Dirty Honey : Dirty Honey

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Dirty HoneyDirty Honey

Dirty Honey - Dirty Honey

Dirt Records
Pubblicato il 21/06/2021 da Francesco Brunale
Dirty Honey - Dirty Honey

Ormai appare chiaro come nel mondo sia ritornato un amore più o meno genuino verso il rock n roll dalle chiare matrici anni 70. Dai Rival Sons ai tanto amati o odiati Greta Van Fleet il termometro del gradimento si sta spostando decisamente verso band che si ispirano in modo più o meno dichiarato ai mostri sacri del genere come Led Zeppelin, Aerosmith e AC/DC. Non fanno eccezione neanche i Dirty Honey che, dopo un ottimo ep di presentazione, si presentano al vero e proprio esordio sulla lunga durata con questo lavoro omonimo composto da sole otto tracce, in sintonia con i periodi che furono quando gli LP non abbondavano di brani, tranne rare eccezioni. Avendo ascoltato le loro canzoni nel surrichiamato EP, eravamo sicuri di trovarci dinnanzi ad un disco che trasudasse rock dalla prima all’ultima nota e così è stato. La voce di Marc Labelle è uno dei tratti distintivi della band, anche se a differenza del collega dei Greta Van Fleet risulta essere molto più personale e meno incline allo scimmiottamento del Robert Plant di turno. Il suo timbro alto e forte è fonte di grinta devastante ed è lui a mettere nelle condizioni il gruppo di schitarrare e andare ad altissima velocità dall’inizio alla fine. In questo omonimo non ci sono momenti di stasi o brani da scartare, ma ad essere onesti non vi sono nemmeno i singoli che potrebbero essere da traino per vendite milionarie. Per intenderci sembra quasi che volutamente i Dirty Honey cerchino di rimanere nell’underground senza voler provare con decisione la strada della popolarità, pur sapendo che le carte a proprio favore siano tante e numerose. Ad ogni modo va anche detto come le chitarre e i soli rendano in maniera ineccepibile e pezzi come “Gypsy” e “The Morning” siano tremendamente efficaci per resa sonora e qualità di scrittura. Ci sono anche momenti di citazioni importanti come “Another Last Time” in cui vengono tirati fuori i primi Black Crowes o “Take My Hand” che ha un riff che ricorda sin troppo quello inventato dal maestro Jimmy Page in “The Ocean”. Insomma Dirty Honey è un bell’ascolto da tenere in sottofondo durante una festa o mentre si affronta un lungo viaggio. I californiani non hanno pretese di essere i nuovi santoni del rock, ma sono semplicemente un gruppo a cui piace suonare, mantenendo una dimensione ancora da club e non da grandi arene.

Dirty Honey
From: USA

Discografia

Dirty Honey - 2021