Ritmo Tribale - Italia

Pubblicato il 07/04/2020 da Francesco Brunale

Dopo venti anni, i Ritmo Tribale sono ritornati. La ‘Rivoluzione Del Giorno Prima’ sta per essere immesso sul mercato ed è un disco che ha il pregio di crescere ascolto dopo ascolto. La band è in grande forma ed ha tantissimo entusiasmo per un’uscita che in pochi pensavano potesse vedere la luce nel primo decennio del nuovo secolo. Invece, parafrasando il titolo di una canzone che si può trovare sulla loro ultima fatica, le cose succedono e quando accadono sono davvero belle da poterle descrivere e raccontare. Alex Marcheschi, batterista del quintetto milanese, ci racconta tutto, spaziando a 360 gradi sul mondo tribale.

All’alba del 2020 è arrivato un nuovo cd dei Ritmo Tribale. Possiamo definire ‘La Rivoluzione Del Giorno Prima’ un regalo che avete fatto simultaneamente a voi stessi ed ai vostri fan?
“Hai detto benissimo. I primi ad essere stupiti siamo proprio noi di questo lavoro. E’ un regalo che ci siamo fatti. E’ quasi un miracolo a dirla tutta. Prima era normale fare dei dischi e noi eravamo concentrati su quello. Poi le nostre vite hanno preso un’altra direzione. In questo caso posso dire che abbiamo messo a fuoco le idee. Abbiamo registrato dei brani un poco alla volta nel corso del tempo. Questo nuovo disco lo abbiamo cucinato lentamente. All’inizio lo scopo non era quello di fare un nuovo cd. Abbiamo scritto inizialmente le canzoni per capire come suonavano. Del resto ci conosciamo e sappiamo di essere un pochino lenti. Quando abbiamo visto il sound e l’intensità di queste nuove canzoni, abbiamo capito che potevamo fare uscire un nostro nuovo album, anche se abbiamo aspettato un poco”.

La Rivoluzione del Giorno Prima è un disco in cui si sente molta energia, ma anche quanto fatto in passato all’interno della vostra discografia. Pensi che sia un giusto mix tra quello che eravate e quello che siete ora?
“E’ vero. Del passato in senso standard ci sta sicuramente la nostra attitudine. I suoni, però, sono diversi. Prima avevamo dei chitarroni in grande mostra ed era quello che volevamo. Ora ci sta tanta libertà. Possiamo spaziare ad ampio giro, partendo da qualcosa di cantautorale per finire a qualcosa di più estremo”.

A proposito di estremo, Jim Jarmush è una canzone che, in un certo senso, è legata a livello sonoro al vostro progetto collaterale No Guru. E’ una impressione oppure ci sono delle assonanze?
“Non è un’impressione, ma è davvero così. Quello dei No Guru era un progetto legato a sonorità molto spigolose. Jim Jarmush è un pezzo che rappresenta quelle sonorità che sono sempre presenti in noi. Per questo, tra le tante cose, posso dire che abbiamo integrato alcune sonorità dei No Guru, anche perché va ricordato che Scaglia era presente anche in quel progetto”.

All'alba del nuovo secolo, dopo la pubblicazione di Bahamas, vi fermaste. Quel disco presenta delle canzoni di grandissima qualità. Ritieni che quel lavoro sia stato poco capito, visto che Edda non c'era più e magari i vostri seguaci della prima ora rimasero sostanzialmente spiazzati dalle sonorità diverse che si avvertivano.
"Devo essere sincero. All'inizio anche tra di noi c'era qualche dubbio. Lo stesso Scaglia pensava di fare uscire Bahamas con un nome diverso da quello dei Ritmo Tribale. Invece posso dire che quello è profondamente un disco dei Ritmo Tribale. Ricordo sempre che la nostra prima formazione aveva in Scaglia il suo cantante. Poi arrivò Edda. Noi abbiamo sempre pensato di avere due cantanti, ma non abbiamo mai ritenuto che Scaglia fosse il nostro secondo cantante. Ritornando a Bahamas posso affermare che è un disco molto introspettivo".

Non è un caso che il pezzo più pesante del lotto presente su Bahamas, ovvero Cuore Nero, sia semplicemente una bonus track..
“E’ verissimo. Dirò di più a riguardo. Probabilmente quella canzone l’avremmo suonata dal vivo. Poi è scoppiata l’emergenza del Corona Virus e ci siamo fermati, ma quando tutto finirà abbiamo intenzione di provarla in studio per poi, magari, riproporla dal vivo”.

Dopo il vostro stop post Bahamas è sembrato che il nome dei Ritmo Tribale non sia mai morto. La pubblicazione di un libro su di voi, il progetto No Guru, la riedizione dei primi due dischi, la compilation Uomini. Non male per un gruppo fermo ai box, ma mai ufficialmente sciolto.
“Noi, in realtà, non ci siamo mai sciolti. Abbiamo preso una sorta di periodo di riflessione. Noi davvero siamo come dei fratelli che cambiano domicilio e poi si ritrovano. Del resto non abbiamo mai detto niente in merito ad una nostra separazione. Le cose intermedie che hai citato ci hanno davvero aiutato, perchè hanno mantenuto sempre accesa la lucina. Quello che, poi, ha fatto ripartire il tutto è stato il concerto di Erba. Abbiamo visto tanta gente ed abbiamo capito che ci dovevamo rimettere in gioco. Sostanzialmente è cambiato tutto rispetto al passato ed anche le sonorità che si ascoltano oggi sono lontane da noi. Eppure ci stanno delle persone che sono legate ai Ritmo Tribale ed al nostro modo di fare musica”.

A proposito di vecchio materiale, mi piace fare due domande legate tra loro. Perché i dischi di vostro maggior successo come Mantra e Psycorsonica sono praticamente introvabili? Inoltre sarebbe curioso sapere se di quel periodo ci sono delle canzoni che magari non hanno mai visto la luce.
“Questi dischi sono introvabili in gran parte anche per colpa nostra. Uscirono con la Mercury e dopo la tiratura che è finita non sono mai stati ristampati. Ora noi abbiamo i diritti dei nostri pezzi. Dobbiamo avere il tempo per metterli nuovamente sul mercato, ma lo faremo. Mantra, qualche anno fa, è stato ristampato in vinile. Tra le cose che devono essere ristampate ci sta anche Tutti contro Tutti che è ancora più difficile da reperire. Ora questo compito tocca a noi. Per vari motivi le case discografiche hanno pensato ad incassare all’epoca e poi non ci hanno ristampato nulla. In merito a qualche inedito posso dire che qualcosa ci sta e queste cose possono finire nelle ristampe. Un paio di brani a disco ci dovrebbero essere e poi ci sono dei provini di alcuni brani in cui alla voce ci sta Scaglia. Qualcosa di tutto questo sarà rimesso sul mercato”.

A proposito di nuova line up, che poi tale non è. Con Andrea Scaglia alla voce sembra che la band abbia trovato un equilibrio pazzesco. Vedervi suonare dal vivo è davvero qualcosa di unico. Tra l’altro nei vostri concerti ho notato anche tanti artisti di natura diversa venirvi a vedere (al Legend di Milano nell’aprile del 2018 erano presenti Giorgio Prette degli Afterhours e Andrea Ferro dei Lacuna Coil, tanto per fare un esempio). Credo che sia forse questo il più bel riconoscimento per la vostra carriera.
“Guarda sono d’accordo sull’aspetto della trasversalità. Questa cosa l’abbiamo sempre vissuta bene da un punto di vista del rapporto con i musicisti. Da un punto di vista giornalistico, invece, tale aspetto lo abbiamo patito, perché non eravamo definibili all’interno di una scena ben precisa. A noi, però, sinceramente non è mai interessata tutta questa mancata catalogabilità all’interno di una precisa scena”.

Un quesito che chi segue i Ritmo Tribale si è sempre posto è se pensavate di poter avere un successo maggiore o se questo status di band di culto vi si addice di più.
“Penso che a noi si addica questa dimensione. Sotto sotto è quello che avremmo sempre desiderato. Se avessimo voluto fare il passo di band per le masse, avremmo dovuto realizzare qualcosa che non volevamo fare. L’unico rammarico non è il successo maggiore che potevamo avere, ma il fatto che volevamo stare all’estero per un po’. Volevamo fare dei brani per il mercato europeo. Avevamo questa certezza che la nostra musica potesse andare bene fuori dai nostri confini patri. Ci sono stati due momenti in cui abbiamo avvertito tutto questo. Quando abbiamo fatto il tour di Criminale i locali esteri erano sempre pieni e noi cantavamo in italiano. Stessa cosa durante il tour di Mantra. Però alla fine per noi conta il rapporto con le persone che ci seguono e che continua ad essere viscerale. Questa cosa vale più di tutto”.

Un’ultima domanda. Ad oggi, sperando che questa emergenza finisca al più presto, cosa possiamo aspettarci di bello dal vostro mondo tribale?
“Noi ci stiamo compattando sempre di più in questo periodo. Faremo tante cose anche sui social per essere ancora più presenti. Purtroppo ci ha bloccato questa situazione dettata dall’emergenza sanitaria. Se ci sarà da suonare dopo l’estate, faremo delle date nei club ed in tutta Italia. Tutto questo accadrà, ma sempre se ci saranno le condizioni per poterlo fare”.

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Discografia

1988 – Bocca chiusa
1990 – Kriminale
1992 – Tutti vs. tutti
1994 – Mantra
1995 – Psycorsonica
1999 – Bahamas
2020 - La rivoluzione del giorno prima