Regarde Les Hommes Tomber - Francia

Pubblicato il 15/04/2020 da lorenzobecciani

Cosa simboleggia il grande fuoco in copertina?
I nostri artwork sono realizzati dal duo Førtifem. Siamo fortemente ispirati da artisti come Gustave Doré, John Martin e Albrecht Dürer. Come per la produzione, avevamo un’idea molto precisa di ciò che volevamo ovvero qualcosa che rimandasse facilmente al concept generale ed allo stesso tempo fosse unico. L’album chiude una trilogia quindi la continuità era molto importante per noi. Volevamo qualcosa di epico che esaltasse il nostro sound e si adattasse alle liriche. Esattamente come ‘Exile’ finiva con la marcia delle forze diaboliche verso il paradiso (‘The Incandescent March’), ‘Ascension’ inizia con una traccia, ‘A New Order’, ispirata dall’artwork. Il fuoco simboleggia la celebrazione dell’arrivo di Lucifero e Lilith nel regno di Dio e la battaglia celestiale tra gli arcangeli ed i demoni. Sullo sfondo c’è la torre di Babele, ricostruita dopo essere stata distrutta da Dio in ‘Exile’. Una metafora della presunzione e della vanità dell’uomo attraverso il Padre che viene disprezzato. Un buon indizio su chi vincerà la battaglia.

Quando avete cominciato a comporre il nuovo materiale? È stato un processo difficile?
Per promuovere ‘Exile’ abbiamo fatto tanti concerti e questo se da una parte è stato fantastico, dall’altra è stato anche molto faticoso. Dopo il tour europeo con i nostri amici Der Weig Einer Freiheit, alla fine del 2017, ci siamo fermati per diversi mesi. Poi abbiamo iniziato a provare e comporre il nuovo materiale. Il processo ha portato in maniera naturale alla nascita di ‘Ascension’, che abbiamo registrato nel luglio 2019. Per quanto concerne il songwriting, non è stato facile stavolta. Creare nuova musica senza ripetersi è una sfida per tutti gli artisti e abbiamo cercato di uscire dalla cosiddetta “comfort zone” per ‘Ascension’. Alla fine si è rivelata un’esperienza davvero elettrizzante. ‘Exile’ era stato composto in modo collettivo e così anche ‘Ascension’, ma le prime idee sono state portate da A.M., che ha scritto un sacco di riff. In ogni caso ci abbiamo lavorato tutti con la medesima energia, come dei fottuti schiavi, e siamo profondamente orgogliosi del risultato finale. La chimica nella band è stata indirizzata verso un obiettivo comune e, personalmente, sono veramente soddisfatto delle parti vocali perché ho avuto modo di testare tante cose nuove.

Dove si sono svolte le registrazioni? Che suono volevate ottenere stavolta?
Costruiamo sempre la nostra musica quasi fosse un affresco impressionista. Come per ‘Exile’, abbiamo lavorato con Francis Caste. Abbiamo speso un mese intero lavorando con lui allo Studio Sainte Marthe di Parigi. Ha svolto un lavoro eccezionale ed è stato molto coinvolto artisticamente.

Possiamo distinguere una traccia chiave?
Non direi. Tutto l’album può essere visto come una grande traccia unica. C’è una narrazione ed ogni traccia è un capitolo della storia. Parlando del suono della band, l’evoluzione dal primo album ad ‘Ascension’ è stata significativa. Molte band tendono a lenire i propri obiettivo e comporre musica più alla moda mentre non abbiamo fatto l’esatto opposto, rendendo il materiale ancora più epico e violento. Nel nostro debutto c’erano un sacco di parti lente mentre ‘Ascension’ è davvero brutale, sicuramente estremo ma anche catchy. La nostra sfida era realizzare un album estremo senza annoiare.

Di quale nuovo ordine parlate?
Tutte le liriche sono legate alla mitologia biblica. Henoch, un nostro amico, si occupa di scriverle per noi. I primi due lavori erano focalizzati sulla caduta del genere umano, rifiutato e torturato da Dio a dispetto della sua devozione. Con essi abbiamo raccontato la caduta e la nascita di una consapevolezza che porta l’uomo a rinnegare la divinità durante l’esilio, per poi finalmente diventare il Dio di sé stesso e sedere sul proprio trono. Le liriche dei primi due album erano molto legati alla teologia classica mentre con ‘Ascension’ si parla di una creazione originale, una nuova storia e un nuovo mito. Il prisma delle storie bibliche è talmente grande che tutto può essere immaginabile. Henoch l’ha interpretato a modo suo, scrivendo una storia appassionante e filosoficamente profonda, legata ad antichi miti. Non voglio comunque rivelare niente. Sta all’ascoltatore scoprirla.

Seguiamo la band fin dall’inizio. Ritenete di aver rispetto la visione di inizio carriera?
Abbiamo seguito il nostro percorso con passione e devozione per la nostra arte che rappresenta la più grande fonte di forza nella vita di tutti i giorni. Nessuno sa dove ci porterà ma a questo punto siamo veramente orgogliosi di ciò che siamo riusciti a fare. Veniamo dall’underground più puro e non potevamo immaginare di arrivare così lontano dieci anni fa.

Come siete entrati in contatto con Season Of Mist? Com’è stata la transizione da LADLO?
Siamo felici di lavorare con dei professionisti del genere. La nostra precedente etichetta aveva una struttura molto piccola, dove tutte le persone coinvolte mettevano grande energia nel promuovere le band con un’intenso lavoro di promozione e distribuzione underground. Dobbiamo molto a queste persone e non saremmo mai cresciuti senza di loro. Abbiamo fatto questa scelta semplicemente perché ci è capitata l’occasione. Season Of Mist ha una struttura più grande e non firmare per loro sarebbe stato un errore in termini evolutivi.

Come avete impiegato gli ultimi cinque anni?
La creatività è qualcosa che ha bisogno di tempo. Questi cinque anni sono serviti per rendere la composizione ancora più ragionata. Non siamo una band capace di scrivere in tour e dal 2015 al 2017 siamo stati praticamente sempre in tour. Suoniamo musica atmosferica e di conseguenza abbiamo bisogno di un certo contesto lavorativo per comporre: una vera sala prove e non il divano di un backstage. Non abbiamo bisogno i muse ma solo di calma, armonia tra noi stessi e introspezione. Diventiamo come monaci in un monastero.

Perché continuate a rimanere anonimi?
Vogliamo essere considerati come un progetto artistico generale, emancipato dai singoli individui.

Avete preso il nome da un film di Jacques Audiard. Ci sono altri film che di recente vi hanno ispirato?
È divertente che lo chiesi, perché proprio prima di questa intervista, ho visto ‘I miserabili’ di Ladj Ly. Non ha collegamenti con Victor Hugo se non per il fatto che anch’esso esplora la profondità dell’oscurità umana. Mi è piaciuto molto. Il film ha luogo in una provincia francese problematica, dove la povertà, la violenza sociale e l’assenza di comprensione guida al peggio. La situazione dei ghetti in Francia è stata dura per anni e, senza romanticismi o filtri mainstream, il film ha vinto la Palma d’oro a Cannes con pieno merito.

Cosa significa post-black metal per voi?
Siamo stati affiliati al post-black metal e, in tutta sincerità, non ci piace essere catalogati. Se dovessimo proprio dare una definizione alla nostra musica, allora preferirei black metal e basta. Abbiamo la nostra visione della musica come altre band hanno la propria. Il nostro unico obiettivo è creare un affresco impressionista epico e ognuno di noi ha gusti diversi, il che rappresenta una vera forza. Alcuni di noi vengono dal puro black metal mentre altri sono fan del doom o del gothic rock. Non credo che un musicisti ascolti un solo genere e credo nella potenza della diversità per costruire un suono. Non abbiamo influenze dirette ma a volte possiamo ricordare Drudkh, Amenra, Sargeist, Mgla, Dead Congretation e Forteresse ovvero band che sono diverse tra loro. Costruiamo la nostra musica senza pensare al modello post-black metal. Quando componiamo non ci facciamo limitare da barriere che potrebbero fermarci e preferiamo qualcosa di intenso e spontaneo.

Quali sono le vostre band metal francesi in questo momento?
La nostra vecchia etichetta promuove un sacco di piccole band di valore. Anche la Antiq Records fa un ottimo lavoro. Il primo album dei Malenuit è un fantastico mix tra black metal, musica folk francese ed oscurità. Anche Deathspell Omega e The Great Old Ones sono ottimi. Guardando agli anni ‘90 le famose Lègions Noires. L’ultimo lavoro dei Véhémence è molto bello e sono anche un fan di Anorexia Nervosa e Nehëmah, anche se non esistono più

(parole di T.C.)

Regarde Les Hommes Tomber

Regarde Les Hommes Tomber (Francia)  http://rlht.bandcamp.com

Discografia

Regarde Les Hommes Tomber (2013)
Exile (2015)
Ascension (2020)