fractal Gates, Xavier ha un suo progetto elettronico che si chiama Kaidan. Io sono l’unico songwriter ma ci sentiamo comunque un gruppo vero e proprio. La pensiamo alla stessa maniera, siamo cresciuti nella stessa maniera. È la nostra gang. Heartlay è contagioso.

Quali sono le differenze principali tra ‘Close To Collapse’ e ‘Attack & Agony’?
Sono cresciuto e maturato tra i due album. ‘Close To Collapse’ è una sorta di diario di un adolescente disturbato mentre ‘Attack & Agony’ tende ad aprirsi molto di più al mondo esterno sia liricamente che musicalmente. Il mio songwriting è mutato perché ho cercato di ottenere un sound meno metal ma ugualmente aggressivo, usando elettronica ed effetti. Durante la produzione ho ascoltato molto Noisia, Autechre, SITD, Black Sun Empire e Prodigy.

Quali erano i tuoi obiettivi quando hai cominciato questa avventura? Quanto sono cambiati adesso che ‘Attack & Agony’ è uscito?
Onestamente, non mi importava molto all’inizio. Era qualcosa di catartico per me. Non sapevo che avrei pubblicato album o che avrei suonato dal vivo. Quando è uscito il debutto è diventato tutto più professionale. Adesso l’obiettivo è pubblicare il miglior album possibile, realizzare grandi concerti ed avere un bel merchandising. Il resto rimane dietro le quinte.

Quando hai cominciato a comporre le tracce? Dove le hai registrate?
Scrivo in continuazione quindi è difficile stabilire quando ho iniziato realmente. ‘The Sharpest One’ è stata la prima traccia che ho completato perché volevo una base dirette ed aggressiva su cui sviluppare il sound. Quasi tutti gli strumenti sono stati registrati nel mio studio personale nello scorso Gennaio mentre le voci sono state registrate in un altro studio, un paio di settimane dopo.

Hai usato qualche synth vintage durante il processo?
Ironicamente, pur essendo un disco dove I synth giocano un ruolo determinante, per la prima volta non usato hardware synth durante le registrazioni. Nel 2018 mi sono fatto tante domande dal punto di vista della produzione, ho venduto parecchia strumentazione e ho ristretto le mie possibilità sonore per concentrarmi sul songwriting, invece di girare manopole per settimane. Uso ancora emulatori della Arturia

Che suono volevi ottenere? Ti sei ispirato a qualche gruppo per la produzione?
Volevo trovare la combinazione perfetta tra gli standard del rock e del metal moderno e la musica elettronica con qualche retaggio della vecchia scuola, come l’industrial anni ‘90. In realtà è difficile trovare delle referenze per quanto riguarda il nostro sound perché non ho mai ascoltato niente che fosse simile all’idea che avevo in mente. Celldweller? Troppo elettronico. Nine Inch Nails? Troppo artistici. Sybreed? Troppo metal. Quindi ho iniziato a mixare gli elementi elettronici come se si trattasse di un album rock, concentrandomi sulle dinamiche e sullo spessore. È stato un lungo lavoro.

Prova a recensire ‘All That We Get’ e ‘Hourglass’ per i nostri lettori..
‘All That We Get’ e ‘Hourglass’ sono due tra le mie canzoni preferite. Entrambe combinano sonorità eccentriche con melodie drammatiche e groove dance. Presto apporteremo delle variazioni magari realizzando dei remix o delle versioni acustiche. Aura Shred ha remixato due mesi fa ‘Hourglass’ ed il risultato è magnifico.

C’è un messaggio specifico dietro le liriche?
Il mio songwriting tende a raccontare storie usando metafore, sia quando parlo in prima persona sia quando uso la terza persona. Prendo ispirazione dai miei problemi e dalle esperienze passate ma posso scrivere anche di cose che mi vengono in mente o prendere spunto dall’eserno. Non ho nessuna etica politica o religiosa ma parlo spesso delle avversità e delle battaglie interiore che un essere umano deve affrontare. La lotta tra la luce e l’oscurità, Una musica in un certo senso depressiva ma che non è negativa di base. Dolore, ansia, tristezza sono spesso segnali di crescita. È una sorta di gioco pericoloso ma ne vale la pena per l’arte.

Quali sono i vostri piani per promuovere l’album?
Stiamo ancora invadendo internet per cercare di essere condivisi il più possibile come una sorta di piaga. Inoltre stiamo lavorando ad uno show grandioso per il 2020. Uscirà presto un nuovo video che gireremo con un regista dalle idee insane. Non vedo l’ora che esca. Speriamo di suonare presto in Italia.

(parole di Aaron Sadrin)

Heartlay
From Francia

Discography
Close To Collapse - 2017
Attack & Agony-2019