Review - Vök : Figure

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VökFigure

Vök - Figure

Nettwerk
Pubblicato il 20/04/2017 da lorenzo becciani
Vök - Figure

Per il sottoscritto il disco dell’anno è questo. Scrivo da quasi venticinque anni ma in passato davvero poche volte mi ero trovato di fronte a una rivelazione del genere oppure a una band in grado di riscrivere le regole della musica in così giovane età. E in quelle rare volte spesso tali rivelazioni, dopo un album o due, erano svanite nel nulla schiacciate dalla mediocrità del pubblico o dalle ciniche regole del music business. Devo confessare di essere stato fortunato a conoscere gli islandesi quando ancora non erano famosi e sostanzialmente erano alle prese con quello che gli addetti ai lavori definiscono “ricerca di maturità” o “sviluppo di una propria identità sonora”. Fin dal primo istante ho capito di essere al cospetto di qualcosa di speciale e unico. Era sufficiente ascoltare la voce di Margrét Rán Magnúsdóttir - a risposta a chi si muove alla disperata ricerca di qualcosa di prossimo a sua maestà Björk assieme a Jófríður Ákadóttir e Sóley Stefánsdóttir – per rendersi conto che i Vök avrebbero fatto strada. Poi è uscito il primo EP (‘Tension’) e poi ancora il secondo (‘Circle’), il singolo ‘Waiting’ e l’anteprima di ‘Figure’ in rete (la pazzesca ‘Show Me’ promossa con un video che ha mostra il lato più oscuro di Reykjavík in concomitanza con il terribile omicidio di Birna Brjánsdóttir che ha sconvolto l’intera nazione). Nel giro di un paio di anni l’attenzione mediatica di tutto il circuito nordico si è spostata radicalmente su questi ragazzi che giocano con l’elettronica quasi fosse sabbia. La modellano, la lasciano scivolare tra le mani, la induriscono con l’acqua e la rendono il più fruibile possibile per il loro concetto di dream pop. La linea di synth che apre ‘Breaking Bones’, sporca eppure raffinata come tutta la scaletta, non scompare nemmeno quando la voce si frappone al tessuto strumentale e sax e beat idm prendono il largo. Un arrangiamento sontuoso, costruito avvalendosi dell’esperienza di Jack Garrett e Brett Cox che hanno contribuito all’ottenimento di una produzione originale, organica e spendibile su più mercati. Musica dance, frequenze distorte, atmosfere che rimandano alle cascate ed ai ghiacciati della loro terra madre e sussulti emotivi provocati dalle liriche e dall’ugola magnifica della cantante. La sua personalità in ‘BTO’ e ‘Floating’ è disarmante, addirittura sembra avvicinarsi a Karin Dreijer Andersson dei The Knife per poi tornare umile, sorridente e dolce, come vi assicuro è nella realtà, e tirarsi dietro la title track e ‘Lightning Storm’ con Andri Már Enoksson. La chitarra di Ólafur Alexander Ólafsson non rimane mai in disparte sebbene tastiere e computer mantengano il dominio e le continue variazioni melodiche che contraddistinguono l’incedere strumentale riflettono uno sguardo intelligente e lungimirante a tutto ciò che artisti come James Blake, Jon Hopkins, Massive Attack e naturalmente Sigur Rós e Depeche Mode hanno saputo regalarci. Anche all’ultimo Iceland Airwaves i Vök hanno dimostrato di avere acquisito una consistenza live superiore al passato, soprattutto grazie all’ingresso in line-up del percussionista Einar Hrafn Stefánsson, e il presente disco lo conferma. ‘Polar’ e ‘Don’t Let Me Go’ sembrano infatti scritti appositamente per scatenare la follia sotto palco allorché ‘Crime’ e la conclusiva ‘Hiding’ rappresentano gli apici di una scrittura elegante e raffinata. Lasciatevi sedurre dall’eccesso di talento di questa band, fatevi condurre nei meandri più sconosciuti della vostra mente. Non dubitate nemmeno un secondo e mi ringrazierete. Una meraviglia che va oltre qualsiasi concetto di arte.

Tracks

1. Breaking Bones
2. BTO
3. Figure
4. Polar
5. Floating
6. Don’t Let me Go
7. Show Me
8. Crime
9. Lightning Storm
10. Hiding
Vök
Vök
From: Islanda

Discografia

Figure (2017)