Review - Anathema : The Optimist

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AnathemaThe Optimist

Anathema - The Optimist

Kscope
Pubblicato il 30/05/2017 da lorenzo becciani
Anathema - The Optimist

Gli inglesi sferrano un altro deciso colpo alla sfera progressive pubblicando quello che può essere tranquillamente definito come il loro album più post rock e oscuro. Il concept di un individuo che fugge dalle proprie problematiche e comincia a guidare verso l’ignoto, così come la copertina con quelle luci spettrali, rimandano in maniera evidente a ‘A Fine Day To Exit’, il capolavoro con cui la band ha di fatto iniziato una nuova era lontana dal doom metal degli esordi. Nella presenta scaletta troverete però diversi elementi di collegamento con gli album successivi, a partire dalla maggiore presenza di Lee Douglas (come in ‘A Natural Disaster’) per finire con il sempre più significativo apporto in fase di arrangiamento di Daniel Cardoso e John Douglas. In generale ‘The Optimist’ appare più cinematico, caotico e complesso rispetto a ‘Distant Satellites’, che pure aveva curvato pesantemente verso un pessimismo esasperato. A produrlo è stato Tony Doogan, conosciuto per le collaborazioni con Mogwai e Belle & Sebastian, che ha messo sotto torchio Daniel e Vincent Cavanagh per spingerli a dare il massimo in termini di performance. Winston Churchill una volta ha affermato: “Migliorare è sapere cambiare, essere perfetti è cambiare spesso.” In tal senso gli Anathema non hanno rivali e pure stavolta sono riusciti a superarsi. Chi si aspettava un album in linea con le ultime release della Kscope rimarrà deluso, chi si aspettava i suoni di Christer-André Cederberg resterà sorpreso dalla scelta di questi coraggiosi musicisti che non amano porsi alcun limite. L’album inizia con ‘32.63N 117.14W’ ovvero le coordinate della spiaggia di San Diego dove il protagonista di ‘A Fine Day To Exit’ aveva lasciato la macchina nell’ordine di affrontare il proprio destino. Da quel punto parte la storia e con essa un album che punta forte su ‘Springfield’, suonata in anteprima al termine dell’indimenticabile concerto di Wembley con gli Opeth, e la struggente ‘Endless Ways’ ma svela allo stesso modo un’immensità di particolari preziosi. Da brividi la base drum n’ bass, molto 65daysofstatic, di ‘Leaving It Behind’ e l’arrangiamento strumentale di ‘San Francisco’, il disegno armonico di ‘Can’t Let Go’ e le sfumature al confine del jazz di ‘Close Your Eyes’. Non fosse sufficiente la sperimentale ‘Wildfires’, forse il titolo più legato al lavoro precedente, e la dilatata ‘Back To The Start’ conducono ad una fine che non è disperata o apocalittica. È sempre possibile trovare una luce dentro di noi anche quando tutt’attorno sembra voltarsi al nostro passaggio. È sempre possibile trovare quella pace temporanea che gli Anathema vanno propagandando da tempo immemore. Un’intimità sconvolgente con gli autori. Una percezione di trascendenza e alienazione che non è del music business attuale e che solo i Sigur Rós in questi ultimi anni hanno potuto vantare.   

Tracks

01. 32.63N 117.14W
02. Leaving It Behind
03. Endless Ways
04. The Optimist
05. San Francisco
06. Springfield
07. Ghosts
08. Can’t Let Go
09. Close Your Eyes
10. Wildfires
11. Back To The Start
Anathema
From: UK

Discografia

1993 - Serenades
1995 - The Silent Enigma
1996 - Eternity
1998 - Alternative 4
1999 - Judgement
2001 - A Fine Day to Exit
2003 - A Natural Disaster
2008 - Hindsight
2010 - We're Here Because We're Here
2012 - Weather Systems
2014 - Distant Satellites
2017 - The Optimist