Interview - Manitoba : Italia

Perchè Manitoba?Manitoba soprattutto perché suona bene. E anche perché quando sceglievamo il nome ... Perchè Manitoba?Manitoba soprattutto perché suona bene. E anche perché quando sceglievamo il nome, ed eravamo alla dispe ... thumbnail 1 summary

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Manitoba - Italia

Pubblicato il 09/03/2018 da lorenzo becciani
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Perchè Manitoba?
Manitoba soprattutto perché suona bene. E anche perché quando sceglievamo il nome, ed eravamo alla disperata ricerca, abbiamo visto sul mangime del pappagallo di Giorgia questo nome, che ci è piaciuto subito.

Sono rimasto folgorato dalla vostra esibizione di spalla ai Franz Ferdinand. Rispetto all'estate come si è evoluto il vostro show e cosa dobbiamo attenderci nel tour promozionale di 'Divorami'?
E' stata una serata pazzesca. Alex, il cantante, ci ha dedicato un pezzo e ha ci detto di continuare così, che suonavamo davvero bene secondo lui. Insomma, ha detto che siamo una "great band". Detto da uno che era in copertina di NME con Paul McCartney.. Il nuovo live sarà più completo, e quindi ancora più perfetto. Siamo maniaci di questo aspetto e proviamo come pazzi, da sempre. Con noi sul palco ci saranno un bravissimo batterista, Giacomo, che ha registrato anche le batterie nell'album, e Alberto, che suonerà synth e gestirà le programmazioni. Pochi strumenti ma tutti suonati al dettaglio, con il suono più vicino all'album possibile. Alex sarà ancora fiero di noi!

Quando avete cominciato a comporre le tracce per il vostro debutto, su lunga distanza?
Sì. Su lunghissima distanza. E' stato un percorso lungo, bello, ma anche difficile. E' cominciato quasi tre anni fa. Non è passato giorno in cui non abbiamo scritto. In tutto, comprese le bozze più avanzate, siamo arrivati all'album con 25 pezzi circa, dai quali poi abbiamo selezionato i 10 che hanno composto ‘Divorami’.

Quanto è stata importante 'Brasilia' per orientare il songwriting e scegliere i suoni dell'album?
‘Brasilia’ è stato importante, tanto quanto ‘Ti Schianterai Contro Di Me’, il primo singolo che abbiamo fatto uscire. Tutto quello che scrivi è importante in realtà. Perché se hai la pazienza di raccoglierlo e riascoltarlo ed essere critico con te stesso... alla fine non puoi che migliorare.

Dove avete registrato? Quanto è durato il processo?
Un mese, quasi un mese e mezzo. Senza contare tutti i provini fatti con Samuele Cangi durante gli anni. Comunque, per quanto riguarda il disco, siamo andati al Sam Lari di Pisa a registrare le batterie e i bassi, poi ci siamo spostati ad Arezzo, nel magnifico The Garage Studio, per registrare chitarre, synth, voci, e mixare.

Che tipologia di strumentazione avete utilizzato in studio?
Una strumentazione incredibile fornitaci sia dal Sam Lari che dal The Garage. Sono due studi incredibili, di livello altissimo. Microfoni eccezionali, pre-amp assurdi, Juno, Prophets, Amplificatori a pioggia e un bellissimo SSL9000J che con le casse Genelec ci faceva volare per tutta Arezzo, ad ogni ascolto! Dobbiamo dire che il The Garage è stata davvero una seconda casa per noi. Ci siamo affezionati a quel posto, strumentazione a parte.

Qual è stato il momento più eccitante delle sessioni di registrazione?
La fine. Ci abbracciavamo tutti. Samuele ha cominciato ad incazzarsi, ma si vedeva che era solo perché era stanco e felice, e Giorgia ha cominciato a piangere. Non piange mai di solito. Quindi vuol dire che il momento era davvero intenso. Andrea le ha detto: "Non piangere, ne rifacciamo un altro subito di disco". Sono momenti che restano.

Come è nato il rapporto con Samuele Cangi e Andrea Marmorini? Qual è stato il loro ruolo?
Samuele è il nostro produttore, da sempre. Senza di lui non ci saremmo noi, con questa identità. Gli abbiamo portato la nostra musica chitarra e voce, quasi tre anni fa ormai, e lui ci ha trasformati in quello che siamo adesso. Ovvero una band. Ha sempre saputo sfruttare la nostra capacità di scrivere melodie e testi, con arrangiamenti e produzioni pazzesche. Andrea è arrivato dopo, grazie al lavoro che abbiamo iniziato con Sugar e Woodworm. E' arrivato poco prima dell'inizio delle registrazioni, in un momento fondamentale. Ci ha sbloccato alcune cose su alcuni pezzi che proprio non riuscivamo a risolvere. Nè noi né Samu. E' stato come il calciatore decisivo che entra nel finale e aiuta la squadra a portare a casa la vittoria; Samu invece è il nostro numero 10. Anche Marco Romanelli (ll ragazzo che ha aiutato Samu con i Mix) è stato per noi fondamentale.

Vi siete ispirati a qualche album in particolare in termini di produzione e mixaggio?
I Tame Impala sono stati presi a modello, per suono e missaggio. Anche gli Mgmt, i Verdena, i Baustelle e gli Of Montreal sono stati punti di riferimento importanti.

Oltre ad essere bellissima, Giorgia ha una voce straordinaria e una presenza decisamente "fisica" dal vivo. Come costruite le linee vocali? Quanto è difficile trasportare quell'energia in un lavoro in studio?
Le linee vocali per noi sono tutto. Decidono se un pezzo è bello o brutto. Dopo arrivano i testi, su cui litighiamo sempre, e che per noi sono la sfida più complessa, visto che ci restano più difficili da scrivere. In ogni caso, dopo notti insonni a lavorarci duro, siamo soddisfatti della nostra "poetica". Giorgia si è dimostrata davvero un leone. Questo a detta mia (di Filippo), di Samuele, Andrea e Marco. Perché è spregiudicata; ha semplicemente pensato di dover spaccare il culo in studio a cantare come fa nei live. E così è andata.

Chi sarà il primo ad essere divorato?
Tra i due? Filippo ovviamente.

Prova a recensire 'Dio Nei Miei Jeans' e 'Glaciale' per i nostri lettori..
‘Dio Nei Miei Jeans’ è una canzone per iniziare al meglio la tua giornata, carico e gasato al punto giusto. ‘Glaciale’ è invece una canzone per finire al meglio la tua giornata, e cantarti in testa "Vivi in ere fantastiche" tutta la notte.

'Hollywood Pompei' è ispirata ad una città oppure ad un'ambientazione specifica?
E' ispirata al passare del tempo, che si porta via tutto, e nello stesso tempo lascia le cose più importanti. Che porta via le persone, ma non le loro idee. Che ci ispira e ci fa anche un po' soffrire, ma che in fondo è parte fondamentale e inevitabile di tutti noi e delle nostre storie.

Ci sono delle band italiane con cui negli ultimi tempi avete stretto un rapporto particolare oppure che ritenete spropositatamente valide?
Siamo spesso in contatto con Alberto dei Verdena. Per noi lui è un maestro. Ci è anche venuto a sentire a Bergamo quando abbiamo suonato. Ci piacciono Motta, Iosonouncane, Subsonica. Abbiamo suonato dal vivo con Giorgio Poi e Ex-Otago, che ci sono piaciuti molto. Ah, abbiamo avuto anche ottimi consigli sul futuro da Francesco Bianconi, con cui abbiamo parlato un po' dopo un suo concerto. E' davvero un poeta, anche lui e i Baustelle per noi sono davvero importanti.

Il cantato in italiano chiaramente vi proietta, fortissimi, sul mercato di casa nostra ma secondo me avete un grosso potenziale anche per "uscire" dai confini. Pensate di rivolgere la promozione anche all'estero?
Grazie davvero. Secondo noi i suoni di questo album sono davvero esterofili. Prendono tanto dai Tame Impala, dagli MGMT e in alcuni casi dai Daft Punk. La nostra sfida era quella di provare a fare una cosa in Italiano, con testi legati anche alla tradizione ma su melodie e arrangiamenti esterofili. Non sappiamo se il risultato sia bello o brutto, ma di certo è come lo volevamo. Intanto comunque ci concentriamo sulle date che abbiamo ovvero Firenze, Milano, Roma, Genova e Torino.

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Discografia

Divorami (2018)