Review - Fleet Foxes : Crack-Up

In tutta sincerità non ho la minima idea di cosa sia passato per la testa di Robin Pecknold all’a ... In tutta sincerità non ho la minima idea di cosa sia passato per la testa di Robin Pecknold all’apice del successo. L’in ... thumbnail 1 summary

Fleet FoxesCrack-Up

Fleet Foxes - Crack-Up

Nonesuch Records
Pubblicato il 08/06/2017 da lorenzo becciani
Fleet Foxes - Crack-Up

In tutta sincerità non ho la minima idea di cosa sia passato per la testa di Robin Pecknold all’apice del successo. L’incredibile risposta avuta dal pubblico all’indomani dell’uscita di ‘Helplessness Blues’ deve comunque averlo turbato o spaventato non poco. La situazione si è fatta ancora più instabile quando Josh Tillman ha deciso di abbandonare la baracca e costruirsi una carriera solista facendosi chiamare Father John Misty e pubblicando due gioielli come ‘I Love You, Honeybear’ e ‘Pure Comedy’. Una competizione a distanza che di certo non ha aiutato tanto che il leader della band originaria di Seattle di riflesso ha preferito mollare per un po’, smettere di vedersi come un musicista professionista e tornare all’università per completare il suo percorso di studi. Una scelta singolare visto il clamore suscitato dai Fleet Foxes, capaci di attrarre gli appassionati di folk tradizionale, coloro che non possono fare a meno di psichedelia e blues nei loro ascolti così come quella sfera di giovani presunti indie o pseudo-indie che tanto muove le classifiche al giorno d’oggi. Nel luglio scorso sono finalmente tornati in studio e hanno registrato il loro album più ambizioso di sempre. ‘Crack-Up’ è un vero capolavoro e non tanto perché le tracce, prese singolarmente, superano le precedenti o quelle della concorrenza. La sua forza più grande è quella di riuscire a trasportare chi ascolta in un’altra dimensione, riprendere il discorso interrotto con ‘Grown Ocean’ (l’iniziale ‘I Am All That I Need/Arroyo Seco/Thumbprint Scar’ riparte da quelle esatte note). Un’epicità travolgente, un songwriting mostruoso esaltato dal mixaggio di Phil Ek nel quale chitarre elettriche e acustiche, due bassi, violino, sax, tastiere e percussioni trovato il loro spazio senza soffocare chi sta loro accanto. Improvvisamente vi passeranno davanti i masterpiece di Fairport Convention, Fleetwood Mac, Led Zeppelin, The Band, Grateful Dead e The Zombies ma anche Grizzly Bear e Arcade Fire. Questo perché i Fleet Foxes non hanno bisogno di esplorare nuovi stili. Semplicemente perché nel loro sono i numero uno. ‘Kept Woman’ e ‘Fool’s Errand’ sono quanto di più vicino a ciò che i vecchi fan si sarebbero attesi dal successore di ‘Helplessness Blues’ mentre le epiche ‘Third of May/?daigahara’ e ‘On Another Ocean (January/June)’ rappresentano un’ulteriore evoluzione sonora. Casey Wescott e Morgan Henderson sono sempre più dentro il tessuto strumentale e la title track chiude le danze lasciando intendere che forse non aspetteremo così tanto per un altro full lenght. Siamo in ogni caso al cospetto di un album destinato ad usurpare i posti migliori delle playlist di dicembre oltre a scrivere un capitolo chiave della storia del genere.

Tracks

1. I Am All That I Need/Arroyo Seco/Thumbprint Scar
2. Cassius, –
3. – Naiads, Cassadies
4. Kept Woman
5. Third of May/?daigahara
6. If You Need to, Keep Time on Me
7. Mearcstapa
8. On Another Ocean (January/June)
9. Fool's Errand
10. I Should See Memphis
11. Crack-Up
Fleet Foxes
From: USA
http:www.facebook.com/FleetFoxes

Discografia

Fleet Foxes (2008)
Helplessness Blues (2011)
Crack-Up (2017)