Interview - Luca D'Alberto : Italia

Nella recensione di ‘Endless’ ho sottolineato come sembri tutto meno che un disco italiano. &Eacu ... Nella recensione di ‘Endless’ ho sottolineato come sembri tutto meno che un disco italiano. É sempre un piacere v ... thumbnail 1 summary

Luca D'AlbertoItalia

Luca D'Alberto - Italia

Pubblicato il 26/07/2017 da lorenzo becciani

Nella recensione di ‘Endless’ ho sottolineato come sembri tutto meno che un disco italiano. É sempre un piacere vedere un artista italiano arrivare a questi livelli e di conseguenza sono curioso di capire qual è stato il tuo percorso..
Ho iniziato a suonare il violino a cinque anni e mi sono diplomato con diversi titoli. Il mio percorso accademico mi ha visto passare per la Scala ed a Cremona con Abbado ma da sempre ho portato avanti anche un seme compositivo. Fin da giovane lavoravo con le prime schede audio e microfoni improbabili. Spesso chi esce dal percorso accademico lo fa perché è stato cacciato o trattato male. Io invece sono stato trattato benissimo. Uno dei miei migliori amici, il grande pianista Ray Chen, mi ha chiesto perché non abbia continuato a fare classica e io gli ho risposto che non amo fare cover di lusso. Purtroppo in ambiente classico all’esecutore troppo spesso viene tolto il gusto di interpretare. Ci sono troppi dogmi ed io, al contrario, sono sempre stato un po' ribelle. Non a caso, molto tempo fa, ho collaborato con un personaggio come Xabier Iriondo. Per chi viene da un percorso classico è difficile mettersi da parte, in quell’ambito tendi sempre a far vedere quanto sei bravo o veloce ed a quel punto diventi schiavo di qualcosa di meccanico e tralasci l’emotività. Ho sempre avuto il pregio o il vizio di ascoltare poca musica per evitare di essere trasportato in dimensioni strane e finire per copiare gli altri. Quando poi collaboro con Peter Greenway e Saskia Boddeke il mio stile compositivo è completamente differente rispetto a quello di ‘Endless’. E lo è a sua volta rispetto ad altri musicisti come Glass o Niemann. Sette anni fa sono entrato nella compagnia di Pina Bausch e collaborando con i ballerini ho dato vita a ‘Estasi’. Pensa che quando ho visto per la prima volta una loro esibizione a Parigi mi sono detto “allora non sono solo in questo mondo nel modo di interpretare il concetto di arte”. È stato fantastico. Nel tempo le collaborazioni si sono accumulate finché, due anni fa, il manager della !K7, Horst Weidenmueller, ha visitato l’installazione di quindici stanze dedicata al sacrificio di Isacco, visto dalle tre religioni più potenti al mondo, realizzata in collaborazione con Greenway e sua moglie presso il Museo Ebraico di Berlino. A quel punto è nato un outlet perfetto per evolvere ‘Estasi’ e dirigermi ancora di più verso il minimalismo. Detto questo non mi stancherò mai di cercare la melodia eterna. Non credo che la melodia vada demonizzata con fare intellettuale.

Per quest’album hai suonato praticamente tutto da te..
E’ stata una scelta condivisa con l’etichetta perché volevamo puntare solo sulla musica. Martyn Heyne e Henrik Schwarz sono stati di aiuto nel registrare e produrre il materiale.

Quando hai cominciato a comporre i brani?
Il processo è stato molto elaborato. Inizialmente con la !K7 dovevamo capire come muoverci. L’etichetta è di fatto entrata nel mio mondo e la gestione del materiale è stata particolarmente complessa dal punto di vista armonico. Abbiamo improntato un certo tipo di discorso sulla microfonazione e ripassato tutto il disco su nastro analogico. Credo che la title track rappresenti il giusto mix tra elettronica e strumenti acustici. Non è affatto kitch come tanta roba che si sente in giro oggi. Il lavoro si è protratto per circa un anno e mezzo.

Come ti senti in rapporto alla cosiddetta scena neo-classical?
Trovo che il termine neo-classical sia orrendo e generi confusione. Detto questo il mio approccio rispetto a tutti gli artisti che vengono collocati in tale scena è diverso. Io infatti non parto dal pianoforte ma dagli archi.

Quali saranno le prossime uscite di !7K?
So che si stanno muovendo ma il passo dopo di me è complesso. Devono trovare una dimensione e penso che uscirà qualcosa il prossimo anno. Lavorare con loro è bellissimo perché sono persone che non ti forzano a fare niente. Per il momento le migliori risposte le abbiamo avute dal mercato francese e inglese. In pochi mesi su Spotify abbiamo passato il milione di ascolti e di recente abbiamo siglato due contratti con Wimbledon e Apple. Il più prestigioso e antico tra i tornei del Grande Slam ha scelto ‘Wait For Me’ per il suo spot ufficiale. Questo mi sta portando a riflettere sulla scelta del live.

Non vediamo l’ora di ascoltare le canzoni di ‘Endless’ dal vivo..
Per il momento ho suonato due volte al Silent Green - Kulturquartier di Berlino. Tutte e due le volte abbiamo fatto sold out con un’impostazione a tre archi, compreso me, e pianoforte. Il fatto che registro tutti gli strumenti da me complica le cose perché nel live non è attuabile il multitraccia, nemmeno con le più grandi tecnologie di oggi. Ma anche questo è un modo di crescere.

Cosa ti aspetta adesso?
Sto lavorando a due colonne sonore, vari progetti con Greenway tra cui un’opera lirica e un progetto con Howie B che, così come Richard Dorfmeister, ha remixato un pezzo di ‘Endless’. É una persona molto empatica, se gli dai fiducia può creare qualcosa di molto sorprendente.

Luca D'Alberto
From: Italia

Discografia

Apri Gli Occhi (2009)
PLAGIARISM (2011)
Endless (2017)