Cult Of Lilith - Mara

Metal Blade
Pubblicato il 04/09/2020 da lorenzobecciani

Potrei iniziare questa lunga recensione parlandovi di come ho conosciuto gli islandesi e di quanto li ho visti lavorare per arrivare a questi livelli ed alla pubblicazione del loro debut album ma il primo messaggio che desidero trasmettere è molto più semplice e mi auguro che arrivi a tutti. ‘Mara’ non è solamente mostruoso sotto tutti gli aspetti, da quello tecnico alle liriche passando per la costruzione delle linee vocali e l’artwork, ma soprattutto possiede tutto ciò che un album metal dovrebbe sempre possedere. Al suo interno troverete spunti strumentali per almeno dieci lavori, qualità individuali da capogiro, aggressività, stimoli, richiami a generi diversi, agganci storici e capacità di fare riflettere sulla situazione politico-sociale di oggi. Il fatto che esca per Metal Blade da una parte è un sospiro di sollievo, a dimostrazione che ci sono ancora margini di crescita per il metal estremo, e dall’altra la conferma, qualora ce ne fosse davvero bisogno, di quanto sia tuttora determinante sul mercato l’etichetta fondata da Brian Slagel. Dopo l’incredibile successo degli Une Misère, altro gruppo che ho visto nascere dal nulla e che si merita tutto quello che ha ottenuto, i Cult Of Lilith tentano di percorrere la medesima strada, con un death metal che sa omaggiare la vecchia scuola ma allo stesso tempo collocare nel tessuto strumentale retaggi prog, folk, synth a profusione e addirittura flamenco (in ‘Profeta Paloma’ appare Reynir Hauksson). Una volta composta buona parte della sezione musicale, Daniel Thor Hannesson e Kristján Jóhann Júlíusson hanno trovato in Mario Infantes Ávalos dei Jotnar - formazione dedita ad un death metal melodico decisamente influenzato dagli In Flames che prima del suo arrivo ha pubblicato un mini alquanto anonimo ed invece con lui al microfono ha dato alle stampe l’intrigante ‘Connected/Condemned’ - per rendere il proprio Necromechanical Baroque qualcosa di unico e vincente. Il risultato supera qualsiasi aspettativa, in scaletta non troverete il minimo filler e la narrazione, basata sul culto di Lilith, trasmette fascino all’ascolto, al pari della magnifica copertina realizzata da Eliran Kantor. Echi di Meshuggah, Cynic e The Black Dahlia Murder si alternano a passaggi tecnicamente insuperabili ma comunque dominati da un grande groove. Il missaggio di Dave Otero ha fatto la differenza così come il contributo in fase di registrazione di Fernando Pérez Cañada e Chris van der Valk ma quando vi troverete al cospetto di monumenti come ‘Cosmic Maelstrom’ e ‘Purple Tide’, i dettagli conteranno poco e avrete a disposizione solo pochi secondi per reagire. Da brividi la performance dei due chitarristi così come quella del batterista Kjartan Harðarson, attivo nei Kaleikr ed ex Draugsól, e l’impressione è che nemmeno l’emergenza sanitaria in atto potrà frantumare i sogni di questi musicisti coraggiosi, in grado di interpretare al meglio i dettami del metal moderno. Il titolo richiama il termine islandese Martröð che significa incubo e, nella tradizione locale, Mara è un’entità malvagia che usa sedersi sul petto degli individui per disturbare il loro sonno. Una buona scusa per tornare, non appena sarà possibile, in quel di Reykjavík.

 

Tracks

Cosmic Maelstrom
Purple Tide
Enter the Mancubus
Atlas
Comatose
Profeta Paloma
Zangano
Le Soupir du Fantome


Cult Of Lilith (Islanda)  http://www.cultoflilith.com

Discografia

Mara 2020