Interview - Trevor And The Wolves : Italia

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Trevor And The WolvesItalia

Trevor And The Wolves - Italia

Pubblicato il 09/05/2018 da lorenzo becciani

Prima di tutto vorrei sapere se l’idea di pubblicare un lavoro solista è relativamente recente oppure radicata nel tempo?
Era da qualche tempo che coltivavo l’idea di un mio album solista. Il progetto Trevor and the Wolves prende vita da una delle poche pause con i miei Sadist.. Dopo l’uscita di ‘Hyaena’, ultimo album in casa Sadist siamo stati davvero molto impegnati in un paio di tour e diversi festival in Europa, il tempo per far partire una cosa parallela non era mai maturo. Ho sfruttato la prima pausa e ora eccomi qui a promuovere “Road to Nowhere”. I Sadist rappresentano la mia vita da oltre vent’anni è qualcosa di cui non riuscirei mai a privarmi, ma come sempre una cosa non esclude l’altra. Sono una persona che non riesce a stare fermo, mi piace terribilmente scrivere nuova musica, registrare e suonare dal vivo, è difficile stare lontano da tutto questo, è una bellissima malattia!

Ti ricordi di come hai conosciuto Tommy Talamanca? Qual è il suo miglior pregio? E il peggiore difetto?
Con Tommy ci conosciamo da venticinque anni, abbiamo e condividiamo molte cose, il rapporto che c’è tra noi va ben oltre a quello lavorativo, nonostante oltre che a Sadist entrambi lavoriamo per Nadir Music. Tommy è più di un fratello, ho grande stima nei suoi confronti. La prima volta che ci siamo visti era durante una sessione di registrazione, quando iniziai a cantare Tommy rimase molto colpito e di lì a breve diventai il cantante dei Sadist.  In tutta onestà credo che Tommy sia una persona ricca di pregi e povera di difetti, è un uomo onesto, leale, un lavoratore instancabile e un grande professionista sia nelle vesti di musicista sia di produttore, non scopriamo certo oggi Tommy è un orgoglio per il metal tricolore e non solo. Quanto ai difetti, forse è troppo misantropo, ma di certo non presuntuoso, anzi tra i suoi pregi mi stavo dimenticando la grande umiltà.

Che tipo di sound volevi ottenere per ‘Road To Nowhere’?
“Road to Nowhere” è un album hard’n’heavy che rispecchia i canoni del genere, sia musicalmente parlando che attitudine. I rimandi sono quelli che ci portano indietro nel tempo, nonostante la produzione curata da Tommy Talamanca nei Nadir Studios è da considerarsi assolutamente odierna. Gli stilemi dell’hard rock richiedevano un mixing acustico, suonato con cuore e passione. Sono davvero soddisfatto del lavoro venuto fuori, non ho nulla da recriminare e questo è ciò che più conta. Sono davvero soddisfatto del lavoro venuto fuori, non ho nulla da recriminare e questo è ciò che più conta. Devo fare i miei più sinceri complimenti alla mia band e a tutte le persone che hanno lavorato duro per la realizzazione di questo disco. Abbiamo lavorato con lo spirito giusto, senza porci troppe domande, questo genere di musica rappresenta la nostra storia, la nostra scuola, quello che abbiamo imparato in tenera età, di cui dobbiamo andare fieri e orgogliosi, tutti noi che da anni suoniamo Metal dobbiamo dire grazie ai precursori del genere che ci hanno iniziato e introdotto in questo fantastico mondo! Chi è legato a Sadist forse è rimasto spiazzato, ma in tutta onestà da quando ho maturato l’idea di un mio progetto solista l’intenzione era quella di mettere in piedi un progetto che fosse più differente possibile alla mia band di sempre, credo non sarebbe stato molto sensato fare Sadist 2 o qualcosa di simile.

Dove pensi che ti porterà la strada che hai intrapreso?
Non penso a nulla, la mia intenzione è solamente quella di stare bene con le persone giuste. Volevo fortemente avere un mio progetto solista e così è stato, ho realizzato il mio primo album e sono fiero e orgoglioso di tutto questo. A corredo dell’uscita sono state ufficializzate circa venti date live, non potevo chiedere di più. Non mi pongo altri obiettivi se non quello di portare in giro la mia musica, le mie tradizioni, tutto il resto non conta. Sto raggiungendo i miei primi cinquant’anni, sarebbe stupido vivere di sogni e illusioni, questo non significa essere disincantati, a volte sognare è bello ma bisogna sempre avere almeno un occhio aperto che ti possa far vivere l’emozioni con i piedi saldi a terra. Non mi sono posto alcun obiettivo se non quello di fare le cose al meglio e di lavorare sodo sulla promozione dell’album.

Nella recensione ho parlato di attitudine, passione e dedizione alla causa. Perché a tuo parere questi valori sono sempre meno presenti nella scena musicale attuale?
L’epoca del “mordi e fuggi” ha fatto perdere prestigio alle cose e con loro anche l’attitudine. E’ sempre tutto più costruito e meno spontaneo, tuttavia non voglio di certo puntare il dito verso qualcuno, questo è il mondo che cambia, forse in meglio forse in peggio, una cosa è certa sarà sempre così. La cosa più difficile è farsi trovare pronti e preparati a ogni svolta. Quella d’internet ad esempio ha contribuito ad azzerare il fascino per le cose, l’over esposizione, la troppa divulgazione ha portato all’azzeramento delle emozioni. Non credo in tempi migliori, sinceramente sono felice di aver vissuto attivamente gli anni ottanta/novanta, con tutta probabilità i migliori per quel che riguarda il nostro genere.

Quanto hai impiegato a registrare l’album?
Abbiamo lavorato sodo, prima con la stesura dei brani, poi sugli arrangiamenti. Una volta che le canzoni hanno preso forma ci siamo dedicati alla pre-produzione. In questo modo entrare ai Nadir Studios è stato più semplice, avevamo le idee chiare su come avrebbero suonato ogni singolo brano. Lavorare con Tommy ancora una volta ha significato vivere questi momenti con la dovuta calma, in un ambiente positivo e di grande professionalità. Quello che è venuto fuori è una produzione molto heavy, potente ma che al tempo stesso è stata volutamente tenuta acustica che in qualche modo potesse rispecchiare il genere, genuino e passionale.

Puoi parlarci delle numerose collaborazioni?
Riguardo ai guests, ho avuto la fortuna di avere con me grandi musicisti che hanno arricchito il disco con la loro indiscutibile arte. Christian Meyer, drummer di Elio e le Storie Tese non lo scopriamo di certo oggi, rappresenta uno dei migliori batteristi in circolazione, ci conosciamo da diverso tempo siamo buoni amici, giudicare Christian per la sua tecnica è superfluo, quello che posso confermare è che i grandi musicisti si distinguono soprattutto per la grande umiltà e disponibilità. Le stesse parole valgono per Stefano Cabrera dei Gnu Quartet, si tratta di uno dei migliori compositori contemporanei, un vero talento, ha stravolto positivamente il brano che ha firmato. Che dire di Paolo Bonfanti se il blues vive ancor oggi nel nostro paese lo si deve a persone come Paolo, eclettico chitarrista che fa del suo entusiasmo il marchio di fabbrica. Vi invito poi ad ascoltare quello che ha fatto Grazia Quaranta, sempre per rimanere in tema di blues voci come quella di Grazia non si trova tutti i giorni, anzi sono certo che cantanti di tale levatura ce ne siano poche in giro. Avevo poi bisogno di qualche strumento tipico per il brano “Red Beer” incentrato su una rissa all’interno di un pub sito nel porto di Glasgow, volevo una cornamusa e una ghironda, Daniele Barbarossa dei Winterage e Francesco Chinchella si sono messi a disposizione, facendo un grande lavoro. Credetemi ognuno degli ospiti mi ha impressionato, sono tutti musicisti incredibili, è stato bellissimo lavorare fianco a loro, professionali, geniali, semplicemente unici.

‘Bath Number 666’ è un pezzo davvero singolare e oscuro. Vuoi raccontarci la sua storia?
Anche la sua storia è singolare, devi sapere che originariamente il brano suonava totalmente diverso, quando Francesco Martini uno dei miei due chitarristi mi ha sottoposto il riff iniziale ero molto soddisfatto, si scostava leggermente dagli altri brani pur restando nell’omogeneità dell’album. Prima di entrare ai Nadir Studios ho deciso che quello sarebbe stato il brano più giusto per l’ospitata di due musicisti quali Christian Meyer e Stefano Cabrera, il primo ha inserito parti tribali e percussive mentre Stefano con il suo violoncello ha disegnato trame sinistre, perfette per quello che rappresenta la lirica, incentrata sulla Transilvania, terra ricca di mistero e di affascinanti storie orrorifiche.

Prova adesso a recensire ‘Burn At The Sunrise’ e ‘Red Beer’ per i nostri lettori…
Si tratta di due brani cui sono particolarmente legato, non a caso sono stati scelti come primi due videoclip. Burn at Sunrise è un brano classico, che strizza l’occhio a sonorità hard rock in stile Ac/Dc, mentre la lirica è una storia che narra le gesta di un boscaiolo. “Red Beer” invece credo sia una delle canzoni più divertenti dell’album con le sue sonorità che sfociano nel folk, grazie all’ausilio di due strumenti come la cornamusa e la ghironda medioevale, il testo racconta di una discussione che sta per chiudersi in rissa, tra due bande rivali all’interno di un pub sito nel porto di Glasgow, ma proprio quando sembra ormai volgere al peggio, birra, whisky e musica hard’n’heavy ancora una volta mettono tutti d’accordo!

Dove si trova il Roadside Motel?
“Roadside Motel” è una tappa fondamentale del “Road to Nowhere”! Quando ho iniziato a scrivere il disco mi sono immaginato in sella alla mia moto senza una meta precisa, l’unico obiettivo è quello di fare visita a luoghi affascinanti, avvolti nella natura incontaminata. Di certo non poteva mancare il Nord America, con i suoi incredibili colori autunnali. In sella alla moto, le valigie in cuoio sono piene di tanti pensieri ma oggi non c’è tempo di pensare, il viaggio, spazza via ogni tentazione, i colori caldi, di un inverno che tarda ad arrivare, di un ottobre, che non vuole fare spazio alla neve. Ho percorso tanti kilometri forse è meglio riposare al Roadside Motel, una birra e qualche sfumatura blues prima che il coyote parli con la luna.

Chi si è occupato dell’artwork?
La cover rappresenta Trevor in versione cartoon, devo dire che Eloisa Parodi che è l’autrice del disegno meglio non poteva fare, è stata molto fedele al Trevor realistico compresa la pancia scherzi a parte era mia intenzione che i grafici andassero a realizzare un momento di totale relax seduto sulla mia antica sedia a dondolo fronte al camino. Eloisa Parodi e Manuel Del Bono hanno fatto un lavoro a quattro mani, sono stati molto professionali e geniali non avrei potuto chiedere di meglio, sono ragazzi giovani, preparati, è bello confrontarsi con artisti di nuova generazione. Sono orgoglioso di questo disco, si può considerare un album a km 0, hanno collaborato professionisti seri e competenti che per puro caso sono anche “vicini di casa”. Le sessioni di foto sono opera di Ennio Parodi, mentre i videoclip “Burn at Sunrise” e “Red Beer” sono stati diretti da Matteo Siri, si tratta di grandi amici, entrambi hanno fatto un grandissimo lavoro.

Pensi che quest’album rimarrà un caso isolato oppure hai intenzione di pubblicare altri lavori solisti in futuro?
Non posso pensare a un progetto con regolare e breve scadenza. Sono una persona che si cala nelle realtà con tutto me stesso. Proprio per questo motivo faccio fatica a considerare una tua creazione come un solo studio project momentaneo. E’ prematuro parlare oggi di un seguito di “Road to Nowhere”, anche perché stiamo iniziando a lavorare sul nuovo album Sadist e il tempo a disposizione è sempre meno. Sono comunque certo che “Road to Nowhere” non sarà un capitolo isolato. Al solo pensiero di un altro album mi emoziono, specie pensando a nuovi riffs e prossime tematiche da affrontare, dannata musica, sfuggente e desiderata.

Quali sono i tuoi prossimi piani discografici? E per quanto riguarda il tour?
Il tour è iniziato il 16 febbraio da Viareggio. Una volta che ho avuto garanzie da parte di Nadir Music e Audioglobe sulla data d’uscita ho iniziato a pensare al live. A oggi abbiamo fatto dieci show in altrettante città del Nord/Centro Italia, un’altra dozzina di concerti sono stati confermati e altri stanno per essere definiti. Inutile dire che l’aspetto più appagante per un musicista è salire su un palco, il Metal è passione, energia, adrenalina! Con Sadist stiamo lavorando al nuovo album con la speranza che il disco stesso possa essere rilasciato entro fine anno o al più tardi nei primi mesi del 2019, ma non è finita qui, dopo il nuovo Sadist la mia intenzione è quella di uscire con il secondo capitolo targato Trevor and the Wolves. La catena di montaggio discografica non concede pause.

Qual è il disco più bello a tuo parere uscito per Nadir Music? E uno invece che non ti ha soddisfatto in pieno?
Sono passate in studio ottime band, come spesso dico la qualità è sempre più alta, anche nel nostro paese. Ultimamente abbiamo prodotto il nuovo album del caro amico Pino Scotto, un disco davvero molto bello che consiglio vivamente a tutti, specie a chi ama l’hard rock ruvido e sanguigno. Non credo ci siano dischi di cui non vado orgoglioso, anche perché le band sono scelte dopo svariati e attenti ascolti.
 
(parole di Trevor)

Trevor And The Wolves
From: Italia
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Discografia

Road To Nowhere (2018)