Interview - Emmure : USA

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EmmureUSA

Emmure - USA

Pubblicato il 18/04/2017 da lorenzo becciani

Vivi ancora a New York?
Sì, ho quasi sempre vissuto qui. Adesso ho un appartamento a South Brooklyn.

Hai tanti amici nel music business?
In realtà no. Sto quasi sempre da solo, non esco per vedere nessuno. Al massimo qualche vecchio amico.

Sei a tuo agio col termine metalcore oppure lo senti stretto?
Personalmente trovo che il termine si addicesse alla descrizione di dischi come quelli degli As I Lay Dying nei quali la componente metal era molto forte ma c’era anche un feeling punk rock e le ritmiche erano davvero hardcore. Alla fine per me è solo musica heavy. Escono un sacco di nuove band ogni giorno ed è impossibile stare dietro a tutte le definizioni. Viviamo in un’era in cui tutto è condiviso, puoi registrare le tue tracce in uno studio improvvisato e tirare fuori te stesso senza i limiti che c’erano un tempo.

Personalmente vi ho sempre definito crossover. Un pò come Korn e Deftones a metà anni novanta..
Lo trovo grandioso. È sempre bello essere paragonati a band del genere. Io e Josh siamo grandi fan di Korn e Deftones e non ci vergogniamo di amare ancora gli album che ascoltavamo quando eravamo ragazzi.

Come è nato il contatto con SharpTone Records?
È un’etichetta nuova e ha grande energia. Questo è stato importante al momento di scegliere una nuova label dopo la fine del contratto con la Victory. Il supporto di Nuclear Blast in Europa è molto importante ed in generale ci troviamo molto bene con loro.

Quando ti sei trovato a dovere costruire una nuova line-up come ti sei mosso? Hai seguito una strategia precisa oppure ti sei fatto prendere dal panico?
All’inizio il problema era finire il tour e rispettare alcune date che avevamo fissato. Ho fatto un paio di chiamate e Josh Miller e Joshua Travis sono state le prime persone a cui ho pensato per l’entusiasmo che mi avevano trasmesso in precedenza. In realtà gli altri ragazzi se ne sono andati a settembre di due anni fa anche se la stampa lo ha saputo a dicembre. Ho avuto quindi un paio di mesi per razionalizzare l’accaduto e trarre le conclusioni.

Sei sempre in contatto con i vecchi membri?
No. Sono il solo sopravvissuto della line-up originale e la visione non è cambiata dai tempi di ‘Goodbye To The Gallows’.

Ritieni che la nuova line-up sarà stabile?
Penso proprio di sì. Tutti hanno contribuito al nuovo materiale anche se c’è molto di mio. Non ho usato vecchie canzoni ma ho potuto realizzare alcune idee che avevo in mente perché finalmente qualcuno mi capisce.

Cosa volevi cambiare dopo ‘Eternal Enemies’?
Mi interessava soprattutto ritrovare la cattiveria che avevamo agli esordi. Nel nuovo album non c’è neanche un filler.

È stato difficile scegliere il singolo?
Direi che ‘Torch’ è nato come singolo fin dal primo momento. É un pezzo speciale, uno dei più intensi della scaletta anche se qualcuno potrà pensarla diversamente. Altri passaggi chiave sono senza dubbio ‘Smokey’, ‘Major Key Alert’ e ‘Flag Of The Beast’ che è un altro pezzo in cui credo molto.

Le liriche parlano ancora della tua vita?
Sì, è sempre una sorta di diario delle mie esperenze anche se i pezzi hanno due o tre significati differenti. Sta all’ascoltatore interpretarli come crede. ‘Russian Hotel Aftermath’ parla della tensione che si era venuta a creare con i vecchi membri. ‘Shinjuku Masterlord’ invece non è certo un pezzo depresso o pieno di rancore e ‘Gucci Prison’ fa riferimento alla cultura pop ma anche al fatto che non si può fuggire da sè stessi. Ho passato dei brutti momenti ma amo la mia vita e non la cambierei con quella di nessun altro.

Durante il tour con i Suicide Silence hai avuto un numerosi problemi di salute. Stai meglio adesso?
Molto meglio e ti ringrazio per avermelo chiesto. Ho una nuova dieta ed i ragazzi che suonano con me sono fantastici. Tutto si è sistemato.

Qual è l’album più importante della tua vita?
È difficile rispondere a questa domanda. ‘Goodbye To The Gallows’ è sicuramente uno dei punti più alti della mia carriera perché per la prima volta qualcuno si è accorto di noi e di quello che facevamo. Ai tempi ero super-depresso e spostarmi da New York al Connecticut per provare con gli altri ragazzi non era semplice. ‘Felony’ in un certo senso è stato il primo album mainstream che abbiamo pubblicato. Non lo definirei commerciale ma da quel momento in poi gli Emmure avrebbero potuto suonare ovunque. ‘Speaker Of The Dead’ è il nostro bestseller fino adesso e ‘Look At Yourself’ è l’inizio di una nuova era.

Nelle interviste citi sempre Jonathan Davis e Fred Durst come influenze. Quali sono gli album di Korn e Limp Bizkit che preferisci?
Ce ne sono tanti. Per quanto concerne i Korn direi ‘Life Is Peachy’ ma uno a caso dei primi quattro va bene. Dei Limp Bizkit scelgo ‘Significant Other’. L’altro giorno in sala prove abbiamo provato diversi pezzi di quell’album giusto per divertirci un pò.

(parole di Frankie Palmeri)

Emmure
From: USA
http:www.emmure.com

Discografia

Goodbye To The Gallows (2007)
The Respect Issue (2008)
Felony (2009)
Speaker Of The Dead (2011)
Slave To The Game (2012)
Eternal Enemies (2014)
Look At Yourself (2017)