Quicksand : Distant Population

Per chi ama l’alternative degli anni novanta, il nome di Quicksand dirà sicuramente qualcosa. La ... Per chi ama l’alternative degli anni novanta, il nome di Quicksand dirà sicuramente qualcosa. La band americana, apprezz ... thumbnail 1 summary

QuicksandDistant Population

Quicksand - Distant Population

Epitaph
Pubblicato il 12/10/2021 da Francesco Brunale
Quicksand - Distant Population

Per chi ama l’alternative degli anni novanta, il nome di Quicksand dirà sicuramente qualcosa. La band americana, apprezzata per la sua proposta musicale in cui si fondevano elementi di hardcore con altri più punk e altri ancora vicini all’emo, ebbe una buona fama in quel periodo, senza, però, riuscire a fare il salto di qualità da un punto di vista della fama che, invece, ebbe gente come Helmet e Biohazard. Eppure quel gruppo fu fonte di ispirazione successiva per i Cave In di “Antenna”, per i sottovalutati Far e soprattutto per i Deftones. E non è un caso che Sergio Vega sia il bassista di entrambi i gruppi con i Quicksand che nel 2017 sono rientrati in corsa con “Interiors”. A distanza di quattro anni ecco che arriva un sequel importante come “Distant Population” che si candida ad album dell’anno, almeno per chi scrive. Undici canzoni, intrise di riff granitici di chitarra a cui si mescolano atmosfere melodiche e decadenti che non possono non ricordare quanto hanno fatto Chino Moreno e compagni nel corso della loro carriera. Certamente le chitarre, in questo caso, sono meno pesanti di quelle usate dalla band di Sacramento, ma le strutture delle canzoni e il modo di cantare di Walter Schreifels è qualcosa che lega indissolubilmente queste due realtà, oltre alla figura del succitato Vega. Il trittico iniziale formato da “Inversion”, “Lightning Field” e “Colossus” mette le cose in chiaro e mostra una formazione in totale stato di grazia. I brani sono forti, si reggono da soli ed hanno aperture melodiche tremendamente belle. Poi arriva il cambio di rotta con l’acustica “Brushed”, esperimento quasi bucolico, ma dall’impatto notevole. Poi è di nuovo rock alternativo che si sussegue grazie a “Katakana” e “Missile Command”, con Sergio Vega che domina con i suoi giri di basso cupi e pesanti. In quest’ultima, davvero, sembra che facciano capolinea i mitici Far di Jonah Matranga, altro personaggio culto che avrebbe meritato maggiore successo, considerato il talento di cui lo ha dotato madre natura. Anche quando le atmosfere si rallentano il prodotto non cambia. La qualità, infatti, è altissima, come dimostra la rallentata “Phase 90”. Nel finale tutto scorre benissimo. Non ci si può annoiare quando ci sono le aperture melodiche in fase di ritornello di “The Philosopher” o le imbeccate pienamente Deftones che arrivano da “EMDR” e “Rodan”. Non c’è niente da fare, ma parafrasando Manuel Agnelli possiamo affermare che “non si esce vivi dagli anni 90” e non sappiamo se sia un bene o un male vedendo quello che ci circonda.

Quicksand
From: USA

Discografia

1993 Slip
1995 Manic Compression
2017 Interiors
2021 Distant Populations