Review - Jonathan Davis : Black Labyrinth

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Jonathan DavisBlack Labyrinth

Jonathan Davis - Black Labyrinth

Sumerian Records
Pubblicato il 01/06/2018 da lorenzo becciani
Jonathan Davis - Black Labyrinth

La prima volta che ho incontrato di persona Jonathan Davis fu a Milano, in occasione della loro prima data al PalaLido, e trascorremmo il pomeriggio nel backstage a parlare dei suoi testi e delle tute dell’Adidas. La seconda volta, qualche mese dopo, mi collassò davanti agli occhi nel retro del Teatro Tenda di Firenze e il concerto, per il disappunto di David Silveira e di Fred Durst, non si fece. In seguito ho avuto modo di conoscere a fondo la personalità complessa di una delle più straordinarie voci dei nostri tempi e quasi sempre ho avuto la sensazione che per lui contassero molto di più le liriche che la musica. Nello specifico non siamo al cospetto di un debutto solista vero e proprio perché la colonna sonora di ‘Queen Of The Damned’ di fatto lo era già ma è evidente che stavolta, vuoi per la maggiore libertà discografica e vuoi per l’assenza di guest altisonanti, l’impegno ed il rischio correlato siano superiori. A due anni di distanza da ‘The Serenity Of Suffering’, con cui la formazione originaria di Bakersfield ha trovato un equilibrio tra le recenti tentazioni elettroniche e le radici nu metal, giunge nei negozi un masterpiece trasversale, attraverso il quale una delle icone della scena alternative metal si è misurata con tonalità inconsuete e sonorità industriali (‘Everyone’ e ‘Your God’) e gotiche (‘The Secret’) raggiungendo risultati a dir poco epici. Nella scaletta ci imbattiamo in elementi di discontinuità, commistioni tra generi differenti, chorus di impatto (‘What It Is’ e ‘Basic Needs’) e disegni armonici coraggiosi e ipnotici (‘Final Days’) che rapiscono l’attenzione e trascinano negli abissi. Il fervore lirico di Jonathan Davis, attivo anche nella sfera dubstep come JDevil, non è dissimile da quello che da sempre accompagna le release dei Korn ma ‘Black Labyrinth’ è un album più subliminale, costruito per crescere di ascolto in ascolto e che sfrutta al massimo il suo timbro vocale eccezionale. Tra gli altri Ray Luzier, Wes Borland e Miles Mosley lo hanno aiutato a completare tredici tracce che ci aiutano a capire quanto siano stati importanti The Cure (‘Medicate’) e Bauhaus per la sua crescita musicale.

Tracks

1. Underneath My Skin
2. Final Days
3. Everyone
4. Happiness
5. Your God
6. Walk On By
7. The Secret
8. Basic Needs
9. Medicate
10. Please Tell Me
11. What You Believe
12. Gender
13. What It Is
Jonathan Davis
Jonathan Davis
From: USA
http:www.jonathandavis.com

Discografia

Black Labyrinth (2018)