Interview - Siberia : Italia

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Siberia - Italia

Pubblicato il 31/03/2018 da lorenzo becciani

Prima di tutto vorrei che presentassi la band a chi ancora non vi conosce sottolineando quelli che sono stati i passaggi chiave fino a questo momento...
La band nasce nel 2010, con componenti quasi completamente diversi da quelli odierni. Dopo una prima fase amatoriale, il progetto cresce in convinzione con l'ingresso nel 2014 di Matteo D'Angelo alla chitarra. Registriamo un ep con quattro brani, che fortunosamente finisce nelle mani di Antonio Sarubbi di Maciste Dischi. Questo cambia tutto e ci porta nel 2015 a registrare il nostro primo disco "In un sogno è la mia patria", che uscirà a marzo 2016 per Maciste Dischi. Nel frattempo l'esperienza a Sanremo Giovani (nell'edizione poi vinta da Francesco Gabbani con "Amen"), che ci matura da un punto di vista della presenza sul palco e della determinazione nell'inseguire la professionalità. Il secondo disco, "Si vuole scappare", è stato forse ciò che ci mancava da un punto di vista della capacità di metterci in gioco presso il pubblico contemporaneo.

Dark pop è un termine che vi piace associato alla vostra musica?
Sì, direi che l'abbiamo subito sentito nostro. Dark Pop, perché sicuramente la nostra scrittura è pop e non altro; ma anche Dark, perché i temi trattati sono un po' diversi da quelli convenzionali. C'è un'indole riflessiva, talvolta cupa, che permea canzoni comunque costruite per essere orecchiabili.

Cosa desideravate cambiare o migliorare dopo il debutto?
Volevamo principalmente evitare di essere ricordati come un gruppo "di genere": troviamo che la nostra musica meriti di giocarsela presso il pubblico priva di facili etichette. Certamente l'identità è importante, e non rinneghiamo i nostri ascolti, ma abbiamo cercato di mischiare un po' le carte per essere più "pronti" rispetto al momento storico. Anche riguardo ai testi ho lavorato in questo senso, cercando di ripulirmi da tutti i termini troppo aulici rispetto alla forma canzone.

Dove avete registrato l'album? Chi si è occupato della produzione?
A Roma, da Federico Nardelli. Ci siamo trovati benissimo, ci ha tolto un po' della nostra atavica paura di fare pop.

Vi siete ispirati a qualche album in particolare in termini di suoni?
Non direi, non c'è stato un riferimento preciso. Sicuramente si possono sentire delle influenze, però non c'è stato un modello. Le cose sono fluite in maniera molto naturale, seguendo un certo mood.

Vuoi darci qualche dettaglio in più sui testi di "Nuovo Pop Italiano" e 'Yamamoto"?
Sono due canzoni molto diverse per tematiche. Nuovo Pop Italiano è una canzone politica, programmatica, che si guarda fuori. Vuole esemplificare certe idiosincrasie della nostra generazione di venticinquenni, fatte di facili malinconie, decantate e cercate, contrapposte al dolore vero. Una sorta di "pacchetto" di esperienze, di vissuti, che dovrebbero renderci interessanti e maledetti ma finiscono per renderci tutti drammaticamente simili nel nostro ricercare una storia da raccontare. La musica ha un ruolo importante in questo, serve a fare da colonna sonora a questo percorso, in particolare la musica ascoltata per moda, per emulazione.   Yamamoto è invece una canzone più introspettiva, parla in maniera molto ampia delle risultanze di una storia d'amore che, per quanto sofferente, ha ispirato e continua a ispirare la persona che scrive ("uno strumento del Signore per ritrovare le parole").

Altri due pezzi fantastici sono sicuramente 'Cuore Di Rovo' e 'Tramonto Per Sempre', due pezzi che a mio parere sembrano scritti negli anni '80 tanto sono permeati di influenze new wave. Che rapporto avete con quel periodo?
Il rapporto con la new wave direi che è di tipo genitoriale. La new wave mi ha e ci ha partoriti, c'è un legame indissolubile e direi che ne porteremo per sempre addosso i tratti somatici. Però al tempo stesso sentiamo il bisogno, come un figlio rispetto a un padre, di scrivere la nostra storia e di allontanarci da quella che ci ha preceduto. Credo che questo sia fondamentale per aspirare ad avere un pubblico nostro, una vicenda nostra. Lo vogliamo fortemente, perché abbiamo anche ascolti molto diversi da quelli più evidenti e desideriamo rinnovarci costantemente.

La copertina di 'Si Vuole Scappare' è davvero bellissima. Chi l'ha realizzata? Cosa vi ha ispirato a scegliere un'immagine così forte e magnetica?
Ti dirò, spiegare un'immagine è ancora più difficile che spiegare la musica! Semplicemente crediamo che rappresenti bene la nostra identità. Qualcosa di forte, contemporaneo, ma al tempo stesso con evidenti rimandi al mondo sacro e trascendente (la posa benedicente, lo sfondo d'oro). Credo si sposi bene con quello di cui parlano le nostre canzoni e con il nostro immaginario.

Siete più legati alla new wave anglosassone oppure agli artisti italiani che hanno suscitato clamore in quegli anni? Mi vengono in mente Neon, Moda, Pankow, Liftiba e ovviamente Diaframma...
Sicuramente più alla new wave anglosassone, io personalmente sono cresciuto con i Joy Division. I Diaframma ci piacciono, al di là delle ovvie affinità territoriali sono una band che ha dato e continua a dare molto. Però preferiamo i CCCP, sono in assoluto il gruppo italiano che ci piace di più!

Avete da poco girato i video di 'Nuovo Pop Italiano' e 'Cuore Di Rovo'. Com'è stata l'esperienza? Chi li ha girati? Dove si sono svolte le riprese? Nascondono dei significati particolari?
Il video di Nuovo Pop Italiano è quello che ci ha visti più coinvolti. E' ambientato nella casa di Joaquin Roca-Rey, pittore e scultore, che il nostro batterista ha avuto la fortuna di avere come nonno. La vicenda parla velatamente del disturbo ossessivo compulsivo, una patologia psichiatrica che se lasciata crescere può portare a gravi danni nella vita di ch i ne soffre e delle persone che gli stanno intorno. Abbiamo voluto porre l'accento su un tale problema per parlare indirettamente della forte psichiatrizzazione della nostra generazione, sempre più costretta a ricorrere a psicofarmaci e cure mediche per gestire un vuoto interiore incolmabile - che avverte talvolta anche la band nei suoi componenti, in prima persona.Cuore di Rovo è invece un video più prettamente artistico. Sicuramente vi è un rimando alla forte disparità che vede i popoli dell'estremo oriente pagare con condizioni di lavoro disumane la nostra ferocia consumistica. Ma il significato della canzone è maggiormente intimista, e questo credo che alla fine sia evidente anche dalle immagini che la accompagnano.

Siete nati in una scena piuttosto attiva come quella livornese. Solo negli ultimi anni Platonick Dive e Appaloosa si sono tolti numerose soddisfazioni. Avete stretto legami con qualche gruppo? C'è qualche realtà, anche non troppo conosciuta, che merita la nostra attenzione?
I Platonick Dive e gli Appaloosa sono band di grande livello, cui abbiamo sempre guardato con rispetto. Sicuramente abbiamo un approccio diverso, maggiormente improntato alla forma canzone, però le loro sono realtà che portano lustro anche a livello internazionale. Di nomi meno conosciuti segnalo da una parte i Caleido, band che vuole proseguire sulla scia di un certo pop colto che speriamo prenda piede, e dall'altra i Brücke e i Wajad, due formazioni di stampo post-rock a mio avviso dal sicuro avvenire.

Quanto è importante il look per voi?
L'estetica è molto importante. Non nascondo che ho un debole per il vestiario, mi piace essere un po' eccentrico. Credo che sia anche una forma di rispetto per il pubblico evocare l'idea di "vivere" dentro alle proprie canzoni, e ciò che si indossa contribuisce a fare la sua parte.

Cosa succederà quando ritornerà l'estate?
Siamo di Livorno, ci vestiremo leggeri, andremo a vedere il mare e a nuotarvi dentro... nelle pause tra un concerto e l'altro.

(parole di Eugenio Suornia)

 

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Discografia

In Un Sogno La Mia Patria 2016
Si Vuole Scappare 2018