Review - Myrkur : Mareridt

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MyrkurMareridt

Myrkur - Mareridt

Relapse
Pubblicato il 18/09/2017 da lorenzo becciani
Myrkur - Mareridt

Gli studi sulla trascendenza e gli spiriti guida a cura di Karyn Crisis (Gospel Of The Witches, Crisis) così come la metodologia compositiva utilizzata di recente da Wardruna e Ulver potrebbero essere utili per tentare di avvicinare, anche solo mentalmente, il livello aulico raggiunto in questi anni da Amalie Bruun. Siamo fieri di avere creduto in lei quando ancora regnava l’indifferenza e in tanti addetti ai lavori, inconsapevoli del suo background e dei viaggi che l’hanno portata a conoscere culture e scene totalmente differenti tra loro, l’avevano segnata come l’ennesima bellezza priva di talento. Il tetro richiamo del kulning ed un suadente canto vichingo, perfetto come colonna sonora della serie televisiva di Michael Hirst, aprono ‘Mareridt’ prima di un bieco assalto alla Mayhem. Basterebbero questi pochi minuti per rendersi conto della potenza del messaggio dell’artista danese che, puntando su ritualità pagana e rapporto con la natura, ha saputo spingersi ben oltre l'immaginario black metal sul quale era stato fondato il suo progetto solista. Almeno inizialmente perché nel giro di breve le visioni di ‘Må Du Brænde I Helvede’ e ‘Nattens Barn’ si sono dilatate in maniera incredibile giungendo ai margini dell’elettronica e della musica da camera. Supportata dalla Relapse, l’ex cantante degli Ex Cops è cresciuta dal punto di vista compositivo e vocale, si è contornata di musicisti di valore e, con coraggio raro da trovare in circolazione, ha regalato alle sue canzoni uno spirito totalmente nuovo. Adesso quello di Myrkur è un songwriting che evoca la tradizione medievale, le leggende norrene, il significato delle rune, la musica classica e operistica in equal misura (‘De Tre Piker’ e ‘Ulvinde’). La brutalità dell'esordio continua ad ammorbare il suo sound ma lasciando libere le marcate linee melodiche di creare echi solenni e atmosfere spettrali, esaltate in studio da Randall Dunn (Wolves In The Throne Room, Marissa Nadler). Nel tessuto strumentale spiccano violino, nyckelharpa, pianoforte e synth ma soprattutto il contributo, oserei dire regale, di Chelsea Wolfe, anche lei da poco nei negozi col magnifico 'Hiss Spun' ('Funeral' e 'Kvindelil'). Nella lista crediti trovano posto tra gli altri anche Veslemøy Aalde Heyerdahl, Ida Sandberg Motzfeldt e Abbey Blackwell, chiamati ad accentuare lo stretto legame tra la proposta e quel romanticismo che tanto ha ispirato decine di compositori nordici e lei stessa in occasione dell’ep ‘Mausoleum’. Trionfali arrangiamenti di archi, trame dark folk e la sua ugola oscura che produce accenti pop rendono imperdibili 'Måneblôt' e 'Crown', probabilmente l'apice di sempre per questa protagonista assoluta dei nostri tempi. Lei l'ha definito “una ricca sovrapposizione tra buio e luce, luna e madre terra, strega e santità” e 'Mareridt' potrebbe veramente consacrarla al di fuori del circuito metal.

Tracks

1. Mareridt
2. Måneblôt
3. The Serpent
4. Crown
5. Elleskudt
6. De Tre Piker
7. Funeral
8. Ulvinde
9. Gladiatrix
10. Kætteren
11. Børnehjem
Myrkur
Myrkur
From: Danimarca
http:www.relapse.com/myrkur

Discografia

Myrkyur (2014)
Mareridt (2017)