The Dead Daisies : Holy Ground

Quando in una band salutano e vanno via due personalità pesanti e di spessore come l’ex cantante ... Quando in una band salutano e vanno via due personalità pesanti e di spessore come l’ex cantante dei Motley Crue John Co ... thumbnail 1 summary

The Dead DaisiesHoly Ground

The Dead Daisies - Holy Ground

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Pubblicato il 16/01/2021 da Francesco Brunale
The Dead Daisies - Holy Ground

Quando in una band salutano e vanno via due personalità pesanti e di spessore come l’ex cantante dei Motley Crue John Corabi e Marco Mendoza (ex Whitesnake, tra i tanti gruppi in cui ha prestato servizio), trovare dei sostituti paritetici è opera assai difficile e ardua. Se, però, a rimpiazzare i summenzionati musicisti arriva un vero e proprio top player della musica rock, ovvero un signore sui settanta anni che all’anagrafe si chiama Glenn Hughes, allora ti tocca andare nella prima chiesa più vicina e accendere immediatamente un cero al santo a cui credi di più. I Dead Deasies, con l’ex Deep Purple al basso e chiaramente alla voce, sono una band totalmente diversa da come l’avevamo conosciuta in passato. Il timbro vocale di The Voice of Rock, unito al suo modo unico di scrivere canzoni, hanno indirizzato Dean Castronovo e soci verso sonorità che sono tipiche dei primi Black Country Communion o dell’ultimo Hughes, quello per intenderci di “Resonate”, ultimo lavoro da solista dell’ex Trapeze. Ci sono delle vere e proprie bombe ad orologeria con cori spaventosi ed aperture melodiche inimmaginabili (“Like No Other” e “Unspoken”), mescolate a proiettili impazziti come “Saving Grace” e “Holy Ground (Shake The Memory)”. In tutto questo va poi inserita la prestazione di un fenomeno della sei corde come Mr. Doug Aldrich che ci mette gusto e spaventoso talento nel suo modo di suonare la chitarra. Ci sono riff accattivanti che si mescolano a soli di grandissimo spessore che arricchiscono ogni canzone di particolari rilevanti e pieni di sorprese che crescono e diventano propri, ascolto dopo ascolto. Il sound che si ricava all’interno di “Holy Ground” è pesantissimo e non vi è spazio per alcuna concessione a ballads o canzoni smielate. Allo stesso tempo anche il funky, nella sua accezione più pura del termine, non fa capolinea in questo lavoro. Si trova, invece, una cover degli Humble Pie come “30 Days In The Hole” che sembra essere non legata al resto dell’album e lo si nota immediatamente. Il finale, come spesso accade nei dischi di valore, è da applausi. “Righteous Days” è una bella cavalcata d’insieme con Hughes che tocca vette inimmaginabili con la propria incredibile ugola, mentre “Far Away”, con il suo incedere arpeggiato, lento e melodico, è l’ottima e degna chiusura di un grande lavoro che si spera possa avere il giusto risalto e conquistare nuovi fans nel resto del pianeta. In conclusione si può tranquillamente affermare che in “Holy Ground” c’è tanta classe e su questo crediamo che nessuno mai potrà obiettare il contrario. Se il buon giorno si vede dal mattino, allora si può davvero sperare che il 2021 possa essere un anno foriero di soddisfazioni e di ottime uscite per i rockettari di tutto il mondo.

Tracks

1. Holy Ground (Shake the Memory)
2. Like No Other (Bassline)
3. Come Alive
4. Bustle and Flow
5. My Fate
6. Chosen and Justified
7. Saving Grace
8. Unspoken
9. 30 Days in the Hole
10. Righteous Days
11. Far Away
The Dead Daisies
From: USA

Discografia

The Dead Daisies (2013)
Revolución (2015)
Make Some Noise (2016)
Burn It Down (2018)
Holy Ground (2020)