Interview - Lei, (No) Innocence : Italia

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Lei, (No) InnocenceItalia

Lei, (No) Innocence - Italia

Pubblicato il 21/12/2018 da lorenzobecciani
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Prima di tutto vogliamo sapere come è nato il progetto Lei, (No) innocence, chi sono i musicisti coinvolti ed in quali altre band hanno militato..
Ci sono state altre band e diversi progetti, ma questo progetto in particolare nasce con la pubblicazione di “Innocence”. Possiamo dire che siamo in due. Per il resto eviterei ulteriori cenni biografici, anche perché tendiamo a nasconderci e per adesso va bene così.

Quali sono le vostre influenze principali in termini musicali e artistici?
Classica ed elettronica. Nonostante nel disco non ve ne sia traccia siamo molto influenzati dalla scena club. Techno e derivati.

Perché “lei” e “innocence”?
Lei può essere inteso come pronome personale femminile, ma anche come nome proprio. Il no, in quanto tra parentesi, è facoltativo. È un nome molto “grafico”, una specie di haiku. Preferiremmo lasciare la possibilità ad ognuno di trarre le proprie conclusioni e così contaminarlo con il proprio immaginario. Poi ovviamente per noi assume un senso specifico.

L’abbinamento con le visuals porno o soft-porno o vintage-porno (decidete voi..) rende il progetto bi-dimensionale e di conseguenza molto interessanti le performance dal vivo. Come pensate di trasportare in sede live il materiale? Chi si occupa della parte grafica/visual? Da dove sono estratte le immagini?
Il concetto alla base del lavoro viene appunto ampliato dal vivo, tramite l'utilizzo di visuals esplicite, pornografiche. Si tratta di pellicole rinvenute in formato super 8, databili intorno alla fine degli anni ‘60, in seguito digitalizzate. L'apparato visivo è importante in questo caso perché sottolinea e in qualche modo perverte tutti i delicati equilibri in atto. L'A/V set durerà intorno ai 45 minuti. Sarà vietato ai minori quindi non credo sarà possibile portarlo all'aperto. Molti dettagli li stiamo ancora definendo, ma si tratterà di un live più potente e cattivo rispetto al disco.

Il progetto è di conseguenza “naturalmente” cinematico. Vi ispirate ad una cinematografia specifica? Ci sono dei registi, dei film o delle serie televisive che vi hanno influenzato nel vostro percorso artistico?
Le serie televisive non ci interessano, mentre siamo grandi appasionati di cinematografia. Il cinema muto, anche per via delle sonorizzazioni che abbiamo realizzato o che abbiamo in cantiere. Come registi direi sicuramente Antonioni, Tarkovskij, Kie?lowski (nel disco vi è un chiaro riferimento a Decalogo VI), Bergman...

Quando avete iniziato a comporre il materiale di ‘Else’? Avevate già una visione piuttosto chiara in testa?
‘Else’, nonostante sia posta in apertura, è l'ultimo pezzo registrato. Sicuramente sapevamo cosa volevamo ottenere, ma abbiamo dovuto scartare diverse versioni, in quanto efficaci, ma non in linea col resto del lavoro. All'inizio era un semplice loop di voce e basso. Come altri pezzi all'interno del disco è stato svuotato dei beat. I demo erano tutti un po' più spinti, a tratti anche ballabili. Inoltre durante le registrazioni non ci siamo mai posti il problema di come li avremmo suonati dal vivo. ‘Else’, era un pezzo che nasceva già destrutturato e credo il risultato finale sia molto fedele rispetto agli intenti iniziali, anche perché ormai tutto il resto era già piuttosto definito. Ciò non si può dire degli altri brani che sono stati violentati a più riprese.

Dove si sono svolte le registrazioni? Chi si è occupato della produzione? Avete preso come riferimento qualche album dark ambient o industrial in particolare?
Il disco è stato registrato e prodotto interamente da noi. Home studio. Nessun riferimento in particolare; più che altro ascoltavamo classica in quel periodo.

Analogico o digitale?
Se vi riferite al tipo di registrazione abbiamo registrato in digitale. D'altronde è raro fare altrimenti in dischi di elettronica, con le dovute eccezioni. Ovviamente sono stati coinvolti anche processi analogici.

Chi ha realizzato la copertina? Nasconde un significato particolare?
L’artwork è composto da vari scatti modificati (foto originali ad opera di Lewis Hine), appartenenti alla collezione “National Child Labor Committee”, che ritraggono soprattutto donne e bambini e documentano le condizioni di lavoro negli Stati Uniti intorno ai primi del Novecento. Tutto il lavoro sia grafico, che video è stato realizzato da noi.

Cosa vi ha spinto a scegliere ‘Otherwise’ e ‘Windblown’ come singoli?
Il resto del disco è più violento. È dipeso unicamente dai video. Ci piaceva il contrasto, anche perché sono i pezzi più “dolci”, o almeno in apparenza, all'interno di Innocence.

Nella presentazione si parla di “purezza”, “solitudine”, “lussuria” e “violenza”. Sono questi i temi di cui preferite parlare? Quali sono i pezzi in scaletta che descrivono al meglio ognuno di questi termini?
Si tratta di un disco da cuffia. I dettagli sono importanti per cogliere il senso di questo lavoro. Poi ovviamente spero funzioni anche in altri contesti. Quindi tutti questi elementi sono presenti, spesso contemporaneamente, evidenti o nascosti. Dipende anche dalla percezione individuale e dal numero di ascolti, ma ci premeva creare un sottotesto udibile. Per esempio, ‘Otherwise’ è in apparenza il pezzo più luminoso in scaletta. Ma per quanto ci riguarda è anche il più perverso. Il processo è subdolo e non immediato. Il disco ha una durata breve di 36 minuti, anche per permettere un ascolto completo. È nel suo insieme che certi temi affrontati diventano evidenti, ma non parlerei di pezzi singoli.
 
Sempre nella presentazione si parla di “decostruzione musicale”. Significa che in futuro procederete ancora in questa direzione oppure ad un processo contrario seguirà una svolta commerciale?
In genere cerchiamo di non ripeterci. È anche vero che ogni disco impari una serie di cose che tendi ad affinare nel disco successivo. Per adesso tutto porta a pensare che l'approcio che adotteremo in futuro sarà più immediato rispetto a questo lavoro.

Lei, (No) Innocence
Lei, (No) Innocence
From: Italia
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Discografia

Innocence (2018)