Interview - Nero Kane : Italia

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Nero KaneItalia

Nero Kane - Italia

Pubblicato il 06/12/2018 da lorenzo becciani
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Il primo impatto col disco è molto forte e di sicuro colpisce per la sua originalità. Qual era la tua visione quando hai creato il progetto Nero Kane?
Non c’era una visione specifica e difficilmente elaboro un progetto partendo da un sound “codificato”. Concepisco i brani seguendo semplicemente le mie emozioni. Sicuramente alla base c’era l’idea di lavorare su qualcosa di minimale, più vicino a sonorità acustiche e sommesse, ma sempre intriso di una certa dose di oscurità che caratterizza la mia musica. In questo lavoro c’è anche una forte dose di malinconia, componente che credo doni uno spessore diverso e più intimo ai brani rispetto ai miei lavori precedenti.

Puoi dirci quali sono state le esperienze musicali che hanno preceduto Nero Kane?
Nel 2016 ho pubblicato l’album ‘Lust Soul’ a firma Nero più legato a sonorità garage rock e new wave. Mentre precedentemente ho avuto per diversi anni un progetto garage rock con la band The Doggs dichiaratamente ispirata al Detroit sound di band come The Stooges e MC5.

Quando hai iniziato a comporre i pezzi per ‘Love In A Dying World’? É stato un processo complesso?
I brani di ‘Love In A Dying World’ sono nati poco dopo l’uscita di ‘Lust Soul’. Il processo non è stato particolarmente complesso anche perché il mio tipo di scrittura è semplice e molto diretta. Spesso i brani poggiano su un unico riff ripetuto ossessivamente, ed in questo forse si può riscontrare il mio background musicale legato agli Stooges. Erano fondamentalmente delle ballad composte su una chitarra acustica alla quale poi ho aggiunto una atmosfera più desertica ed evocativa. In quel periodo ho ascoltato intensamente alcuni lavori solisti di Nico e Vincent Gallo e ho iniziato a concepire degli arrangiamenti più minimali, scuri ma anche sommessi e delicati.

Come hai conosciuto Joe Cardamone e Samantha Stella?
Joe Cardamone mi contattò dopo che vide un mio video, credo che fosse il brano Death In June tratto dall’album ‘Lust Soul’. Mi disse che era intrigato dal brano e dal suo immaginario e mi propose di fare un disco assieme. Io avevo delle pre-produzioni di nuovi brani, gliele inviai e da lì decidemmo di collaborare. L’incontro con Samantha Stella risale al 2015. La contattai perché desideravo dei visual da proiettare durante i live. L’idea del visual passò però velocemente in secondo piano lasciando spazio direttamente al lavoro sui video di promozione dell’album. Stella ha infatti girato i tre video usciti per quel disco: ‘Tomorrow Never Comes’, ‘No Sense Of Crime’ e ‘Death In June’.

Qual è il tuo album preferito dei The Icarus Line?
Direi l’ultimo, ‘All Thing Under Heaven’, uscito nel 2015. Conoscevo e apprezzavo i The Icarus Line per i loro lavori precedenti, ma questo disco lo trovo più vicino al mio tipo sound. In particolare in questo lavoro l’irruenza della band lascia spazio ad atmosfere più dilatate e vicine all’ultimo Nick Cave. Non a caso nel disco compare anche un brano scritto insieme a Warren Ellis. Credo che Joe abbia preso molto da questa collaborazione e infatti il suo lavoro con i loops fatto anche sul mio disco rimanda molto a quel tipo di mood.

Com’è stato vivere a Los Angeles e condividere lo studio con lui? Sei entrato in contatto con altri artisti di rilievo in quel frangente?
Vivere a Los Angeles è stato incredibile, ho amato da subito quella città e credo di essermi ambientato perfettamente. Lavorare in studio con Joe è stato stimolante ma per certi aspetti anche complesso. Questo non ci ha comunque impedito di diventare buoni amici e di vivere momenti rilassati fuori dallo studio. Per tutto il tempo che sono rimasto a Los Angeles ho vissuto in casa di una musicista amica di Joe. Si chiama Annie Hardy ed ha avuto un buon successo con la sua precedente band The Giant Drag. Tra l’altro anche lei ha registrato molte volte nello studio di Joe ed è stato bello condividere le varie impressioni che potevamo avere sul suo modo di lavorare in studio. Sempre in casa sua, una splendida villetta nel quartiere di Burbank, ho conosciuto il suo compagno di allora, Aaron Sperkse, batterista della band Beachwood Sparks, e sua figlia Arrow De Wilde avuta con la famosa fotografa Autumn De Wilde, che ha lavorato per grandi artisti come Beck, Elliot Smith e The White Stipes. Ricordo che incontravo Arrow al suo rientro da scuola e ci mettevamo a parlare di musica e della sua band Starcrawler, che in quegli stessi giorni ha firmato per l’etichetta Rough Trade (in questi mesi stanno facendo tour internazionali insieme a Foo Fighters, Morrissey, e hanno partecipato a festival importanti come Primavera Sound e Coachella). In ultimo ho mancato per un soffio James Williamson, il chitarrista che ha inciso ‘Raw Power’ degli Stooges, uno degli album più importanti della storia del rock e sicuramente uno dei più importanti per me. Joe è molto amico di Williamson, per il quale ha anche registrato dei brani, e voleva che passasse in studio. Purtroppo per pochi giorni non siamo riusciti ad incastrare le cose.

Che tipologia di produzione avete studiato per l’album? Vi siete ispirati a qualche album nello specifico?
Come accennavo prima credo che Joe abbia tratto molta ispirazione dal modo di lavorare di Warren Ellis. Abbiamo usato molti loops per dare una spazialità, una dimensione a volte desertica a volte più onirica, al disco. Penso che nei suoi piani ci fossero sicuramente chiari gli ultimi lavori di Nick Cave, in particolare l’album ‘Skeleton Tree’, il lavoro di Mark Lanegan, per il quale Joe ha aperto il suo ultimo tour europeo, inoltre citava spesso gli Spacemen 3. Il lavoro è partito dalle mie chitarre e poi è entrato subito nella fase di creazione dei loops. L’idea della produzione è stata quella di rimanere minimali, cercando di suonare tutti gli strumenti da soli in modo da ottimizzare il tempo, ma di dare una dimensione al disco più moderna invece che marcatamente folk e vintage.

Possiamo considerare Nero Kane un progetto bi-dimensionale visto il suo potere cinematico e l’utilizzo delle tracce nel film di Samantha Stella?
Indubbiamente penso che in questo specifico lavoro le immagini e l’intero film abbiano donato una collocazione visiva forte al disco e ne abbiano aumentato la qualità intrinseca e lo spettro comunicativo dei brani, oltre che ad ampliarne la fruizione, essendo proiettato in musei e gallerie d’arte. Comunque Nero Kane è prima di tutto un progetto musicale al quale poi si può accompagnare il resto. D’altronde non è la prima volta che io e Samantha Stella collaboriamo unendo i nostri due rispettivi campi di lavoro, il mio musicale e il suo più specificatamente artistico, essendo in primis un’artista visiva. Un esempio è la performance che abbiamo presentato a Milano e Los Angeles intitolata Hell23. Lavorare al di fuori dello specifico settore musicale, in spazi come musei e gallerie d’arte, utilizzando la musica come linguaggio comunicativo da associare alla performance o alla video-arte, è un aspetto molto interessante che continuerò ad indagare.

Dove avete girato il video di ‘Living On The Edge Of The Night’? Esiste davvero quel motel? Com’e’ stata l’esperienza?
Il video è stato girato in un vecchio Motel della Route 66 nel quale abbiamo realmente pernottato e che si trova a Barstow. Eravamo di passaggio in quelle zone per raggiungere la Death Valley e siamo rimasti affascinati dalla particolarità del luogo, con vecchie macchine abbandonate, vecchie insegne e cimeli legati alla mitica Route 66. Inoltre avevamo visto su internet l’immagine di quella stanza con il letto rotondo, e tutto sembrava perfetto per girare un video. Tengo a precisare che l’intero film è stato girato “on the road” con una parte di sceneggiatura pre-pensata (oggetti, abiti, situazioni), in modo da abbinare ogni diverso set ad un diverso brano dell’album, e una parte di riprese nate semplicemente da ciò che ci attraeva nei paesaggi durante i vari spostamenti in macchina.

Siete influenzati da registi particolari? Anche da serie televisive “on the road” come Sons Of Anarchy, True Detective?
Sia io che Samantha siamo molto legati ai film di Vincent Gallo e alla sua estetica e in questo lavoro si può scorgere chiaramente questa influenza. Altri registi ai quali siamo legati sono David Lynch e Wim Wenders ed anche in questo caso si possono ritrovare dei loro riferimenti nel film. Per quanto riguarda le serie televisive non abbiamo avuto particolari ispirazioni anche se il mondo dei bikers a cui si rifà la serie Sons Of Anarchy mi affascina.

Quale direzione pensi di seguire con il prossimo lavoro?
Sto già lavorando su del nuovo materiale anche se non ho idea di quando e come si svilupperà. L’idea è quella di proseguire su questo filone più intimista, rimanendo sempre in un territorio più oscuro e vicino al blues e al folk. Suonare con Samantha ha poi ampliato le possibilità e credo che lascerò spazio anche alla sua voce che trovo molto forte, evocativa e affascinante. Vorrei lavorare anche su del materiale più sperimentale e meno legato alla forma-canzone magari introducendo dei reading e lavorando di più sulla dimensione spirituale dei brani.

Oltre al negozio dove hai acquistato il libro che ha ispirato ‘Now The Day Is Over’ e ‘Because I Knew Not When My Life Was Good’, cosa ricordi della visita a Joshua Tree?
Indubbiamente i paesaggi spettacolari, i colori del cielo e delle rocce al tramonto, la notte stellata, per non parlare degli iconici cactus che si trovano solo in queste zone. Joshua Tree è davvero un posto spirituale, non a caso abbiamo deciso di girare un capitolo del film anche in questo luogo.

Ritieni che queste tracce possano avere maggiore riscontro all’estero oppure in Italia?
Sicuramente in Italia sonorità di questo tipo non sono così facili da incontrare. C’è ovviamente il blues, il folk, un certo tipo di desert rock ma non penso sviluppato con questa forte connotazione malinconica e decadente. Quindi in Italia rimane oggettivamente un prodotto particolare che può attrarre un certo tipo di pubblico. Per quanto riguarda l’estero vale il discorso contrario ovvero che proprio l’aspetto più scuro è anche la parte più “europea” del lavoro e quindi può colpire un ascoltatore tedesco, inglese o ancor più americano. Non a caso il disco è stato messo in vendita anche sul sito dell’etichetta inglese neo-psichedelica Fuzz Club Records. Ritengo che questo disco abbia un sound internazionale capace di fare breccia nell’ascoltatore indipendentemente dal luogo di appartenenza. L’importante è concedergli il suo tempo, lasciarlo scorrere senza avere fretta di arrivare alla fine, e cercare di immergersi in questo flusso intimistico e poetico.

Nero Kane
From: Italia
http:www.nerokane.com

Discografia

Love In A Dying World - 2018