Trivium - What The Dead Men Say

Roadrunner Records
Pubblicato il 25/04/2020 da lorenzobecciani

Ho aspettato fino all’ultimo a pubblicare questa recensione perché credevo che l’uscita dell’album sarebbe stata posticipata ma non c’è emergenza sanitaria che tenga in questi casi. In effetti sarebbe stato sul serio complicato tenere nascosto un materiale del genere, anche per un gruppo ormai rodato come i Trivium. In parole povere ‘What The Dead Men Say’ è il loro album migliore dai tempi di ‘The Crusade’ e ‘Shogun’, un lavoro in cui convivono senza alcun problema i valori del passato, quelli che finora hanno impedito di definirli semplicemente un gruppo metalcore, e gli step evolutivi, sia in fase di songwriting che di produzione, palesi in release quali ‘In Waves’ e ‘Silence In The Snow’. Nulla è andato perso e Matt Heafy è riuscito a rendere mitiche le parti vocali, riuscendo a capire che spesso l’essenzialità è preferibile alla complessità. Inutile girarci intorno, i Trivium sono una band molto tecnica e Corey Beaulieu e Paolo Gregoletto sono rispettivamente tra i migliori chitarristi e bassisti metal del mondo, ma le loro canzoni sono si perdono in stupidi virtuosismi e sfuggono alle classificazioni. Soprattutto arrivano al cuore sia dei fan della prima ora, quelli che li hanno apprezzati per lo sguardo imperioso alla scena heavy anni ottanta, sia dei più giovani, che magari dopo un’oretta ascoltano djent o deathcore. La intro strumentale ‘IX’ anticipa i riff selvaggi della title track e subito si percepisce l’ottimo missaggio di Josh Wilbur (Lamb Of God, Korn) che ha saputo mettere in evidenza ogni strumento. Anche la batteria di Alex Bent è infatti protagonista e sulle successive ‘Catastrophist’ e ‘Amongst The Shadows And The Stones’ il suo contributo è determinante. Il tempo di fiatare con ‘Bleed Into Me’, conferma dei progressi vocali del frontman, e arriva ‘The Defiant’, forse l’apice della release ed in generale uno dei migliori pezzi mai scritti dai quattro. Dopo una prima parte del genere sarebbe lecito attendersi qualche calo di tensione nella seconda ma i ritmi non accennano a diminuire ed il livello di aggressività neppure. Avevamo sentito Gli appassionati di Mortal Kombat conoscevano già il potenziale distruttivo di ‘Scattering The Ashes’ ma non potevano sapere il male, solo in termini musicali, che avrebbe potuto generare la storia di Philip K. Dick. Quando anche ‘The Ones We Leave Behind’ lascia il segno ed il silenzio prende possesso della stanza, la percezione che la band abbia compiuto un altro passo in avanti dopo ‘The Sin And The Sentence’ è fortissima. Questo è il terzo colpo da novanta di Roadrunner Records nel giro di qualche mese dopo ‘We Are Not Your Kind’ degli Slipknot e ‘The Nothing’ dei Korn. Probabilmente chi dava per finita l’etichetta nata in Olanda agli albori degli anni ottanta e ormai sussidiaria della Warner dovrà ricredersi.

Tracks

01. IX
02. What The Dead Men Say
03. Catastrophist
04. Amongst The Shadows And The Stones
05. Bleed Into Me
06. The Defiant
07. Sickness Unto You
08. Scattering The Ashes
09. Bending The Arc To Fear
10. The Ones We Leave Behind



Trivium

Trivium (USA)  http://www.trivium.org

Discografia

Ember to Inferno (2003)
Ascendancy (2005)
The Crusade (2006)
Shogun (2008)
In Waves (2011)
Vengeance Falls (2013)
Silence in the Snow (2015)
The Sin and the Sentence (2017)
What The Dead Men Say (2020)